Lorenzo Beccati.
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IL RESUSCITATORE.
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2019. DeA Planeta Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Con teatrale lentezza,
Aldini attacca i morsetti
ai polsi del cadavere e li collega alla pila.
La corrente si infila famelica nei cavi
e raggiunge le membra del condannato.
Quale legge pu permettere a un uomo
di sostituirsi a Dio?
La notte del 4 novembre 1803, mentre
contempla le acque del Mare del Nord infrangersi
contro i legni del Victoire, il veliero
battente bandiera francese su cui si 
imbarcato per approdare a Londra, il fisico
Giovanni Aldini ignora la portata degli
eventi in cui verr coinvolto nella capitale
del regno inglese, ma sa perfettamente
cosa va cercando: un cadavere fresco
e non mutilato.
Con un'adeguata stimolazione elettrica,
opportunamente distribuita fra le membra,
 possibile restituire la vita a chi l'ha
perduta:  questa la convinzione su cui lo
scienziato bolognese ha fondato i suoi recenti
studi e le spettacolari, quanto chiacchierate,
dimostrazioni eseguite in Italia
e in Francia sui corpi di animali.
Ma l'Inghilterra, che non conosce la ghigliottina,
significa altro. Significa pene
capitali inflitte tramite impiccagione, la
possibilit di avere a disposizione corpi
integri di reietti appena deceduti.
Sbarcato in una Londra sordida, traboccante
di miseria e disperazione, che la
penna di Beccati ricostruisce con la vividezza
che solo i maestri del genere sanno
regalare, Aldini si getta a capofitto nel
suo progetto visionario. Ma l'ambizione
folle e la cieca fede nel progresso lo porteranno
presto a fare i conti con le paure
e i dilemmi morali che da sempre si annidano
nel cuore dell'essere umano.

L'AUTORE.

LORENZO BECCATI (Genova, 1955) ha collaborato come autore
al successo di programmi che hanno fatto la storia della tv italiana, tra cui Drive-in, Paperissima e, tuttora, Striscia
la notizia. Ha scritto film, opere teatrali e romanzi, 
l'ultimo dei quali  L'ombra di Pietra (DeA Pianeta, 2018).


IL RESUSCITATORE.
Il confine che divide la vita dalla morte
, al meglio, ombreggiato e vago.
Chi potrebbe dire dove uno finisce e l'altro inizia?
Edgar Allan Poe.
 
Capitolo 1.

Londra, notte del 3 novembre 1803.
Due loschi figuri strisciano tra le tombe del cimitero
di Highgate, un sobborgo a nord della citt dove basse
ciminiere non smettono mai di eruttare un fumo
rossastro che si appiccica alle cose e alle persone.
Si chiamano entrambi William. Birke fa luce
con una lanterna dalla fiamma flebile e Hore ha in
mano una vanga.
Una leggera pioggia obliqua li induce a proteggersi
infossando il collo nelle giacche lise e striminzite. I
polsini delle camicie, sporchi e sfilacciati, fuoriescono
dalle maniche. I due uomini indossano tube calate
sopra le orecchie. Le scarpe dalle suole di legno
affondano nella melma delle tombe, cos vicine che
pare si siano strette le une alle altre per farsi coraggio.
Avanzano senza far rumore tra croci e lapidi sghembe
per via del terreno cedevole intriso d'acqua.
Un gufo ripete incessantemente il suo verso, che
alle loro orecchie riecheggia come un rimprovero,
una risata denigratoria.
I ladri di cadaveri non godono di grande stima ma
spesso il lavoro porta a guadagni cospicui e, in fondo,
facili. Il materiale non manca di certo. Tra epidemie,
carestie e miseria, a Londra si seppelliscono
fino a centocinquanta persone ogni giorno. Morti
dimenticati in fretta per cercare di sopravvivere o
evitare di finire nel novero di quelli del giorno successivo.
Tra studenti, medici, anatomisti e depravati
la richiesta di cadaveri non conosce crisi.
I due William cercano una tomba con la terra
smossa di fresco.
Una sepoltura recente.
Girano alla cieca per alcuni minuti e ne scovano
una proprio al centro del cimitero, accanto a una
cripta serrata da lucchetti e catene, a cui fa la guardia
un angelo con le ali spiegate, una daga in mano
e, sul volto di bronzo, l'intenzione di usarla.
La tomba  coperta da una lapide di marmo nero
italiano, per loro fortuna poco spessa e non troppo
pesante da sollevare.
I William sono resuscitatori, come i giornali
definiscono gli appartenenti a questa categoria di
delinquenti. Non devono stare attenti alla legge
perch rubare un cadavere non  reato; il pericolo
viene dai parenti del defunto, soprattutto con tombe
come quella, propriet di gente facoltosa.
Siccome sono davvero tanti i casi di salme trafugate
dalla loro ultima dimora, molti congiunti corrono
ai ripari escogitando deterrenti davvero ingegnosi,
come piazzare una pistola che faccia fuoco
appena il coperchio della bara viene rimosso. Pi
di un ladro di cadaveri  stato trovato morto accanto
alla tomba che avrebbe voluto saccheggiare. Altri,
invece, si contentano di seppellire i propri cari
dentro casse blindate, difficili da forzare. E comunque
ci vuole tempo, ed  meglio per i profanatori
risolversi a scegliere un obiettivo pi facile.
Senza accorgersene, passano accanto a un'ombra
del colore della terra. Appena le sono vicini, un molosso
si rizza sulle zampe e abbaia mostrando canini
formidabili che risaltano nel buio. I due uomini arretrano
terrorizzati e fuggono lungo un vialetto. Poi
si guardano alle spalle e si accorgono che la bestia
non li sta inseguendo. Con cautela, tornano indietro
rendendosi conto che  legata a una catena assicurata
alla croce di una tomba. Sebbene il cane li abbia
spaventati, sanno che  un buon segnale.
 ci che speravano di trovare, sono esperti e hanno
tutto quello che serve per sbrigarsela in fretta.
Capita sempre pi spesso che i parenti del morto
adottino questo stratagemma per impedire che
la salma venga rubata. Tengono un cane feroce a
guardia della tomba, almeno per i primi giorni, i
peggiori, poich i ladri cercano cadaveri freschi, i
meglio pagati. La clientela  esigente.
Hore d una stretta d'intesa all'avambraccio del
compare. Senza bisogno di parole, Birke toglie dalla
tasca un cartoccio con della carne rancida e lo
getta verso il cane. Il molosso annusa il boccone,
senza addentarlo. Buon segno, pensano: non  affamato.
Significa che il corpo  stato seppellito quellostesso giorno o al massimo il precedente.
Finalmente il cane abbassa la testa e si mette a
mangiare, ignorando gli uomini. Quando l'animale
sente un sibilo  troppo tardi. La vanga cala
di taglio con forza sulla testa della bestia. Il muso
dell'animale si copre della materia cerebrale grigiastra
che cola lucida, intrisa di sangue.
Sghignazzando, si apprestano a riesumare il cadavere.
La terra  soffice e viene via con facilit. Con
un balzo saltano nello scavo. Facendo leva con un
piede di porco aprono la bara e portano allo scoperto
la salma di una giovane donna. Per prima
cosa, Birke illumina il corpo alla ricerca di qualcosa
di prezioso. Trova un piccolo anello al dito e
strappa dai lobi degli orecchini d'argento con una
pietra dura di colore azzurro. L'altro apre la bocca
del cadavere e mette allo scoperto un paio di denti
d'oro. Li estirpa entrambi con una pinza. Sfila alla
morta la sciarpa di organza che ha al collo: alla
moglie quel regalino piacer senz'altro. Un bottino
aggiuntivo alla lauta ricompensa offerta da chi
comprer il cadavere.
Se la polizia li sorprendesse in questo istante rischierebbero
anni di galera dura, non per il cadavere
ma per il furto. La propriet rimane tale anche
nella tomba, dice la legge.
Uno per parte, sollevano il corpo fuori dalla fossa.
Per la pioggia e il terreno scivoloso incespicano
pi volte e sono costretti a lasciare la presa sul
fardello che cade nel fango. Infine, dopo ripetuti
sforzi, riescono a infilare la salma in un sacco di
tela grezza. Hanno ancora parecchia strada da fare,
meglio celare il macabro maltolto. Il pi robusto
dei due, Hore, si carica la morta in spalla. Birke rischiara
il cammino con la lanterna ed escono dal
cimitero. Poco pi avanti, sulla strada, c' un carretto
ad aspettarli. Vi ripongono il cadavere e spingono
con l'allegria di chi ha fatto il proprio lavoro.
 
Capitolo 2.

Londra, la stessa notte.
Dorothy, una donna non ancora sciupata dagli
anni e dalla fatica, lava inginocchiata il pavimento
di granito fessurato. Quando lo straccio  lercio
lo tuffa nell'acqua dentro un secchio di legno. Alla
bisogna, si terge il sudore con la manica del vestito
rattoppato.
Cerca di fare poco rumore poich il figlio Ken, di
otto anni, sta dormendo su un pagliericcio in fondo
alla stanza.
Quando ha terminato, apre la porta e si lascia inghiottire
dal buio della notte. L'illuminazione pubblica
non arriva fino alle case dei miserabili. Piegando
la schiena in una specie di inchino, svuota il
secchio nella canaletta di scolo maleodorante che
corre lungo la via.
D'improvviso si sente abbrancare per la vita e ricacciare
in casa.
Che fate! Non...
Scalcia e tenta di ribellarsi, di togliersi dalla
morsa, ma  inutile. L'aggressore chiude la porta
con un calcio e la inchioda alla parete mettendole
una mano sul collo, con l'altra sollevandole la
gonna umida. Le abbassa i mutandoni sdruciti e
sporchi d'ogni umore. L'uomo si slaccia la cinta
ed  gi pronto a penetrarla. Dorothy lo graffia
per allontanare le mani callose e il sesso turgido
che le cercano le parti intime. Allora lui la
schiaffeggia colpendola di striscio. Poi le stringe
la mandibola costringendola ad accogliere una
lingua che sa di vino di pessima qualit. Dorothy
riesce a gridare: il figlio Ken si sveglia di soprassalto
e si precipita a difendere la madre. L'aggressore
si volta e lo colpisce con un calcio allo
stomaco che lo manda a sbattere contro il muro.
Dorothy grida disperata. L'uomo la zittisce premendole
una mano sulla bocca. Le dita dell'aggressore
si bagnano delle lacrime della donna,
che intanto cerca invano di morderlo. Ken si  ripreso
e corre nell'altra stanza per tornare con un
coltello, dal manico rivestito di pelle, che stringe
con entrambe le mani. Intima all'aggressore di
lasciare la madre e minaccia di colpirlo. L'uomo
lo deride e allora il bimbo gli muove contro la
lama, ma l'affondo va a vuoto. Lo sconosciuto
lo colpisce al volto con un pugno potnte, uno
schizzo di sangue arriva fino alla madre, terrorizzata.
Barcollando sulle gambe, il figlio si rialza,
ma l'energumeno gli  addosso e lo disarma
torcendogli il polso, impossessandosi del coltello.
Come una bestia impazzita e senza speranza
Ken fa un balzo verso di lui e finisce contro la
lama, che gli si conficca nel fianco, raggiungendo
il cuore. Il bambino si appoggia al muro, lo
sguardo smarrito.
Nella stanza riecheggia l'urlo atavico di dolore
di una madre. L'uomo la volta e le schiaccia il viso
contro il muro per farla stare zitta. Poi la penetra
da dietro.
Sono colpi disperati, sempre pi ravvicinati.
Fino a quando lo stupro termina in un grido rauco
e soffocato. L'uomo appoggia la guancia alla
schiena della donna, pungendole la pelle con la
barba ispida. Solo ora Dorothy riesce a divincolarsi,
aiutata dalla disperazione, e abbraccia il
suo piccolo che le muore tra le braccia. Furente,
si getta contro l'assassino menando calci, pugni
rabbiosi, tentando di raggiungere la faccia per
cavargli gli occhi con le unghie. L'uomo la colpisce
alle costole procurandole un dolore atroce.
Lei rantola, ma non demorde. Afferra da terra il
coltello che ha scannato il figlio e tenta di conficcarlo
nel petto dell'aggressore. Con uno scarto
improvviso, l'uomo la disarma e ora  lui a brandire
la lama. Per ridurla all'impotenza e sfogare
la collera continua a pugnalarla, fino a sfinirsi.
I fumi del vino gl'impediscono di comprendere
l'orrore di cui si  macchiato.
Poi lascia cadere il coltello accanto ai cadaveri e
fugge via.
Un rivolo del sangue di Dorothy corre sul pavimento
ancora bagnato, verso il corpo esanime del
figlio. Sangue del suo sangue, anche nella morte.
In strada passi che si allontanano. Due voci che si
sovrappongono concitate.

 Capitolo 3.

Mare del Nord, alba del 4 novembre 1803.
Le vele gonfie come le gote di un suonatore di
chiarina spingono il veliero francese Victoire sopra
il mare livido che conduce in Inghilterra.
Il natante  salpato da poco dal porto di Amsterdam
e s'incunea senza timore nell'ignoto della notte,
in bocca ai mostri marini disegnati sulle mappe.
Le onde si rincorrono come bimbi che non vogliono
rincasare per continuare a giocare.
Un persistente odore di pece bruciata si diffonde
sopra le paratie e non cede neppure al vento che
soffia di traverso.
Un'ombra spettrale si allunga a poppa. Dietro
alle vele di scorta si materializza la figura di Giovanni
Aldini, che si tiene in disparte dagli altri
passeggeri e beve una sorsata di laudano; poi una
seconda, fino a vuotare la fiaschetta da tasca. Da
anni, ormai, non ha pi la scusa del dolore alla
schiena, eppure continua ad abusarne. Si lecca le
labbra, la tintura di oppio scende in gola, un bruciore
benefico gli raschia l'esofago e s'insinua nelle
viscere. Accusa una sorta di stordimento che sa riconoscere,
gli  amico.
Giovanni Aldini  un italiano di quarant'anni, alto
e magro, volto spigoloso, spalle sfuggenti ma solide.
Naso lungo e affilato, un accenno di stempiatura
che gli scopre la fronte. Occhi ravvicinati e obliqui.
Emana una forza e un carisma fuori dall'ordinario,
che mettono a disagio chi lo incontra.
Osserva la lunga scia che il veliero si porta dietro,
un'interminabile coda d'uccello bianco. S'inebria
del profumo del mare, ben pi intenso di quello dell'Adriatico con cui ha dimestichezza.
In momenti come questo, i dubbi o i rimpianti
hanno gioco facile. Aldini si chiede se aver intrapreso
un viaggio lungo e disagevole, da Bologna
fino a Londra, sia stata una decisione giusta. Sa che
l'esito non  scontato. Gli inglesi saranno in grado
di comprendere l'utilit e la portata innovativa
della sua scienza? Oppure verr osteggiato, o addirittura
biasimato e allontanato come depravato ed
empio? I pensieri volano pi in alto dei gabbiani, i
quali uno alla volta smettono di seguire l'imbarcazione
non appena s'accorgono che non c' nulla da
mangiare.
Un passeggero ossuto di mezza et, che indossa
abiti di una taglia evidentemente troppo grande,
gli si avvicina. Una cicatrice gli corre perpendicolare
all'occhio destro. Saluta e si mette al suo fianco,
appoggiato alla balaustra.
Non sar un viaggio lungo dice per attaccare
discorso.
Per fortuna no, signore.
Per darsi un contegno, apre una scatola e raccoglie,
stringendola tra pollice e medio, una presa di
tabacco. La infila nella narice destra e tira.
Volete favorire?
No, grazie. Ho vizi ben pi grandi.
L'uomo sorride per cortesia, non avendo compreso,
e domanda: Cosa vi porta a Londra? Affari?.
No, studio.
Interessante. E quali studi, se posso chiedere...
Mi dispiace, ma  un argomento su cui preferisco
serbare il segreto.
Detto cos sembra qualcosa d'illegale. In questo
modo solleticate irresistibilmente la mia curiosit.
Che sar mai? Noi non ci conosciamo, dunque non
potrei tradire le vostre confidenze...
Non me ne vogliate, ma non posso.
Per fortuna di Aldini, infastidito dalla tediosa
insistenza del tabagista, sopraggiunge il capitano
della nave.
Mister Aldini, mi chiamo Houl, Alain Houl.
Al comando di questo veliero. Le do il mio benvenuto
a bordo. Sappiate che  un grande onore
essere al servizio di un gentiluomo del vostro calibro.
Lo sniffatabacco capisce d'essere di troppo e si
defila bofonchiando delle scuse.
L'italiano stringe con vigore la mano che il marinaio
gli porge.
Piacere di conoscervi, capitano. Avete un magnifico
vascello.
Non io. L'armatore lo corregge l'altro sorridendo.
Certo, ovviamente.
Qualunque cosa vi occorra, non esitate a rivolgervi
a me. Sono a vostra completa disposizione e
far tutto quanto in mio potere per compiacerla.
Il capitano se ne va toccando con le dita la piccola
visiera del cappello di lana, contento in cuor suo di
allontanarsi da quell'individuo che lo inquieta.
Alcune persone, e tra queste anche membri
dell'equipaggio, si avvicinano spinte dalle voci sulla
notoriet dell'italiano.
Nella piccola folla di curiosi Aldini scorge tuttavia
un passeggero pi interessato alle onde che
a lui. Ha la faccia di un pallore mortale e tenta di
nasconderla nell'alto bavero del cappotto.
Si muove in modo scomposto, innaturale, cercando
di non darlo a vedere.
Un'improvvisa folata corre lungo la poppa, a
scompigliare capelli e pensieri, gonfiando le lunghe
gonne e facendo volare via un ombrellino.
I passeggeri si ritirano nelle loro cabine, ben
poche in verit e destinate ai facoltosi. La maggior
parte dei viaggiatori  ammassata nella stiva,
intrisa di umidit e di pessimi presentimenti.
I prepotenti si accomodano sdraiati sopra le assi
di legno dei letti a castello; gli altri, i meno fortunati,
stanno aggrappati ad anelli di corda per non
essere sbatacchiati contro le fiancate. Chi patisce
il mare d di stomaco, vomitando sopra gli altri
malcapitati passeggeri. Risse, ruberie e stupri
sono all'ordine del giorno in queste traversate,
e nessuno interviene a scongiurarle: per indifferenza
e per paura.
Annebbiato dal laudano, Aldini raggiunge la miglior
cabina della nave. Ciononostante lo spazio 
angusto e la cuccetta spartana. Considerate le condizioni
delle lenzuola e della coperta, si sveste del
minimo indispensabile, si sdraia e cos si addormenta.
Poche ore dopo, qualcuno bussa con decisione
alla porta.
Aldini si sveglia di soprassalto. Apre gli occhi,
si solleva a sedere e dall'obl accanto alla sua testa
intravede una nebbia densa come caglio. Avverte
anche il suono ritmico e costante della campanella
che annuncia ai natanti la presenza di una
nave.
Si rizza in piedi ancora intorpidito, apre la porta
della cabina e si ritrova di fronte il capitano, angustiato.
Perdonate. Ho urgente bisogno di voi. Venite
con me, ve ne prego.
Arrivo subito risponde infilandosi alla svelta
i pochi indumenti che gli rimangono da indossare
per essere presentabile e proteggersi dal freddo.
In breve  fuori dalla cabina.
Andiamo, mister Aldini.
Assieme s'inerpicano lungo una scaletta che porta
alla tolda. L'attraversano fino a raggiungere
l'angolo dove  ammassato il sartiame. L'italiano
segue il capitano d'appresso fino a scorgere, tra le
gambe dei marinai e dei passeggeri che lo circondano,
un corpo inerme steso a terra. Subito riconosce
l'uomo sospetto che nascondeva il volto nel
bavero.
Il capitano fornisce le uniche informazioni che
possiede.
 stato trovato qui meno di dieci minuti fa. Vi
ho chiamato per avere un vostro parere.  morto
sulla mia nave e voglio sapere se c' un assassino
a bordo. Siete un medico, per quanto mi  dato sapere.
Non proprio, ma non credo disponiate di meglio.
Aldini si china sul cadavere, gli sbottona il
cappotto, la camicia, e gli posa due polpastrelli sulla
pelle sotto il collo. Dopo poco si rialza.
Posso dirvi che quest'uomo era un inglese e di
certo un ladro.
Ne sembrate certo... commenta l'uomo pi
alto in grado. Per tutta risposta, Aldini scosta gli
abiti e scopre sul petto un marchio a fuoco. Una
lettera t.
La T di thief ladro conferma il capitano.
In Inghilterra hanno un bel modo per bollare a
vita chi ruba.
Ditemi piuttosto, egli  stato ucciso?
Non vedo segni particolari n di strangolamento,
n di ferite. Nessun umore dalla bocca. Credo
sia morto di morte naturale.
Il capitano sembra sollevato dalla notizia, ma
lo sguardo di Aldini viene attraversato per un
istante da un bagliore sinistro: Vi chiedo una
cosa importante. Da che ora pensate sia qui il
corpo?.
Be'... l'ultimo controllo di sorveglianza  stato
almeno tre ore fa. Da allora nessuno  pi passato
di qui...
Avete guardato nella sua cabina?
Certo.
Il letto era sfatto?
No, intatto. Non vi ha dormito.
Con questo vento gelido  plausibile pensare
che, se non si  messo al riparo, come pare assodato,
sia qui fuori da parecchie ore.
Essendo morto, che differenza pu fare?
Molta. Quest'uomo  pi pericoloso per la nostra
incolumit da morto che da vivo.
Che dite... non capisco...
Ho toccato il cadavere. La temperatura corporea
non  normale. Il corpo invece di essere freddo
 caldo.
Dunque?
Variola vera.
Gli astanti si lanciano sguardi interrogativi.
Vaiolo, signori.
Al solo sentire questa parola, tutti si fanno indietro
inorriditi, terrorizzati, compreso l'uomo che fiuta
tabacco, che a forza di spintoni si era guadagnato
la prima fila. Non aspettano di udire altro e fuggono
premendosi un fazzoletto sulla bocca. Chi ne 
sprovvisto usa la mano aperta o l'incavo del gomito.
Siete certo di ci?
S. La temperatura del cadavere aumenta autonomamente
in caso di vaiolo, di tifo o di meningite.
Il cadavere presenta vescicole che secernono liquido
sia sul volto sia sulla parte alta del collo, vedete?
Badando a non sfiorarli neppure, indica i punti
interessati: Inoltre, ha delle cicatrici sulla spalla e
una mano deformata, tipici sintomi di un vaiolo in
stato avanzato.
Chiunque si trovi a bordo di questo veliero  in
pericolo di morte.
Per prima cosa bruciate tutto ci che c'era nella
sua cabina e poi buttiamo il corpo in mare. Sbarazziamocene
in fretta.
Senza bisogno di un ordine, due marinai si precipitano
nella cabina e altri due afferrano il cadavere.
Un mozzo si sporge dal parapetto e con una torcia
illumina una porzione di mare.
Il corpo viene gettato fuoribordo. Un tonfo, poi
il cadavere riemerge, e sembra persino tornare in
vita dal momento che gli arti si muovono come se
stesse chiedendo aiuto o sbracciandosi per restare
in superficie. Alla fine, premuroso, il mare lo inghiotte
nuovamente.
Il viaggio verso l'Inghilterra  cominciato con pessimi
auspici, pensa Aldini. L'ultima cosa che vorrebbe
 giungere a Londra con lo strepito di una
campanella agitata in mare: tutti si terrebbero lontani
da lui presagendo un pericolo oscuro.

 Capitolo 4.

Porto di Londra, 5 novembre 1803.
Giovanni Aldini scende dalla scaletta principale
del veliero Victoire per posare i piedi sulla banchina
del porto di Londra. Lo affianca il capitano e
dietro di loro uno stuolo di marinai carichi di bagagli.
Un paio di loro ridacchia interrogandosi sulla
natura degli strani oggetti che porta.
Lo scienziato non lesina sulle mance, anche se si
tratta di monete non in uso in Inghilterra. Sono uomini
di ogni porto e sapranno bene come spenderle
al momento opportuno.
Aldini chiede al capitano di lasciare un uomo fidato
a guardia dei bagagli e si avvia in cerca di
una carrozza o un carretto in grado di contenere le
sue cose.
Nel tumulto delle merci appese a reti di carico
e scarico, scorge una fila di uomini operosi come
formiche, anch'essi neri, camminare su e gi per
una passerella stretta, portando sulla groppa pesanti
ceste di carbone. Emaciati e con gli occhi da
buoi al basto, caricano una nave opulenta che sembra
non saziarsi mai.
Poco pi avanti c' un gruppo di gente assiepata
che strepita. Aldini si avvicina. Osservano tutti un
uomo tarchiato con indosso un vestito che secoli
fa si sarebbe detto elegante, ma ora  ridotto a un
cumulo di stracci che stanno insieme a malapena.
Con la sua parlantina induce la curiosit delle persone
a rivolgersi a un essere tenuto alla catena: un
ragazzo robusto con una testa deforme e grottesca.
Un ciuffo di ispidi capelli rossi spunta sparuto
da un cranio fuori misura. L'uomo che lo tiene in
gabbia gli ordina di imitare il salto del coniglio,
di ballare, di cantare. Lui esegue con movimenti
sgraziati, ragliando una canzone che nessuno riesce
a riconoscere; di pi non  capace. Qualcuno
ride, altri gli tirano in faccia monetine di vile metallo.
Lo scherzo della natura li guarda con occhi
troppo distanti l'uno dall'altro e di dimensioni differenti.
Non fa nulla per impossessarsi dei soldi.
Non cos il suo padrone, che si avventa su tutto ci
che viene lanciato, noncurante dello scherno a cui
si sottopone.
Proseguendo tra il viavai di persone e merci,
Aldini scorge alcuni piccoli sfaccendati con la
faccia lurida: gareggiano a chi si avvicina di pi
al muro lanciando un ciottolo appositamente levigato.
Un gioco noto anche a Bologna. La posta
deve valere la pena poich litigano e si spintonano
dopo ogni lancio. Aldini fischia e alza la mano
per attirare la loro attenzione. Subito i ragazzotti
cenciosi gli si fanno intorno, promettendo ogni
tipo di servizio, gridando e azzuffandosi per accaparrarsi
il cliente.
Per l'italiano  difficile scegliere e affidarsi a
uno di loro. Sollevando lo sguardo, individua un
ragazzo gracile e dalla postura sbilenca. Se ne sta
discosto dal gruppo e lo osserva con un sorriso disarmante,
le dita che si attorcigliano come tentacoli
di polpo.
Ehi, tu. Vieni qui gli ordina.
Subito il giovane si avvicina allo straniero. Zoppica
in modo appariscente, ha una leggera deviazione
alla colonna vertebrale che lo obbliga a procedere
inclinato a sinistra, ma ha occhi furbi e vispi
che guizzano in ogni direzione sopra un bel volto
da cherubino. Occhi che non perdono nulla di
quello che li circonda.
Comandi.
Quanti anni hai?
Diciotto, signore, se vi aggrada.
Procurami un carro con cavallo. E che il prezzo
sia onesto.
Onesto? Impossibile, signore. Siete a Londra.
E simpatico.
Ecco un chiaro esempio del tanto decantato humour
inglese commenta, divertito, Aldini. Come
ti chiami?
Scott, signore.
Io sono Giovanni A...
Il ragazzo non sta nemmeno a sentire perch si 
gi mosso per esaudire la richiesta.
Nell'attesa, l'italiano si guarda intorno.
Miseria  la parola che gli affiora tra le labbra
per descrivere ci che vede. Storpi, derelitti
e monchi chiedono la carit strisciando verso
chiunque transiti. Donne con appesa alla gonna
mezza dozzina di bimbi dalle pance gonfie che
piangono affamati. Uomini incarogniti in attesa
di incrociare la strada di gonzi o deboli da rapinare.
Malnati che si offrono a chiunque per un tozzo
di pane. Cani magri e sottili come una gomena
che raspano tra la sporcizia in cerca di scarti di
pesce marcio, cercando di vincere la concorrenza
di agguerriti topi lunghi un braccio. Una coppia
di anziani ferma l'italiano, la disperazione dipinta
in volto: cerca di vendergli una cornice d'argento
e un cammeo d'osso, le uniche cose che ancora
possiede. Un padre si fa avanti e pizzica la coscia
del neonato che ha in braccio perch strilli e
susciti piet. Aldini lo spinge via di malagrazia.
Con le scarpe affondate nel fango, si fa fatica a
sollevare i piedi intrappolati fino alle caviglie.
Ci sono pure persone di alto lignaggio, ma sono
anch'esse sporche e si lasciano dietro una scia di
cattivo odore.
Donne di ogni et portano in testa cuffie che forse
una volta erano bianche. Dal continuo grattarsi
la testa,  facile intuire che oltre ai capelli l sotto ci
siano anche pidocchi.
Ovunque piccoli fal e persone intente ad arrostire
animali senza zampe che ancora si contorcono.
Accanto, annerite e stordite dal fumo acre, dormono
creature che ben figurerebbero tra i gironi
dell'inferno.
Dall'alto delle cavalcature, due soldati osservano
le mosse di alcuni gaglioffi che li salutano deferenti,
per poi tornare ai loro loschi affari non
appena dei cavalli s'incominciano a intravedere i
posteriori. Un cencioso predicatore porta una croce
di legno sulle spalle e lancia anatemi sui peccatori
che indistintamente gli passano davanti. Un
imbonitore offre pastiglie miracolose per curare
ogni male. Accanto a lui uno sputafuoco per attirare
gli sciocchi.
Arriva un carro e sul pianale c' Scott. Con un
balzo il ragazzo atterra sulla gamba sana e comincia
ad adoperarsi per caricare i bagagli, aiutato dal
carrettiere e dal marinaio che li aveva in custodia.
Padrone, conosco la locanda che fa per voi.
Ottimo. Fa che sia di prim'ordine.
Non dubitate. So riconoscere un vero signore.
Assicurato a dovere il carico, il conducente fa
schioccare le redini sulla groppa del cavallo irlandese
dalle possenti zampe e gli zoccoli coperti di
folto pelo. Il carro procede lentamente, come in
una processione solenne.
Aldini lo segue dappresso e lungo la strada  costretto
a subire l'assalto di miriadi di questuanti con
le mani protese. Molti fanno mostra di arti amputati,
ferite purulente, membra storpiate alla nascita
dai loro stessi genitori per poter avere una rendita
miserabile ma certa, volti mangiati dalla lebbra o
dalla sifilide.
I pi disperati arrivano persino a trattenerlo per
le maniche, ma la cosa pi intollerabile  la variet
di odori malsani che lo accompagna per l'intero
tragitto.
L'italiano scorge due signore eleganti con le
spalle coperte da scialli colorati venirgli incontro.
Hanno il viso segnato da tracce di sporco che si
mescolano al belletto e l'orlo delle gonne intriso di
melma, ma non se ne curano.
Quando gli passano accanto, sorridono. Galante,
l'italiano le saluta portando una mano alla tesa del
cappello e abbassando il mento.
Graziose, e che portamento. Si vede che sono
delle vere dame commenta Aldini.
Quelle dame, come dite voi, tutte e due assieme,
e per un'intera notte, vi costano meno dei vostri
guanti.
Cio, sono...
Scott ride.
Dame in affitto, s.
Conoscete bene questa citt.
Direi proprio di s. Ci sono nato. E ho imparato
che l'informazione  l'arma pi tagliente che
esista.
L'italiano decide di mettere alla prova il giovane
aiutante.
Quel signore col vestito rosso dal ventre gonfio
come un otre, con al braccio la donna che definirei
quantomeno carina,  un galantuomo. Basta vedere
come cammina a testa alta.
Vi sbagliate ancora. Egli si chiama Ruppert ed
 un uomo che presta soldi a strozzo. Cammina
cos per farsi notare e per scorgere chi gli deve
qualcosa. Tenetevi lontano da lui oppure pagate
in tempo se ci tenete a mantenere tutte le ossa integre.
Finalmente arrivano alla locanda. Un edificio in
mattoni di quattro piani culminante in tre tetti di
legno da cui spuntano altrettanti camini di terracotta.
Una tettoia protegge l'entrata dalla pioggia
o dallo svuotamento di pitali proveniente dai piani
alti.
L'insegna th black goose  illuminata da due
fiaccole.
Scott assolda al volo due facchini che s'incaricano
dei bagagli. Anche loro non mancano di rimarcare
sonoramente l'insolita natura di quello che vanno
scaricando dal carro.
All'interno, le mura sono rivestite di legno color
miele e assi nere incorniciano le finestre. Lo stanzone
 illuminato da fiamme ballerine che segnano
le pareti con sbaffi neri di fumo.
Scott precede Aldini e parla con complice confidenza
al proprietario, che tiene sulla spalla uno
straccio buono per ogni sudiciume o per soffiarsi il
naso all'occorrenza.
Servile, accoglie l'ospite con sussiego e lo conduce
immediatamente alla sua stanza, spingendo via
gli ubriachi che vagano inconcludenti per il locale.
Lo scienziato bolognese entra nella camera notando
subito quanto la pulizia lasci a desiderare.
Saggia il letto e lo trova assai duro e pieno di bugne.
Sul comodino ci sono una Bibbia e un candelabro
con candele ridotte a mozziconi. C' una
seconda stanza, un salottino dove poter sistemare i
propri strumenti scientifici.
L'edificio  a poca distanza dai luoghi che lo interessano
e lo hanno condotto fino a l. Anche se
la sistemazione non  di suo gradimento, Aldini
si complimenta con Scott per avergli trovato una
locanda in un punto cos strategico della citt. Il
ragazzo arrossisce,  pi abituato ai calci che alla
gentilezza.
Lo scienziato gli si avvicina e gli mette in mano
una moneta d'argento. Scott pare non conoscerne
il valore. A segnalarglielo ci pensa l'albergatore,
che s'impiccia di ogni cosa.
Non penso di aver fatto abbastanza da meritare
una fortuna simile si stupisce Scott, spalancando
la bocca per la sorpresa.
Se vorrai, ti terr a servizio per la durata del mio
soggiorno. Per lavati e compra un vestito migliore
e brucia gli stracci che hai addosso. Non sono
degni di un uomo.
Il ragazzo fa su e gi con la testa in segno di assenso.
Non rallegrarti troppo, ragazzo mio si raccomanda
Aldini, improvvisamente severo, ci che ti
chieder di fare a volte ti sembrer insano e folle.
Il sorriso di Scott si chiude come un'ostrica sulle
labbra ben marcate: Non sar peggio di ci che ho
dovuto subire fino a ora nella mia vita di deforme.
Non farti troppe illusioni.
Scott inizia a disfare i bagagli e intanto chiede:
Cosa vi ha portato a Londra, signore?.
L'amore.
In un modo o nell'altro sono le donne a far girare
il mondo chiosa Scott in modo fasullo, sospettando
altro.
Intendevo l'amore per i miei studi.
Di cosa si tratta, se posso chiedere?
L'italiano si limita a svelargli l'indispensabile.
Sono qui per trovare, in modo legale, un cadavere
non corrotto e integro. Con il tuo aiuto, s'intende.
Un cadavere? Ma a che vi serve?
Per ora non devi sapere altro.
Come credete... Mi dar immediatamente da
fare per accontentarvi.
Aldini si volta perch il ragazzo non veda che il
sorriso sul volto si  trasformato in un'espressione
impudente.

 Capitolo 5.

Notte del 5 novembre 1803.
Scott si  addormentato su una stuoia ai piedi del
letto del padrone, la giubba trasformata in un rotolo su cui appoggiare la testa.
Aldini si rigira da tempo sul materasso cercando
con il viso di trovare una porzione senza gobbe.
Finalmente la stanchezza ha il sopravvento.
Un'ora dopo, il silenzio della notte  infranto dal
boato della porta della stanza che va a sbattere contro
gli stipiti. L'italiano si sveglia di soprassalto e
subito cerca Scott, ma il ragazzo  sparito.
Entrano nella camera due uomini con gli abiti
talari neri, il colletto bianco da gesuiti e facce da
tagliagole. Determinati e minacciosi, si portano a
fianco del letto. Con fare intimidatorio uno dei due
lo afferra per il collo e lo stringe, ma per un solo
istante, poi lascia la presa. Aldini capisce che non  il
caso di opporre resistenza, meglio rimanere fermo.
Dietro di loro si materializza un altro prete dello
stesso ordine, ma ben pi vecchio, con in testa un
cappello a larghe tese, da sotto il quale spunta un
ciuffo di capelli unti incollati alla fronte madida.
Ha la tonaca impolverata e incrostata di ogni sozzura.
 un uomo di soli nervi, magro, piccolo, con
gli zigomi solcati da rughe profonde. Ragnatele
di vene bluastre si diramano al di sotto della pelle
quasi trasparente delle guance. Le labbra sono
una fessura maligna da cui si affaccia un canino che
la bocca non riesce a contenere. Dall'abito talare
spuntano due gambe simili a zampe di cardellino.
Il grosso crocefisso d'argento che gli orna il petto
ciondola a ogni movimento.
Subito rivolge contro Aldini parole irate. So
cosa siete venuto a fare qui a Londra lo minaccia
con voce ruvida. Commercio di morti.
Nonostante l'odore ributtante che l'uomo emana
gli procuri una nausea istantanea, Aldini riesce a
controbattere: Chi siete voi che entrate in questo
modo nella mia stanza?.
Sono padre Balthus e voi un reietto. Un miscredente.
Un emissario blasfemo di Satana.
Badate a ci che dite, padre. Io sono uno scienziato.
Negate forse di essere qui per trovare cadaveri
da usare nei vostri sordidi, demoniaci esperimenti?
No, non lo nego, ma io voglio che tutto avvenga
con l'approvazione della legge vigente in questo
Paese.
Quale legge pu permettere a un uomo di sostituirsi
a Dio?
Lo vedremo, prete. Far i miei passi.
E io i vostri passi li seguir uno a uno. Sar la
vostra ombra e vi impedir nel nome di Nostro Signore
di commettere sacrilegio.
Mentre quelle parole ancora riecheggiano nella
stanza, come a un ordine convenuto, i tre gesuiti se
ne vanno lasciando Aldini solo sopra il giaciglio,
con il sudore freddo che gli cola lungo la schiena.
Ecco il benvenuto di Londra alla mia scienza, si
rammarica.
Resta cos, stordito, e senza risolversi sul da farsi.
E proprio mentre si chiede dove sia Scott, il giovane
entra nella stanza.
Dove sei sparito? lo rimprovera.
A vuotare il contenuto del pitale si affretta a
dire il ragazzo, mostrando il contenitore di ceramica.
Era colmo da ieri notte per la negligenza della
serva.
Capisco...
 successo qualcosa? Credevo riposaste. Vi
vedo pallido, signore...
Un incubo, ma ora  passato. Torniamo a dormire.
Di malavoglia, con l'animo in subbuglio, Aldini
si rimette a letto. Non riuscendo a dormire, i ricordi
vengono a tenergli compagnia.

 Capitolo 6.

Universit di Bologna, 3 marzo 1802.
Girato verso la lavagna, grande quasi quanto la parete
dell'aula magna, Giovanni Aldini scriveva col
gesso alcune formule di fisica sperimentale. Seduti
sui banchi gli studenti prendevano appunti, tuffando
i pennini nelle boccette d'inchiostro sistemate
nei fori sul pianale di legno.
Ogni rumore si faceva eco nella sala dai soffitti
smisurati. Due grandi vetrate rigate di pioggia inducevano
alla malinconia.
I giovani erano particolarmente ansiosi di sentire
il professore parlare delle sue ricerche e dei suoi
studi innovativi, argomenti che non mancava di affrontare
con trasporto in ogni occasione.
Invece quel giorno Aldini aveva fretta, e si vedeva.
Era insolitamente sbrigativo nelle spiegazioni e
non chiedeva il parere degli studenti, n li incalzava
perch formulassero domande.
Con suo grande sollievo, la lezione termin e Aldini
corse letteralmente fuori, come se nell'istituto
fosse improvvisamente scoppiato un incendio. Passata
l'arcata dell'ingresso principale e percorso il
viale di siepi basse, si diresse a grandi falcate nella
piazza grande, dove prese una carrozza a nolo.
Registrato mentalmente il luogo della destinazione,
il cocchiere frust i ronzini cercando di
trasmettere l'urgenza che chiedeva il passeggero.
Nitrendo, gli animali partirono al trotto percorrendo
le strette vie color ruggine del centro di
Bologna.
Intanto, sotto gli angusti portici, i passanti chiacchieravano
e i venditori stavano sulla porta della
bottega a ricevere i clienti o per esortare i viandanti
a entrare.
Ogni tanto lo zoccolo di un cavallo scivolava
sul porfido con cui erano lastricate le vie, facendo
sbandare di poco la vettura, ma era solo un attimo,
poi l'animale si rimetteva in sesto e procedeva al
meglio.
Aldini non ci badava, impegnato com'era a programmare
mentalmente il suo tanto agognato e ormai
prossimo viaggio a Londra.
Con un po' di fortuna, e abbastanza denaro, era
convinto di poter ottenere tutto ci che era indispensabile
per progredire negli esperimenti e portare
a compimento i suoi studi.
Procedendo lungo una strada sterrata, fiancheggiata
da filari di cipressi, tra campi arati e prati incolti,
la carrozza copr la distanza necessaria per
arrivare a destinazione.
La vettura si arrest davanti al recinto di un allevatore
di cavalli.
Aldini scese e si raccomand con il conducente
di venire a riprenderlo dopo un'ora. Il tempo che
il cocchiere avrebbe impiegato per abbeverare gli
animali, rifocillarli e concedere loro un po' di riposo.
Insospettito dall'arrivo della carrozza, l'allevatore
usc dalla stalla e subito riconobbe lo scienziato,
uomo molto in vista e apprezzato in citt.
Professor Aldini, quale onore.
Buongiorno a voi, Martino.
Che cosa posso fare per servirvi al meglio?
Cerco un cavallo. Lo vorrei particolarmente vivace,
giovane e forte.
Avete appena descritto Lampo. Venite, ve lo
mostro.
Aldini lo segu dentro la scuderia, dove pot ammirare
cavalli di ogni razza allineati lungo le porte
basse dei recinti.
L'odore di fieno era pungente.
Ecco,  il cavallo che vi dicevo.
Lo scienziato accarezz l'animale che lo guardava
con occhi languidi e dolci. Quando smise di toccarlo,
il cavallo spinse il muso in avanti, a cercare di
nuovo il contatto con la mano dell'uomo.
Siamo gi amici. Posso montarlo?
Certo, eccellenza. Glielo faccio sellare immediatamente.
L'allevatore emise un lungo fischio e subito un
garzone con la faccia brufolosa e arrossata si precipit
per ricevere ordini.
Prepara Lampo per il professore, alla svelta.
Nel frattempo, la figlia pi giovane di Martino
port un bicchiere di vino rosso colmo fino all'orlo.
A voi, signore disse con grazia studiata, appresa
presso le suore.
Grazie della premura disse l'ospite. Si bagn
appena le labbra, senza per posare il bicchiere.
Poi, quando l'attenzione di tutti era rivolta altrove,
ne vuot il contenuto sopra un cumulo di fieno. Il
suo palato era abituato a ben altro rispetto a quel
surrogato di vino che buttava in aceto.
Sellato il cavallo e una volta all'aperto, Aldini
sal in groppa alla bestia che scroll la testa agitando
la criniera per la contentezza. Il dottore men
un colpo con le redini, tocc appena i fianchi con
i talloni e Lampo part al galoppo imboccando un
viottolo delimitato da canali. Le zampe battevano
il terreno sollevando nuvole di polvere. Giunto in
una radura con dei tronchi appositamente collocati
di traverso, spron il cavallo a saltare gli ostacoli
con vigore e leggiadria.
La corsa prosegu in aperta campagna. Alcuni fagiani
si scostarono subito, spaventati, e una volpe
fugg verso luoghi pi tranquilli.
Si ferm sul ciglio di un rivo perch il cavallo
potesse abbeverarsi. Poi riprese al piccolo trotto.
Entrambi, l'uomo e la bestia, si godettero per un
po' il tiepido sole marzolino.
Dopo aver montato per pi di mezz'ora senza una
meta, il dottore decise che era tempo di rientrare
alla scuderia, dove l'allevatore lo attendeva seduto
su un panchetto, intento a lucidare una sella araba.
Aldini smont e accarezz il cavallo sul petto,
sentendone battere il cuore all'impazzata. Pass la
mano sul muso e sulla criniera: Quanto volete per
questo?.
Come avete constatato  una bestia gagliarda e
di razza...
Quanto? tagli corto il dottore.
Direi che venti soldi  un prezzo di favore.
Ve ne dar dieci. A me interessa solo la testa e
voi terrete il resto.

 Capitolo 7.

Londra, pomeriggio del 6 novembre 1803.
La camera d'albergo di Aldini diventa buia anzitempo,
ben prima delle avvisaglie della sera, poich
l'unica finestra affaccia su un palazzo distante
non pi di sette braccia.
Lo scienziato  intento a calibrare i delicati
strumenti che continuano a suscitare l'ironia delle
cameriere presenti nella stanza per rassettare e
pulire.
Dopo un accesso di tosse - il clima di Londra
non gli giova - Aldini beve un sorso di laudano, il
suo linimento per tutti i mali. Ormai  costretto ad
aumentarne ogni volta la dose.
Sposta una sedia e si siede allo scrittoio per vergare
nuovi appunti.
Qualcuno bussa alla porta con troppa foga.
Chi  l?
Scott, signore.
Entra.
Il ragazzo apre il battente. Indossa un vestito di
colore verde, modesto ma di buona stoffa, e persino
una camicia con giab al collo e ai polsini.
Scusate l'intrusione. Non dice altro e, impettito,
resta in attesa.
Aldini non alza neppure lo sguardo.
Non c' bisogno di pavoneggiarti. Ho notato il
vestito. Che tu non ci sia abituato lo testimonia la
goffaggine con cui ti muovi.
Solitamente porto ben altri abiti, signore. Ho il
timore di sciuparlo, in verit.
Fai meno baccano la prossima volta. Non voglio
farmi notare, non ancora almeno.
Ho una notizia importante. Pochi giorni fa un
uomo ha ucciso moglie e figlio e ora  rinchiuso in
galera. La sentenza non  ancora stata emessa, ma
di sicuro lo impiccheranno presto.
Un condannato a morte.  proprio quello che
aspettavo.
Aldini si alza, prende la giacca, infila il cappello,
afferra il pomo a testa di cane dell'inseparabile bastone
da passeggio ed esce dalla porta.
Scott fatica a stargli dietro. La zoppia non lo favorisce
di certo.
In strada, l'italiano si ferma soltanto quando realizza
di non sapere dove dirigersi.
Posso aiutarvi, padrone? gli dice con una buona
dose d'ironia.
Voglio andare nella prigione dove  segregato
l'assassino. Subito. Devo capire se il soggetto  idoneo
all'esperimento. Se  integro o troppo guasto...
Per di qua, faremo pi in fretta.
Scansano la gente che cammina concitata in direzione
opposta alla loro per raggiungere una piazzetta
non molto distante, dove un banditore ha appena
suonato il corno con l'intento di attirare il maggior
numero possibile di cittadini. Deve dare lettura pubblica
di un editto scritto su pergamena e informare il
popolo delle nuove tasse su granaglie e sidro.
La notizia  accolta con improperi e maledizioni.
Come pensate di fare perch vi lascino vedere il
prigioniero?
Allegro, Aldini si toglie il cappello per salutare
una coppia di anziane e scheletriche nobildonne,
poi risponde.
I secondini sono lestofanti, ingordi e corruttibili in ogni parte del mondo. Tra custodi e custoditi
non vi  molta differenza. E di certo qui a Londra
non saranno migliori.
Non vi sbagliate. E io ho gi provveduto. conferma
Scott trotterellando sghembo per stare dietro
al dottore.
Aldini sorride compiacendosi di aver ben giudicato
il ragazzo.
Una vecchia zingara con la pelle bruciata dal sole
sbarra loro la strada.
Indossa una gonna tanto lunga da pestarne l'orlo
con i piedi scalzi e una camicetta a balze. Una fascia
rossa le cinge la vita, in testa porta un foulard
legato alla maniera dei pirati. Dai lobi cadenti le
pendono degli orecchini d'argento.
Senza smettere di scrutarlo, si rivolge a Scott: Io
vi ho gi veduto, ragazzo.
Non credo proprio. Vi sbagliate.
Non dimentico mai una faccia.
Tacete e andatevene.
Levatevi di torno voi, o quello che potrei dire
non vi giover, considerato come siete agghindato.
La zingara non bada nemmeno alle parole del
servo. Di lui non sa che farsene. Chi ha i soldi 
l'altro. Signore mio, io leggo il futuro e voi ne
avete una grande necessit.
Non ho rispetto dei vostri servigi, non importunateci
cerca di svicolare l'italiano.
Invece s. E ve ne fornisco la prova.
La donna approfitta dell'indecisione dell'uomo
per mostrare un sottile filo rosso che tiene sul palmo
della mano sinistra.
Prendete questo filo e fatene una pallina tra i
pollici. Se il filo si annoder da solo allora significa
che avete bisogno di me e io sapr svelarvi qualcosa
che potr esservi utile in futuro. Persino salvarvi
la vita. Non vi costa che una moneta.
Pur di togliersi dai piedi l'importuna, e senza
dare minimamente credito alle sue cialtronerie, Aldini
fa ruotare il filo rosso tra le dita fino a ridurlo
a una minuscola pallina.
Svelta, la zingara tira le estremit e mostra platealmente
che il filo si  annodato.
Vedete bene voi stesso. Io posso dirvi ci che 
necessario sappiate.
I tre rimangono immobili come fossero in un dipinto.
Il primo a capire  Scott.
Credo che aspetti la moneta, signore.
Oh, certo dice Aldini ancora intento a ragionare
sul trucco della zingara.
La donna addenta la moneta per saggiarne l'autenticit,
poi l'infila in una scarsella che tiene appesa
al collo, da cui spuntano degli amuleti fatti di
piume, denti e pezzi di radici. Senza chiedere, gli
afferra entrambi i polsi e chiude gli occhi per un
lungo istante.
State attento a una dama di fuoco.  portatrice
di morte.
La nomade molla la presa e si mette a respirare
forte, come se avesse compiuto uno sforzo immane.
Tutto qui? Non mi sembra molto. Chiunque sa
che delle donne  meglio non fidarsi.
Scott sorride per piaggeria ma la vecchia no.
C' ancora una cosa... mormora la zingara
prima di sparire alla vista dietro un angolo, ... lasciate
in pace i morti.

 Capitolo 8.

Newgate, la peggiore prigione di Londra. Un edificio
solido e isolato: nessuno sopporta di abitarvi
accanto. Al piano sotto terra si trovano le celle anguste
con le finestre a bocca di lupo, gelide d'inverno,
roventi d'estate. Ma l'ala peggiore  quella dei
sotterranei che custodiscono i condannati a morte
in attesa del patibolo, e fanno da teatro alle indicibili
sofferenze riservate a chi non vuole confessare.
Oltre ai delinquenti, le segrete di Londra tengono
imprigionati l'umidit e il puzzo di piscio. I muri ne
sono pregni e le basse volte gocciolano. La muffa
chiazza le pareti e ne  l'unico decoro.
Un secondino, completamente glabro, incrostato
di sporco come una scrofa che si sia rivoltata in
un pantano, illumina il cammino di Aldini e Scott
con una torcia tenuta sopra la testa. Pare riservare
pi attenzione al servo che al padrone. Forse perch
l'uomo ha in odio gli stranieri, pensa l'italiano.
I tre attraversano un basso varco sul quale si affacciano
decine di oscuri tuguri protetti da sbarre.
Mani zozze e torte si protendono vane verso chi
passa, implorando. Svelto, il secondino colpisce
con un frustino chi si attarda a ritrarre le dita.
Sbucano in uno spiazzo rotondo da cui partono
a raggiera altri cunicoli simili a quello che stanno
percorrendo.  il luogo dove avvengono le punizioni
esemplari. La posizione  stata studiata apposta
perch ogni detenuto possa sentire le grida di
chi  sottoposto al supplizio e si astenga dal disobbedire
alle regole.
Il secondino si ferma a parlare con il boia, impegnato
ad approntare una gigantesca ruota alla
quale legare il malcapitato di turno per estorcere la
confessione dei misfatti commessi, e anche di quellinon commessi.
Un assistente del carnefice apre una cella: il prigioniero
sbraita, scalcia. Non vuole uscire poich
sa che cosa lo aspetta. Il carnefice ride, e il secondino
va a dargli man forte per stanare la vittima
recalcitrante.
In poco tempo il detenuto  assicurato alla ruota,
nonostante continui a dimenarsi, a piangere e a implorare
compassione.
Scott, come sei riuscito a farci entrare in prigione?
Corrompendo, immagino.
In un certo senso. Ma  grazie alle informazioni
che raccolgo se siamo qui. L'uomo che ci accompagna
rischia non solo il posto ma anche la vita.
In che guai si  cacciato?
Non lui. Ha un figlio scapestrato e smargiasso
che ha passato il segno con brutta gente.
I due visitatori osservano il secondino appartarsi
con il boia, fare cenno con il mento a loro due e
allungargli del denaro, che subito sparisce dentro
la spessa cintura di pelle del carnefice.
Il secondino torna dai due e tocca Aldini per
esortarlo a muoversi.
Tenete a posto le vostre mani lorde lo rimprovera
l'italiano, schifato.
Il guardiano non si cura delle sue parole e in un
rantolo di voce dice: Possiamo andare, ma non
vi conceder che i due minuti concordati, non un
istante di pi.
A met di uno scuro budello scavato nella roccia
viva, l'uomo glabro si ferma e batte con una chiave
contro le sbarre di una cella per attirare l'attenzione
del detenuto. George Forrest, questo il suo
nome, si affaccia. Senza chiedere, Aldini prende la
fiaccola dalle mani del carceriere e illumina il volto
del prigioniero per valutarne lo stato di salute, il
colorito, la stazza. Non arriva ai trentanni, pensa.
Con fermezza si rivolge al detenuto sospettato di
aver assassinato moglie e figlio.
Fate un passo indietro, che vi veda bene.
Senza nemmeno domandarsi il perch, esegue gli
ordini di Aldini e si allontana fino a poggiare le
spalle contro la parete.
Dopo aver osservato a lungo la complessione del
condannato a morte, Aldini chiede che gli si apra
la porta della cella. Sebbene titubante, il secondino
glielo concede. Aldini entra. Lasciando da parte i
convenevoli, si avvicina a George Forrest e, come
fosse una bestia, gli guarda in bocca, gli allarga le
palpebre per osservare il bianco degli occhi, gli tasta
i polsi e con il polpastrello del pollice sale fino
ai bicipiti. Senza pudore gli palpa anche lo scroto.
Nota che un braccio  decisamente pi muscoloso
e sviluppato dell'altro.
Qual  il vostro mestiere?
George teme che qualsiasi cosa dica possa in qualche
modo danneggiarlo. Alla fine opta per la verit:
Spaccapietre, l'ultimo nell'arte dei muratori.
Aldini lo tocca dietro le orecchie per controllare
le ghiandole e scende lungo il collo. Poi mette una
mano al centro del plesso solare e vi si sofferma
qualche attimo. Il prigioniero  spaventato, ma non
pu fare a meno di sottomettersi.
Finalmente Aldini si lascia andare a un commento:
 perfetto!  quello che mi serve. Terrorizzato
dalle oscure parole del dottore, Forrest desidera
sapere.
Perfetto per cosa? Di che parlate? Chi siete voi,
un negromante?
Le domande riecheggiano senza risposta, poich
nel frattempo lo scienziato  uscito dalla cella,
lasciando dietro di s un'ombra lunga nella quale
Forrest  convinto di riconoscere le sembianze della
Bestia.

 Capitolo 9.

Londra, 8 novembre 1803.
Attenti a scansarsi al passaggio delle carrozze pi
veloci per non farsi insozzare dalla melma schizzata
dalle ruote, Aldini e Scott camminano in silenzio
con le braccia dietro la schiena.
Li coglie un fetore di carne in decomposizione.
Svoltato un angolo, ne scoprono la causa. Una giovane
donna giace raggomitolata su una creatura
di pochi mesi. Entrambe sono morte per la fame e
gli stenti.
Sono l da parecchio: chi ha il compito di ripulire
le strade dai cadaveri non  stato zelante o ha avuto
troppo da fare in queste notti infauste.
Poco pi avanti tagliano per uno spazio tra due
edifici coperto da una tettoia retta da pilastri in ferro:
 un mercato.
Alcune giovani donne sedute a terra non hanno
nemmeno la forza di parlare per offrire quel poco
che hanno da vendere, disposto su stuoie di canne
a fare misera mostra di s. Da una sbarra agganciata
a un trabiccolo pendono quarti di vacca presi
d'assalto da nugoli di mosche. Sul banchetto, allineate
in una macabra natura morta, alcune teste
di maiale. Tutti si voltano alle grida lanciate da un
vecchio malmenato da un poliziotto con un manganello
corto: la punizione inflitta per via diretta per
un tentato furto di pane.
Un piccione si stacca dal tetto per planare su qualunque
cosa sembri commestibile.
La copertura  forata in diversi punti e grosse gocce
di pioggia cadono su persone e merci. Entrambi
non se ne curano. Il viso di una donna decrepita
spunta da sotto un mucchio di coltri per gridare al
mondo che la fine  vicina e chiamare a testimone
un numero esagerato di santi, perlopi inventati.
Attraversato il mercato, Aldini e Scott sono obbligati
a fare un salto per non inzaccherarsi le scarpe
in un rivolo fangoso che scorre parallelo alla
strada. Prima di proseguire, si fermano a osservare
un magnifico palazzo nobiliare con la facciata
di mattoni. Dalle numerose finestre s'intravedono
alti soffitti affrescati e lampadari di cristallo. Un
uomo arcigno monta la guardia al portone, al centro
del quale campeggia lo stemma del casato, un
elmo circondato da foglie di alloro.
Il mercato e la prestigiosa dimora sono uno accanto
all'altra ma non potrebbero essere pi distanti,
neppure se fossero ai capi opposti del mondo.
Barcollante, un uomo sbronzo esce dalla taverna
Red Lion bevendo a collo da una bottiglia e si
scontra con l'italiano, aggrappandosi alla sua giacca
per non cadere.
Stai attento, miserabile.
Per tutta risposta, improvvisamente saldo sulle
gambe, il manigoldo tira fuori un pugnale a lama
lunga e manico corto, puntandolo minaccioso allo
stomaco del dottore.
Datemi tutti i soldi che avete, svelto, o vi sbudello
e vi dimostro che le viscere dei signori sono
uguali a quelle dei poveracci.
Aldini tenta di arretrare e di tirarsi fuori dalla
portata dell'arma, ma il finto ubriaco lo tiene ben
stretto. Quando l'aggressore muove il pugnale per
fargli intendere che non ha scrupoli, Scott fa un
mezzo giro su se stesso e con una velocit impensabile
si porta al fianco dell'assalitore. Nello stesso
istante gli mena un colpo col taglio della mano al
pomo d'Adamo. Il ladro molla l'arma e cerca con
difficolt di respirare. Poi fugge tenendosi le mani
sul collo.
Sei svelto per essere uno zoppo, e gracilino per
giunta.
Uno come me deve imparare presto a difendersi
o  spacciato ben prima di diventare uomo.
Parlami di te.
C' poco da dire e non voglio farvi pena.
Racconta.
Vengo da una famiglia di povera gente. I miei
sono cugini primi e si sono sposati per procura.
Vivevano in villaggi diversi. Si sono conosciuti il
giorno del matrimonio. Castagne e vino scadente:
il loro banchetto di nozze.
Puoi anche saltare qualche passaggio...
Scott sorride e si passa le mani sulla faccia.
Quando sono venuto al mondo, mia madre mi
ha ripudiato come fossi un insulto a Dio. Poi sono
arrivati altri fratelli, tutti sani. All'et di quattro
anni, forse meno, una notte mio padre, mentre
dormivo, mi ha portato lontano in un posto sconosciuto
e mi ha abbandonato. Troppe bocche da
sfamare, e io ero il pi sacrificabile. Il mio destino
era comunque segnato. Non lo biasimo.
Poi?
Se non ha avuto piet un padre, figuratevi gli
altri. Sono sopravvissuto a calci e sputi, ma ogni
angheria mi ha reso pi forte.

 Capitolo 10.

Richmond Bridge, Londra, gennaio 1789.
La notte non aveva ancora ceduto il posto al giorno
quando un carretto trainato da un vecchio cavallo si
ferm nei pressi del ponte in pietra ad arco di Richmond.
Un uomo raccolse un fagotto dalla paglia
del pianale. Era un bambino e dormiva. Raggiunse
a passo spedito il centro del ponte che attraversava
il Tamigi e lo abbandon. Al mattino era molto
trafficato e forse un'anima buona si sarebbe presa
cura della creatura. O almeno in questo confidava il
padre, mentre abbandonava un figlio troppo debole
per essere amato. In ogni caso, non era pi affar suo.
Ora il piccolo era nelle mani del Signore. Torn al
carro e gir il ronzino verso il sobborgo di Londra
in cui conduceva una vita miserabile insieme alla
numerosa famiglia.
All'alba, il viavai di persone e mezzi svegli il
piccolo Scott, che non aveva ancora compiuto
quattro anni. Non riconosceva il posto in cui si era
risvegliato.
Ferm dei viandanti per chiedere aiuto. Lo scacciarono.
Scott cap subito che l'avevano portato l
per sbarazzarsene. Aveva origliato spesso i discorsi
dei genitori mentre progettavano un suo possibile
abbandono. Gli venne in mente di tornare indietro,
ma Londra era grande e lui troppo piccolo per saper
trovare la strada. Non aveva idea di dove fosse casa.
Girovag l intorno per tutto il giorno in cerca di
cibo, ottenendo solo spintoni che non gli riempirono
la pancia.
Verso sera, venne circondato da un gruppo di
bambini e adolescenti che cominciarono a schernirlo
per le fattezze deformi. Gli rubarono il cappellaccio
che portava in testa di sghimbescio. Si
difese come aveva imparato a fare a sue spese per
strada, cercando di colpire il pi grande, il capo.
Invano.
Ricevette in cambio tirate di capelli, schiaffi e
pugni, fino a restare intontito per terra.
Il branco avrebbe continuato a infierire, ma una
pioggia battente arriv in suo soccorso. I ragazzi lo
lasciarono per correre a cercare un riparo.
Scott li vide raggrupparsi sotto un'arcata del
ponte a ridosso dell'argine.
Non sapendo che altro fare, decise di seguirli.
Per raggiungere il rifugio la banda risal l'interno
di un enorme tubo fognario che scaricava liquami
nel fiume. Subito dopo c'era un'ansa con il fondo
ricoperto d'ogni tipo di fanghiglia portata dalle
piene del Tamigi.
Infreddoliti, i bambini circondarono un fuoco
che qualcuno aveva acceso molto tempo prima e
che ben presto si spense. Nella melma, galleggiavano
porte divelte e ante di armadi. Sembravano isole
in un mare di sterco.
Il branco si accorse che Scott lo aveva seguito,
ma erano tutti stanchi di tormentarlo.
Il bimbo vide che c'era un'asse spezzata di legno
marcio, libera, abbastanza grande per lui e vi
si coric. Quella prima notte pianse fino a sfinirsi,
cercando di non farsi sentire. In una trib i deboli
avevano vita breve, lo sapeva meglio di chiunque.
Trascorse un mese dal suo abbandono. Un mese
da quando aveva deciso di vivere in quel posto. Per
campare gli sventurati come lui rubavano, borseggiavano
i vecchi che non avevano gambe veloci
quanto le loro, chiedevano la carit e, quando capitava,
vendevano il proprio corpo a qualche depravato.
Un'occasione per stare al caldo e forse mangiare.
Scott sgraffignava quello che poteva dai banchi
dei venditori, rubava i soldi delle offerte in chiesa
o litigava con i gatti per il cartoccio di teste di pesce
che qualche pazza conservava per gli animali. In
ogni caso, ogni bambino pensava per s. Niente del
bottino era condiviso, solo il fango del tubo.
Il pi grande comandava sugli altri - ce n'erano
persino di pi piccoli di Scott. Tutti gli riconoscevano
l'autorit, forse perch se era riuscito a sopravvivere
fino ad allora doveva essere davvero
in gamba.
I pi non arrivavano a sette, otto anni.
Molti bambini sparivano improvvisamente: nessuno
se ne curava, e altri ne arrivavano.
Scott veniva lasciato in pace perch si diceva portasse
sfortuna e chiunque l'avesse toccato o anche
solo avvicinato sarebbe diventato storpio. A lui andava
bene cos.
Una notte particolarmente gelida, mentre due
bambini bevevano birra attorno a un fuoco, e gli altri
cercavano di prendere sonno rabbrividendo per
il gelo, un'ombra si allung su quelle mura umide.
Avanz con passo deciso. I piccoli dimenticarono il
freddo per la paura.
Risoluta, la figura nera, con una scintilla di luce
che ogni tanto baluginava dal petto, pass in rassegna
ogni singolo bambino.
Per ultimo si trov davanti Scott, in piedi sulle
gambe storte.
Lo sconosciuto gli tese cinque dita esangui.
Scott decise che niente poteva essere peggiore di
ci che aveva intorno, neppure la morte, e strinse
quella mano che lo attirava a s.

 Capitolo 11.

Aldini si limita a seguire Scott. Il ragazzo pare avere
in mente una meta precisa a lui sconosciuta, e
non gl'importa.  il modo migliore per imparare a
districarsi tra le grigie vie di Londra.
Scott, fermati. Ti devo chiedere una cosa importante.
Dite.
Devo disporre del corpo del condannato che
abbiamo visto in prigione immediatamente dopo
l'impiccagione. Non posso trafugarlo dalla fossa.
Voglio fare come si conviene a uno studioso. A un
cristiano, non a un bandito.
Scott sorride.
So che  una cosa quasi impossibile, ma devo
trovare un modo legale per avere quell'uomo una
volta defunto.
Vi garantisco che la cosa si pu fare, basta saper
muovere le pedine giuste.
Cosa intendi?
Dovete chiedere a un giudice il permesso di
avere le spoglie del giustiziato.
Quale magistrato mi accorderebbe un permesso
simile? Avrebbe tutta la curia contro. Per non
parlare dei familiari della vittima, dei bigotti e dei
benpensanti.
So chi fa al caso vostro.
Rinvigorito dalla possibilit di raggiungere il suo
scopo, prende per le spalle Scott con l'urgenza di
sapere.
Dimmi il suo nome.
Il giudice Murray.  lui che in tribunale dovr
giudicare l'assassino che abbiamo visto nelle galere.
Credi che possa accordarmi ci che mi ha condotto
a Londra?
Vale la pena tentare.
Dove abita quest'uomo?
Il giovane indica una strada in salita e si incammina.
Scott e Aldini raggiungono un palazzo nobiliare,
il cui ingresso  sorretto da due canefore in pietra
levigata. Le statue non si somigliano.
Aspettatemi qui. Torno subito assicura il giovane
salendo le scale veloce quanto pu.
Aldini resta in trepidante attesa guardandosi intorno
circospetto e sentendosi osservato. Ha la sensazione
che tutti siano a conoscenza dei suoi affari.
D'un tratto sente dei passi dietro di s e fa appena
in tempo a scorgere due figure furtive varcare
silenti la soglia di un edificio. Incuriosito, si avvicina
e scopre, osservando le iscrizioni in ebraico,
che si tratta di una sinagoga. Alza gli occhi e cerca
di abbracciare con lo sguardo l'imponente quanto
sobria costruzione di un colore simile a quello del
sanguinaccio. Alla spicciolata arrivano altre persone
con i boccoli sulle tempie e cappelli a grandi
tese, neri come gli abiti che indossano. Quando
scorgono Aldini, abbassano gli occhi con timore,
come sono abituati a fare. A Londra come in Italia
il popolo di Abramo non gode di molte simpatie.
Giunge un gruppo di giudei. Passa una donna
grassa, lo vede e inveisce, augurandogli ogni male
in nome del Cristo in cui non crede.
I giudei si affrettano a entrare nel luogo di culto,
temendo che le urla della megera attirino altra gente
ostile. Cose simili accadono spesso e di solito per
gli ebrei non finisce bene.
Aldini li guarda con sospetto.
Eppure gli dovrebbero essere affini. Anche i
rabbini, a loro dire, hanno il dono d'infondere la
scintilla della vita: il golem. Una creatura di fango
cui  apposta sulla fronte la parola emet, verit.
Cos da animarlo e possedere uno schiavo obbediente.
Una musica soffice lo attira all'interno. Muovendosi
come se stesse compiendo un atto riprovevole,
oltrepassa la soglia della sinagoga. L'accoglie un
cortile imbiancato su cui si affaccia una sola porta
spalancata. Quasi in punta di piedi senza accorgersene,
spia. Si tratta di un salone enorme con al centro
un pulpito capace di contenere diverse persone.
I giudei sono seduti intorno al perimetro, addossati
alle pareti. Quasi tutti a capo chino.
Un uomo gli arriva alle spalle.
Potete entrare, se volete. Non siamo poi cos
cattivi come ci rappresentano.
Sorpreso, Aldini balbetta qualche incoerente parola
per scusarsi e si affretta a tornare in strada ad
aspettare Scott.
Circa dieci minuti dopo il servo ricompare.
Il giudice acconsente a ricevervi subito.
Come...
Non facciamolo aspettare.
Salgono le scale di marmo bianco e tozzetti neri,
senza incontrare qualcuno.
L'ingresso dello studio del giudice  aperto. In un
interminabile corridoio, con la tappezzeria a righe
bordeaux e gialle, una serva anziana, con le gambe
arcuate che poggiano solo sulla parte esterna dei
piedi, va loro incontro.
Il mio signore vi attende, l, in fondo.
Vi ringrazio risponde Scott con un leggero inchino
di cui la donna quasi si dispiace, poich non
vi  abituata e s'imbarazza.
I due raggiungono il luogo dove il giudice  solito
ricevere.  una stanza buia: spesse tende coprono
le finestre come se volessero impedire ai segreti
che aleggiano in quel luogo di fuggire. C' odore
di aria viziata mista a un sentore di cane bagnato.
Il giudice  in piedi. Evidentemente li stava
aspettando con trepidazione.  un uomo imponente
ma dalle carni molli. Porta con un certo vanto
un'abbondante pappagorgia che gli ricade sul petto
e una pancia doppia che scende oltre il cavallo dei
pantaloni.
Aldini si fa avanti a mano tesa per presentarsi.
Io sono...
Saltiamo i convenevoli taglia corto il magistrato,
se siete innanzi a me  perch sono stato avvisato
di chi voi siate e poco m'importa.
Come desiderate. Anch'io odio girare intorno
alle cose. Sono qui per farvi una richiesta alquanto
bizzarra, ma vi assicuro che il mio intento 
pi che...
Il giudice gira il busto e prende dalla scrivania un
foglio scritto al cui fondo  stato apposto un timbro
di ceralacca rossa con impresso il simbolo del suo
casato.
Eccovi accordato il permesso di prelevare il corpo
di George Forrest dopo l'impiccagione. Sempre
che io lo dichiari colpevole nel processo che terr
domattina stessa.
L'italiano prende il foglio, basito, sorpreso dalla
velocit con cui gli  stato accordato un permesso
che riteneva impossibile ottenere. Aveva pensato
di dover insistere a lungo, argomentare la richiesta
e vincere mille ritrosie, fino ad arrivare alla corruzione.
Il giudice Murray osserva Aldini agitando una
gamba per l'impazienza.
Scott non interviene e reprime un sorriso nascondendolo
nel palmo della mano: l'imbarazzo del
padrone lo diverte.
Lo scienziato interpreta l'apparente nervosismo
del giudice come l'attesa di una ricompensa.
Vi ringrazio infinitamente. Non so se posso...
Aldini mette mano alla scarsella. Il giudice lo
blocca all'istante.
Non me ne faccio nulla del vostro denaro. Avete
ottenuto ci che volevate? Ora fuori, fuori.
L'italiano  spinto fin sulla soglia e gli viene chiusa
la porta in faccia. Oltre i battenti, sente Scott e
il giudice che parlano sottovoce.  evidente che tra
i due c' una certa intimit. Si avvia verso l'uscita
ripercorrendo il corridoio scortato dalla vecchia
domestica che per abitudine tiene una lanterna in
mano, sebbene spenta (vi  abbastanza luce da non
averne bisogno).
L'uomo ne deduce che il giudice riceva spesso visite
notturne.
Scende in strada e si appoggia con le spalle al
muro, nell'attesa che Scott possa spiegargli lo
strano atteggiamento del magistrato. La facilit
con cui ha ottenuto ci che voleva lo insospettisce.
Finalmente, il ragazzo esce fischiettando.
Aldini lo abbranca per la giubba all'altezza del
petto.
Perch il giudice mi ha accordato il permesso
cos in fretta? Cosa c' sotto? Che succede?
Signore, ogni cassaforte, anche la pi inviolabile,
pu essere aperta con la chiave giusta.
Possedere le informazioni  tutto, come vi ho detto. Non
pensateci pi.
Lascia la presa e fa la domanda che il ragazzo non
vorrebbe sentire.
Cosa gli hai promesso? Cosa dovr fare?
Dopo la condanna, dovrete pagare una madre
perch ceda il figlio pi piccolo al giudice per un
paio di notti.
Del porco Murray non possiede soltanto l'aspetto,
dunque.
Sfamerete una famiglia intera per almeno una
settimana. Pensate a questo.
Aldini alza le spalle e ripone con cura il permesso
del giudice nella tasca del vestito all'italiana, che
per strada richiama gli sguardi invidiosi di chi sa
riconoscerne l'ottima fattura.
Non pu fare a meno di chiedersi se Scott sia stato
costretto a subire gli stessi abusi o se la menomazione
l'abbia salvato. In fondo non sono affari suoi.
 troppo euforico per tediarsi con inutili riflessioni
morali. L'importante  aver avuto il permesso. Aldini
comincia a rivalutare Londra. Senza volerlo, la
mente torna a Parigi, dove aveva ricevuto ben altra
accoglienza.

 Capitolo 12.

Parigi, 18 ottobre 1803.
Due agenti montavano la guardia nella stanza
dell'ispettore capo della polizia francese, riconosciuta
come una delle pi efficienti d'Europa.
Le pareti erano rivestite da una boiserie di legno
scuro che conferiva un'atmosfera austera all'ambiente.
Vestito con un completo marrone, l'uomo pi
alto in grado squadrava con superiorit lo straniero
seduto oltre i confini della sua scrivania, sul cui
ripiano si poteva scorgere soltanto una cloche da
portata, di quelle che si usano per tenere in caldo
le pietanze.
Battendo ritmicamente il frustino sugli stivali lucidi,
l'ufficiale controllava con estrema attenzione
un documento sgualcito gettando rapide occhiate
al volto teso dell'uomo davanti a lui.
Dunque, voi siete nato a Bologna il 10 aprile
del 1762 e vi chiamate Aldini Giovanni. Confermate?
 cos. Sono figlio di Giuseppe Aldini e Caterina
Galvani, sorella di Luigi Galvani, scienziato di
fama. Immagino ne abbiate sentito parlare...
Anche qui in Francia arrivano le notizie, Monsieur.
Non siamo trogloditi e sappiamo riconoscere
gli uomini di genio.
L'italiano sperava si trattasse del normale trattamento
riservato agli stranieri che giungevano a
Parigi, ma pareva non essere cos.
E una ragione per temere il peggio c'era.
Aldini si agit sulla sedia e si tocc ripetutamente
il naso adunco, com'era sua abitudine quando cercava
di calmarsi e darsi un contegno.
L'ispettore capo gir pi volte intorno all'italiano
e poi, con l'autorit che tutti a Parigi gli riconoscevano,
chiese: Parlatemi di voi... Intanto lasciate
che mi congratuli per la padronanza che sfoggiate
della nostra lingua.
Conosco il francese e l'inglese, due idiomi che
amo e che studio da decenni. Per venire alla vostra
richiesta vi dir che sono un fisico italiano, docente
all'universit della mia citt.
Di cosa vi occupate, precisamente? domand il
francese, impaziente d'arrivare in fretta al nocciolo
della questione.
Progetto degli apparati per il miglior impiego
del vapore e dell'illuminazione a gas. Studio le
propriet della fibra d'amianto per confezionare le
divise dei pompieri, per proteggerli dalle fiamme.
Inoltre, ho ideato altri sistemi di sicurezza contro il
fuoco, in gran parte gi in uso in diversi Paesi, come
l'Inghilterra e l'Austria.
Le mie felicitazioni.  tutto? Il suo tono era
sarcastico, e aveva un che di minaccioso.
Visibilmente a disagio, rispose con un cenno di
assenso e una sola parola: Certo.
Seigneur, credo abbiate dimenticato qualcosa.
Nel pronunciare la frase, il poliziotto scoperchi
la cloche mostrando ci che conteneva: la testa
mozzata di un uomo.
Il pi giovane degli agenti trattenne a stento un
conato di vomito.
Allora, ditemi. Cosa ve ne fate di questa testa?
L'abbiamo trovata nella stanza dell'albergo dove
alloggiate.
Aldini si diede tacitamente dell'idiota, ma non poteva
immaginare che le guardie sarebbero andate a
frugare nella camera dove aveva preso dimora in
segreto. Prefer non rispondere e incroci le braccia
come per difendersi dall'attacco inaspettato.
Il qui presente galantuomo  stato ghigliottinato
all'alba di oggi. Voi avete corrotto il boia per farvi
consegnare questo macabro cimelio. E lo avete pagato
assai caro. A Parigi avreste potuto trovarne di
migliori per molto meno. Sorrise per quella che riteneva
una divertente boutade. Poi continu: Mai
fidarsi di un corrotto. Dopo aver intascato i denari,
da buon cittadino, il boia  venuto a riferirmi tutto
e vi ha venduto per poco. Per vostra fortuna, in
Francia non  un reato impossessarsi della testa di
un ghigliottinato. Come ben saprete, la mano di un
giustiziato  ritenuta un portafortuna formidabile e
in molti sono disposti a spendere per averla. Ma la
testa, chi la vuole?.
L'italiano guard negli occhi l'ispettore capo.
Stava per dirgli la verit.
La testa mi  indispensabile per alcuni esperimenti
che conto di portare a termine, se Dio vuole.
Preferisco tacere i particolari per timore che altri
s'impossessino dei miei studi.
E per una follia del genere avete la sfrontatezza
di chiamare in causa Dio. Voi siete un pazzo e un
visionario, italiano.
Solo i pazzi e i visionari hanno il coraggio di
guardare dove gli altri non osano.
Avete adoperato parecchie teste mozzate per i
vostri esperimenti?
 cos, infatti, ma ho utilizzato solo teste di criminali
condannati a morte.
Non sarebbe stato difficile per voi procurarvi
altri cadaveri da tranciare. Perch solo giustiziati?
Perch paghino oltre la vita per le colpe commesse.
Inoltre, per una volta nella loro nefasta esistenza
possono essere utili alla societ.
Aldini si sfreg gli angoli della bocca, a corto di saliva
per via della tensione. Per calmarsi avrebbe voluto
bere una sorsata di laudano, ma non ne disponeva.
Spazientito e maldisposto, l'ufficiale decise che
poteva bastare. Non gli piaceva immischiarsi in
faccende tanto macabre quanto assurde.
Monsieur Aldini, toglietevi di torno prima che
trovi un motivo qualunque per trattenervi.
Lo scienziato si alz e agguant cappello e bastone.
Prima di andarsene, rivolse un invito all'ispettore
capo.
Venite stasera all'cole Vtrinaire d'Alfort ad
assistere al mio esperimento e capirete. Non vi deluder.
Allora disse l'ispettore capo, non scordatevi
di questa. Vi servir.
E porse all'italiano il vassoio con la testa ghigliottinata.

 Capitolo 13.

Londra, 5 novembre 1803.
L'aula dove si tiene il processo a George Forrest 
gremita di chiassosi sfaccendati. Le pareti sono intonacate
di giallo e la corte siede sopra uno scranno
rialzato di mezzo uomo. L'imputato  rinchiuso in
un anfratto recintato da sbarre che arrivano fino al
soffitto.
Non ci sono finestre e c' un unico ingresso.
Scott si tiene in disparte e indossa un cappellaccio
floscio che gli nasconde gran parte del volto. Ha
l'incarico di correre dal padrone appena emessa la
sentenza. Aldini ha mandato lui perch non vuole
in alcun modo esporsi.
Un colpo di martelletto sul tondino di legno e
l'aula, obbediente, ammutolisce.
La madre di George  in un angolo e morde il
fazzoletto per l'ansia che la divora. All'interno della
gabbia il detenuto  sorvegliato da due poliziotti
e ogni tanto grida la sua innocenza. Continua a
camminare su e gi, senza requie. Sembra una di
quelle bestie che si vedono nelle fiere, addestrate
per compiere sempre gli stessi gesti e che per un
rigurgito d'istinto talvolta ruggiscono.
Il giudice Murray respira ansimando, costretto
a indossare una toga pesante quanto un'armatura
e una parrucca lunga che dalle tempie scende fino
ai gomiti. Gli avvocati si guardano con compiacimento
e sfida, per non tradire il timore della sconfitta.
Il cancelliere  chino a scrivere su un registro
che occupa buona parte dello scranno.
La corte sta per deliberare. Per il potere conferitomi...
annuncia il giudice con il tono della
formalit.
Di colpo, le porte del tribunale si spalancano ed
entra il gesuita Balthus con alcuni suoi accoliti.
Che avete deciso, giudice? I diavoli dell'inferno
vogliono spellare vivo questo assassino per l'eternit.
Volete farli aspettare ancora?
Murray lo guarda con disprezzo ma evita la disputa,
leggendo la sentenza.
George Forrest, la corte vi condanna per duplice
assassinio a essere appeso per il collo finch
morte non sopraggiunga.
Soltanto ora il prigioniero ha la forza di scrollare
la testa e di guardare la madre. La poveretta esce
dal tribunale schernita da tutti e insolentita, come
fosse complice per la sola colpa di averlo messo al
mondo.
Il martelletto riprende a battere con forza e insistenza
raddoppiata.
Silenzio grida il giudice.
I poliziotti individuano i pi scalmanati e assestano
manganellate sulle cosce.
La sentenza verr eseguita domattina stessa.
Sarete contento ora, prete commenta Murray
rivolto a Balthus. Annunciate ai vostri satanassi
dell'inferno che si preparino. Da domani avranno
il loro da fare.
Il gesuita si toglie il cappello sfoggiando i pochi
sparuti capelli rimasti sulla sommit del capo. Un
gesto di soddisfazione mascherato da saluto. Il prete
attraversa l'aula con uno strano scintillio negli
occhi, pregustando il godimento a lungo agognato.
In fondo alla sala, il gesuita ruota il collo rugoso e
punta gli occhi su Scott, che si sente avvampare.
Subito il giovane scatta come una lepre liberata
dai denti di ferro di una tagliola e corre a comunicare
la buona novella ad Aldini.

 Capitolo 14.

Londra, sera del 9 novembre 1803.
Balthus si  nascosto dietro alcune assi grezze fuori
da una bottega di falegnameria per sorvegliare un
vicolo di miserevoli case. Da alcune grate e fessure
del terreno sale il fumo pestilenziale proveniente
da officine sotterranee.
Attende.
Finalmente, da un sordido sottoscala ecco sbucare
la madre di George Forrest. Ha il passo incerto;
una comare cerca di consolarla e di arginare i
singhiozzi per la condanna del figlio. Le donne tagliano
per uno slargo, scansando alcuni disgraziati
che passano l le notti, non potendo permettersi
altro.
Il gesuita sapeva che la madre sarebbe uscita
per andare a cercare dei compari: per pregarli
di svolgere un penoso incarico. Quando la vede
sparire, s'incammina facendo leva sul bastone.
Al suo passaggio pi di una finestra si chiude
silenziosa.
Scende i gradini che portano all'abitazione della
madre del condannato a morte.
La porta  aperta su un'unica stanza i cui muri
sono striati di fuliggine.
Seduta su una sedia, Elizabeth, la sorella di
George,  intenta a spiumare una gallina. Le piume
cadono in un cesto insieme alle lacrime che sgorgano
dai suoi occhi azzurri. Ha un fisico minuto, ben
proporzionato e labbra carnose.
Ode un rumore improvviso e si spaventa. Solo
ora si accorge del visitatore.
Oh... siete voi, padre Balthus.
La giovane donna fa per alzarsi ma il prete le preme
una mano sulla spalla, fermandola.
Non v'incomodate Elizabeth, vi prego. Continuate
col vostro lavoro.
Con un cenno del capo, la ragazza ringrazia della
premura.
Dov' vostra madre? Credevo di trovarla qui.
 andata ad assoldare due cugini perch aiutino
il mio povero fratello nel suo ultimo istante di vita,
domani, sul patibolo.
Dicendo queste parole, pensa alla morte che attende
il congiunto ed esplode in singulti.
Su, non fate cos...
Balthus le si siede accanto e prende la mano della
ragazza tra le sue, poi improvvisamente emette un
gemito e se l'appoggia sulle cosce.
La ragazza s'irrigidisce, avendo un'et in cui ha
imparato a conoscere gli uomini e le loro voglie.
Il prete cerca di tranquillizzarla avvolgendola
mellifluo con parole e carezze, come tra le spire di
un serpente.
Un fratello  una grande perdita, ma non sarete
sola. Io veglier su di voi... e far in modo che
non vi manchi nulla...
Intanto, fa scorrere lentamente la mano pi su,
verso l'inguine.
... voi dovrete essere solo un poco gentile con
me... Sapete bene che io ho da sempre un debole
per voi.
Con uno scatto d'impazienza e bramosia, le afferra
le dita per premerle contro il suo membro. La
ragazza, inorridita, ritrae la mano e si alza di scatto
facendo cadere la sedia su cui era seduta. Eccitato,
il prete si scaglia contro di lei e i due finiscono a
terra, in un gran svolazzare di piume cadute dal cesto
che la ragazza teneva in grembo. Per farla stare
ferma, il prete la inchioda al pavimento con il peso
morto del proprio corpo.
Lei vorrebbe gridare, ma il religioso le tappa la
bocca con una mano, con l'altra le scosta la gonna,
scoprendole le parti intime. Le infila le dita ruvide
in mezzo alle gambe, Elizabeth scalcia e graffia,
ma il gesuita vuole arrivare fino in fondo. Avvicina
la bocca a quella di lei e v'infila la lingua. Elizabeth
serra le labbra, allora il prete si accontenta di
leccarle il collo, le guance, gli zigomi. Con gesto
rapido solleva parte del saio ed estrae il pene. La
ragazza si dimena, tenta di raggiungere una scarpa
che ha perso nella caduta per cercare di difendersi,
ma il prete se ne avvede e le serra il polso.
L'altro braccio  sotto di lei, immobilizzato dalla
smania dell'aggressore, che ride e gi pregusta ci
che sta per prendersi con la forza. L'esercizio della
violenza lo inebria. Proprio mentre sta per penetrarla,
guidando con la mano il membro, sente un
suono di passi e di voci provenire dalla strada. Balthus
si ferma, alza il capo e tende le orecchie.  certo
che si tratti della madre della ragazza e dei due
compari. In fretta, si sottrae dalla compromettente
posizione. Elizabeth si rimette in piedi col volto in
fiamme, sistemandosi il vestito.
Il gesuita ha per lei una sola frase, e non  di scuse.
Tacete, o presto oltre a vostro fratello non avrete
neppure una madre.
La ragazza abbassa la testa e si volta di spalle,
fingendo d'essere occupata con la gallina spiumata
per met perch la madre e i parenti non immaginino
ci che  accaduto.
Il prete si affretta ad andare incontro alla vecchia
per abbracciarla.
Dopo alcune parole di circostanza per fingere di
consolarla, Balthus impartisce alla madre una benedizione
frettolosa e intanto immagina con volutt
come si vendicher dell'affronto d'essere stato
respinto dalla figlia.

 Capitolo 15.

Londra, 10 novembre 1803.
Giudicato colpevole di aver ucciso moglie e figlio,
il ventiseienne che risponde al nome di George Forrest
sta ritto in piedi sulla piattaforma a scomparsa
del patibolo. La folla stipata in piazza Tyburn, il famigerato
luogo dove avvengono le esecuzioni capitali,
 in attesa che il boia compia al meglio il suo
dovere. Stanno per assistere a un'impiccagione.
Tramite alcuni uomini appositamente assoldati,
il giovane Scott osserva la scena in una zona strategica,
pronto a portare a termine il compito che
Aldini gli ha assegnato: procurargli al pi presto
il cadavere. I venditori di frittelle di mele si fanno
strada tra la gente, con una cinta al collo a reggere
il cesto colmo delle loro fumanti prelibatezze che
profumano di cannella. Le signore ne vanno ghiotte
e i loro uomini le accontentano.
Balthus il gesuita entra nella piazza, sale sul patibolo
- senza che nessuno lo fermi - e batte con
prepotenza il bastone a terra. Grida contro l'assassino
e invoca Satana: che spalanchi le porte degli
inferi per liberarli dal male.
Forrest si butta in ginocchio e implora il prete.
Impartitemi i sacramenti... Perdonate i miei
peccati, padre. Non lasciatemi morire cos...
Per la colpa di cui vi siete macchiato non c'
perdono. Nessuna compassione. Come voi non ne
avete avuta per la carne della vostra carne.
Piet per un innocente. Vi scongiuro. Siete un
prete e dovete essere misericordioso.
Voi siete un assassino maledetto da Dio, perch
dovrei benedirvi io? Non sono cos superbo.
Il condannato si prostra fino a toccare con la fronte
il legno del patibolo e piange a palpebre chiuse,
continuando a ripetere la frase: Non li ho uccisi,
credetemi. Beneditemi e datemi la salvezza eterna.
No.
Il prete punta gli occhi su Elizabeth, perch capisca
che l'atteggiamento ostile e intransigente da lui
riservato al moribondo  frutto del suo rifiuto. La
ragazza lo sa e non ha altre lacrime da versare. Si
limita a serrare le mascelle fino a provare dolore.
Balthus non si cheta. Maledice i peccatori e sputando
disprezzo punta il dito contro alcune persone
che chiama per nome, stigmatizzando le loro colpe.
Solo nel seno della chiesa di Cristo v' la redenzione
urla prima di scendere la scaletta dello strumento
di morte.
Una donna venuta apposta dalla campagna per
assistere allo spettacolo chiede a un acquaiolo chi
sia il prete. L'uomo l'accontenta, felice d'avere
qualcosa da rivelare, anche se sottovoce.
Egli si chiama Balthus, un gesuita venuto dalla
Russia un decennio fa.  molto temuto e ha fatto
proseliti soprattutto tra i giovani senza speranze.
Molti lo giudicano un esaltato. State alla larga da
lui.  il miglior consiglio che possa darvi.
Il giudice Murray d l'assenso all'esecuzione
sventolando pigro un fazzoletto di pizzo.
George passa in rassegna i presenti. Molti di quei
volti appartengono a persone che l'hanno visto
crescere, ma gli sono ugualmente ostili.
Il boia alemanno sente vibrare nel petto il boato
della bestia: la folla ha capito che il momento
 giunto. Si avvicina per infilare un sacco di iuta
in testa al condannato, che cerca invano di opporre
resistenza. Il carnefice tira una grossa leva.
La botola si spalanca producendo un rumore simile
a uno sparo, e l'uomo precipita. La corda si
tende e il corpo risale verso l'alto pi volte. Fino
a quando il collo del giustiziato assume una posizione
innaturale. L'impiccato scalcia l'aria. Gli
spettatori lo incitano e lo deridono come fosse
un gioco.
Sotto il patibolo ci sono i cugini del condannato
che si appendono alle sue gambe per porre termine
al pi presto all'agonia. Una pratica assai usata,
una compassione concessa a discrezione del magistrato
che ha emesso la sentenza.
In breve, il condannato spira.
Il boia allenta la fune e il cadavere viene calato
sulla paglia sottostante. Un compare lo libera dal
nodo scorsoio, l'altro sfila il sacco di iuta e gli chiude
le palpebre, come si conviene. Di pi non possono
fare, perch in quel momento sopraggiunge
Scott assieme ai suoi uomini per prendere possesso
del cadavere, come da accordi presi col giudice
Murray.
Caricano il giustiziato su una portantina chiusa
e di gran carriera si precipitano gi per le strade
affollate e untuose di Londra.
Scott monta sopra un agile calessino tirato da un
solo cavallo e segue dappresso il mezzo che trasporta
il morto.

 Capitolo 16.

Neppure due ore dopo l'esecuzione, Giovanni
Aldini ruota gli occhi come un gufo per scrutare
il salone. Punta il naso aguzzo verso i medici e i
curiosi che lo circondano e che occupano in ogni
ordine di posto la grande sala del Royal College
of Surgeons di Londra. L'italiano ha assoldato
uno stuolo di ragazzi perch andasse per le strade
di Londra a rendere noto lo straordinario
evento.
Nelle ultime file alcuni lord si accapigliano per
procurarsi la posizione migliore da cui osservare il
portento annunciato.
Il giudice Murray ha il posto d'onore.
Dopo tanta fatica e tanto peregrinare, lo scienziato
ha un cadavere integro di cui disporre.
Per ottenerlo ha affrontato un lungo viaggio.
L'Inghilterra  l'unico Paese del vecchio mondo
dove i condannati sono impiccati e non ghigliottinati.
Sopra un tavolo, coperto da un lenzuolo bianco, 
adagiato il corpo di George Forrest.
Accanto al cadavere c' una pila elettrica ad alto
voltaggio, preparata con cura da Aldini la sera precedente.
L'italiano tossisce per attirare l'attenzione. Nel
silenzio della sala, toglie il drappo con un gesto teatrale.
La salma  priva di abiti, la pelle ha un colorito
livido, la testa  leggermente inclinata verso
la spalla e ha una profonda escoriazione attorno al
collo.
Con affettata lentezza, Aldini stringe dei morsetti
ai polsi del morto. Dopo averli collegati alla pila,
gira l'interruttore.
Ad vitam redi! La sua voce riecheggia tra le
pareti della sala.
La corrente s'infila famelica nei cavi e raggiunge
le membra del condannato.
Il morto si muove, pare resuscitare.
Molti si spaventano, altri trattengono il fiato. I
pi si fanno il segno della Santissima Croce.
Anche Scott  scosso dalla potenza e dall'atrocit
della scena che si dispiega davanti a lui, un incubo
a occhi aperti. Pietrificato, continua a guardare: 
solo l'inizio.
I muscoli del volto hanno uno spasmo e l'espressione
dell'assassino diventa una smorfia di dolore,
e infine di macabro stupore.
L'occhio sinistro si spalanca, rotea, fssa il pubblico.
Aldini collega alternativamente i poli della pila
a diverse parti del cadavere: la bocca, le orecchie,
l'ano, i talloni.
D la corrente agli elettrodi conficcati in un bicipite,
i nervi e i tendini portati allo scoperto, producendo
il dimenarsi disarticolato di un braccio sul
tavolo. Attraversato dalla massima potenza possibile,
il morto inarca ripetutamente la spina dorsale,
come in preda a un dolore devastante.
Improvvisamente il corpo che fino a pochi istanti
prima era esanime emette un sospiro che terrorizza
gli astanti.
Una scarica pi forte: una gamba si muove in
modo convulso in una sorta di folle danza.
Aldini si compiace nel sentire il pubblico fremere
di ribrezzo e sadico divertimento. La reazione degli
spettatori gli procura un piacere fisico simile a un
orgasmo. Gode nel tormentare un morto?  questa
la domanda che attraversa le menti degli astanti,
senza che nessuno abbia il coraggio di pronunciarla
ad alta voce.
E ora... tuona Aldini mulinando le braccia ...
tenter di riaccendere il suo cuore per ridargli vita.
Vinte dall'emozione, molte donne si coprono gli occhi
e gli uomini dischiudono la bocca per lo stupore.
Balthus il gesuita, di cui nessuno fino ad allora
aveva notato la presenza, avanza verso Aldini. E
gli punta contro un dito accusatore.
Voi volete usurpare il posto di Dio. Egli solo
ha la facolt di concepire la vita e di toglierla. Voi,
emissario di Satana.
Aldini gira intorno al tavolo su cui giace il cadavere
e si porta di fronte a Balthus.
Come vi permettete di rivolgervi a me con questi
toni, miserabile? Io sono un uomo di scienza
e anelo alla verit. Cosa che non volete fare voi,
giacch vi siete fatto prete e gesuita.
Gli occhi di Balthus diventano di brace.
La folla resta muta.
Lo sanno tutti, italiano, che per avere il cadavere
di George avete corrotto il giudice Murray.
Non siete che uno scarafaggio di sacrestia! ringhia
il magistrato, rosso d'ira.
Con voi far i conti Iddio, Murray, perch avete
l'anima nera.
Travolto dall'indignazione, il giudice si alza e abbandona
la sala.
Ringalluzzito da quella che ritiene una vittoria, il
prete torna a occuparsi di Aldini.
Mi era stato riferito cosa sareste venuto a cercare
nella nostra pacifica Londra.
Lo scienziato sente montare la rabbia lungo le
scapole.
Fate rientro in Italia e lasciate in pace i nostri
morti. Meritereste d'essere ucciso cento volte a
sassate per ci che state facendo.
Sopraffatto dalla collera, Aldini si scaglia contro
il prete e lo stringe per la gola. Scott corre a frapporsi
tra i due per cercare di separarli, ma il gesuita
lo scaccia via con una spinta e intanto fa strisciare
una mano verso il grosso crocefisso che ha appeso
al petto. Con una mossa repentina, tira a s la parte
con i piedi di Cristo e ne ricava un pugnale. Mena
un fendente verso l'alto e colpisce di striscio una
guancia dell'italiano. La parte offesa sanguina e Aldini
molla la presa.
Dannato prete, me la pagherete, lo giuro sui
santi. Finirete anche voi su questo tavolo ad assaggiare
la mia elettricit.
Andatevene in malora, italiano.
Voi siete gi morto.
Una duplice minaccia, detta da chi non lascia in
pace i cristiani neppure quando crepano.
Animata da spirito patriottico, una buona parte
dei presenti comincia a rumoreggiare e inveire
contro lo scienziato.
Per niente intimorito dalle urla, Aldini sale su
uno sgabello e strilla le sue ragioni sovrastando gli
schiamazzi: Il corpo si muove grazie all'elettricit
ed  l'Onnipotente che ci ha fatti cos. Io compio
gli esperimenti seguendo le Sue leggi. E se essi saranno
utili per riportare in vita gente dabbene, io
sar solo un umile strumento nelle mani dell'Altissimo.
 per questo che state cercando di far rivivere
questo assassino capace di uccidere la moglie e la
sua stessa carne?
Diversi oggetti cominciano a volare su Aldini, e
molti vanno a segno. Senza scomporsi, lo scienziato
si alza in punta di piedi perch lo vedano bene.
Voi non avete compreso. Questo criminale 
solo una cavia. Merita la tortura cui avete assistito,
merita di soffrire anche da morto.
Per rafforzare le sue parole, impone la massima
corrente ai morsetti sui lobi delle orecchie della
salma: il corpo sussulta fino a cadere dal ripiano.
Silenzio.
Orrore.
Paura.
Aldini non interrompe la scarica.
Signori, oltre che sul pavimento, ora il criminale
precipiter nuovamente nella morte. E per sempre,
questa volta.
Toglie corrente e il cadavere rimane a terra con
un'espressione tragica sul volto deforme e le membra
torte da far ribrezzo. Infine, Aldini scende dallosgabello e sdegnato abbandona i presenti, divisi
in egual misura sul giudizio della contesa. C' chi
lo insulta e chi lo applaude.
Balthus si allontana dalla parte opposta a quella
dell'italiano, soddisfatto di aver posto fine prima
del tempo alla blasfema dimostrazione.
Scott si precipita dietro al padrone. Ed  a lui che
si rivolge lo scienziato, non appena arriva in strada:
Grazie d'essermi venuto in soccorso.
Non ho impedito che versasse il vostro sangue
mormora Scott con aria afflitta.
Aldini trae un lungo respiro; in quel preciso istante
un lampo squarcia il cielo e un tuono fragoroso
spaventa i cavalli e le pettegole affacciate alle finestre.
Con la memoria, l'italiano torna a una notte di
alcuni anni prima, quando tutto ebbe inizio.

 Capitolo 17.

Bologna, 4 novembre 1798.
La fredda pioggia d'autunno sferzava le strade
deserte della citt, mentre le saette striavano con
ragnatele di luce le nuvole livide. A ogni tuono i
bimbi si rintanavano sempre pi tra i seni delle balie
o sotto le coltri.
Giovanni Aldini camminava spedito, protetto dai
portici di mattoni rossi, allungando il percorso per
evitare di passare accanto alla Garisenda e alla torre
degli Asinelli. Nelle notti tempestose i fulmini erano
soliti accanirsi contro i due giganti, uno dritto, l'altro
sbilenco. Era gi capitato che poveri innocenti rimanessero
colpiti dalle saette che le torri scaricavano
improvvisamente a terra. Qualcuno aveva provato a
mettere delle specie di gabbie sulle sommit, ma non
erano servite a nulla. Non si erano presi neppure la
briga di toglierle. E cos restavano lass, inutili come
un altare in una chiesa sconsacrata.
Tagli per la strada delle botteghe, la pi lunga
di Bologna.
Nonostante l'ora tarda, si recava a trovare lo zio,
Luigi Galvani, grande accademico caduto in disgrazia
dopo il rifiuto di giurare sulla costituzione
della Nuova Repubblica Cisalpina. Era un uomo
molto religioso e aveva promesso fedelt al papa,
tanto da diventare terziario francescano presso il
convento di San Paolo in Monte. La cocciutaggine
di Luigi, che il nipote non approvava, l'aveva privato
dell'opportunit di praticare l'insegnamento
accademico, cosa cui teneva sopra ogni altra.
Aldini raggiunse l'abitazione dello zio, posta al
piano terra. La porta era sempre aperta. Oltrepass
alcune stanze, senza soffermarvisi: sapeva che
l'avrebbe trovato nel piccolo laboratorio in cui
proseguiva indefesso gli esperimenti sull'elettricit
animale.
Eccolo, di spalle, intento a versare liquidi in
un'ampolla. Non si era accorto del visitatore. Il
nipote lo osserv con commiserazione. Non era
ancora vecchio, suo zio, aveva poco pi di sessantanni,
ma era come se avesse deciso d'esserlo
anzitempo.
Con la parrucca scivolata di lato sulla tempia,
usanza passata di moda da un pezzo ma a cui non
voleva rinunciare, Galvani appariva emaciato,
minato da un male dell'anima. Aldini ne conosceva
le origini: la morte dell'amata moglie Lucia
Maddalena, cui lo zio dedicava poemi e sonetti
amorosi, e la privazione dell'insegnamento, la sua
unica fonte di sostentamento. Erano lontani i tempi
in cui quell'uomo teneva lezioni pubbliche nella
sala del teatro anatomico stracolmo di chirurghi,
scultori e pittori avidi del suo sapere. La grandezza
del genio che era stato non si poteva pi nemmeno
indovinare nello scricciolo d'uomo che era
diventato.
Da anni viveva sull'orlo della miseria, aiutato
unicamente dalla generosit di alcuni illuminati
benefattori, da vecchi studenti e dal nipote stesso.
Per l'indigenza, era stato costretto a tornare a vivere
nella casa natia, ora di propriet del fratello.
Gli avr straziato il cuore, pensa Aldini mentre lo
osserva, abbandonare la dimora dove teneva gli incontri
di studio e dove faceva bella mostra di s una
biblioteca tra le pi fornite della citt.
Il nipote not anche che gli abiti dello zio, persino
la sciarpa bianca che gli cingeva il collo, erano
lisi oltre ogni decenza.
Zio... chiam.
Galvani si volt lentamente. Aveva il volto di un
pallore mortale, la bocca come un taglio amaro, le
basette trascurate e gli occhi ingialliti.
Nipote, che onore mi fate ogni volta a disturbarvi
per venire a trovare questo anziano e bizzarro
studioso.
Non dite cos,  un piacere discorrere con un
uomo dalla mente eccezionale come la vostra.
Ora lo scienziato siete voi, caro nipote. So che
vi hanno appena affidato la cattedra di fisica sperimentale
all'universit, a dispetto della vostra
giovane et. Mia sorella Caterina sar orgogliosa
di voi.
Come ogni madre del proprio figlio.
Galvani torn a interessarsi dell'esperimento che
stava preparando. Incuriosito, il nipote gli si mise
al fianco.
Sul tavolo era sistemata una desueta bottiglia di
Leida, che poteva fornire elettricit. Accanto c'era
un altrettanto superato generatore a manovella.
Aldini compativa lo zio per essere ancora attaccato
a procedimenti scientifici ormai defunti.
Senza preavviso, nella stanza entr Camilla,
un'altra nipote di Galvani, una ragazza florida,
di bell'aspetto e sempre sorridente. Sopra l'abito
semplice ma di gusto indossava un grembiule da
cucina con alcune macchie verdognole. Amorevole,
aiutava lo zio durante gli esperimenti.
Buonasera, Giovanni.  un piacere rivedervi.
Grazie, Camilla. Buonasera anche a voi. Perdonate
se mi presento a quest'ora, ma di giorno purtroppo...
Non datevi pena. Sapete bene che con nostro
zio il tempo non si conta.
La giovane portava un vassoio coperto da un tovagliolo,
che tolse per mostrarne il contenuto: sei
rane.
Con perizia, Galvani separ le zampe degli anfibi
dal resto del corpo.
Aldini non seppe trattenersi: Ancora le zampe di
rana! Perseverate con un passato sepolto da tempo,
zio. Non sapete rassegnarvi. Non capite che questa
vostra fissazione  vana.
Il passato l'ho costruito io, e senza di me voi
non avreste alcun presente gli grid contro Galvani,
il volto improvvisamente trasfigurato dalla
rabbia.
Aldini abbranc il vassoio e lo scaravent sul
tavolo, spargendo le rane sulla superficie di legno
levigato.
La scienza deve progredire. Io avr il coraggio
di andare oltre.
E voi sareste il futuro della scienza? Voi che mi
avete confessato di voler smembrare e fare a pezzi
i cadaveri? Uomini come noi. Voi che alimentate
false speranze di resurrezione? Che Iddio ce ne
scampi.
L'anziano scienziato si chin per sincerarsi che
le rane non avessero subito troppi danni. Erano
una spesa che ormai poteva permettersi solo rare
volte.
Camilla si avvicin a Giovanni e lo schiaffeggi
prima di andarsene, asciugandosi le lacrime con il
grembiule.
Un silenzio imbarazzato s'impadron del laboratorio
mentre Galvani collegava agli anfibi le estremit
di un filo metallico in corrispondenza del midollo
spinale e dei nervi sciatici.
Galvani gir la manovella e l'elettricit attravers
le zampe delle rane che cominciarono a contrarsi,
spalancandosi e richiudendosi.
Aldini osservava in silenzio.
Ecco, voi Giovanni che vi professate uno scienziato
illuminato, progressista, ditemi: che bisogno
avete di mozzare teste d'uomo o di bestia, di generare
orrore, quando le comuni rane possono dirvi
tutto ci che c' da sapere?
Io...
Volete spettacolarizzare la morte a vostro vantaggio.
Voi avete ben compreso la natura umana,
ecco la verit. La gente  perversa. Vuole vedere in
faccia la morte, ma non la propria. Godere d'essere
ancora viva. E voi, con gli esperimenti che vi sono
cari, l'accontentate a vostra maggior gloria.
Galvani si appoggi al tavolo, esausto quasi da
non reggersi in piedi.
Siete in errore, zio. Io dimostrer che in certi
casi la stimolazione elettrica pu ridare la vita, rimettendo
in funzione gli organi.
Con un ultimo sforzo, Galvani strinse le rane tra
le mani e le pose sotto il naso del nipote, raschiando
le parole.
Nessuna di queste rane, che tanto detestate, 
mai tornata in vita. Nessuna. Eppure ne ho sollecitate
migliaia. E i vostri cadaveri hanno le stesse
possibilit.
Aldini scost la mano.
Se non ci riuscir, grazie ai miei esperimenti, lo
far qualcun altro che verr dopo di voi e di me. Io
andr oltre i vostri studi. Con buona pace della mia
coscienza.
Non aggiunse altro prima di andarsene, riversando
la propria collera nei lunghi passi rabbiosi con
cui percorse i portici di Bologna. Quella notte aveva
deciso il suo destino, ma una cosa non sapeva:
non avrebbe mai pi rivisto lo zio.
Galvani sarebbe morto il mese seguente, il 4
dicembre.

 Capitolo 18.

Londra, 10 novembre 1803.
Dopo aver congedato Scott, mentre sta per salire
sulla carrozza che lo porter via dal Royal College
of Surgeons, Aldini viene fermato da una signora
di basso lignaggio. Per trattenerlo gli affonda le
unghie nell'avambraccio e si mette a strillare: Voi
avete fatto uccidere mio figlio solo per il vostro
egoismo. Siete un essere abbietto.
Il medico si libera dalla morsa, strattonando il
braccio con vigore.
Signora, voi siete...
S, sono la povera madre di George Forrest,
l'uomo impiccato per colpa vostra e che avete torturato
anche da morto per i vostri loschi scopi e lo
strazio di una madre.
Non sono io ad aver giudicato colpevole di duplice
omicidio vostro figlio, ma il giudice. Prendetevela
con lui, se credete.
Voi lo avete corrotto e avete preteso che fosse
giustiziato in fretta per ottenere subito il cadavere
di George. Potevamo chiedere la grazia di una
condanna a vita o cercare prove e testimonianze
per dimostrare la sua innocenza, ma grazie al vostro
zelo non c' stato il tempo. Nessuno ricorda
una sentenza e un boia cos rapidi.
Vi giuro sul mio onore che non ho brigato per
farlo condannare. La giustizia non  affar mio. Io ho
chiesto di ottenere il corpo per i miei esperimenti.
Siete un miserabile, italiano, se chiamate cos
ci che avete inflitto al mio povero figlio. Vi ho ben
veduto.
Cercando di mantenere un contegno, anche perch
nel frattempo alcuni passanti si sono fermati per
via del trambusto, Aldini decide di essere garbato.
Che posso fare per voi?
Sono qui perch pretendo di avere una risposta
dalla vostra coscienza, se ne avete una: siete certo
che mio figlio fosse colpevole e che meritasse di
morire ben due volte? Una sul patibolo e una sul
vostro infernale tavolo elettrico?
Gli astanti si fanno pi vicini.
Aldini abbassa la testa, si leva cappello e guanti e
punta gli occhi in quelli acquosi della donna.
Io non conoscevo vostro figlio, n so se meritasse
la forca. Un giudice l'ha dichiarato colpevole
e questo mi basta.
Ma non  sufficiente per il dolore di una madre.
Voi mi dovete molto di pi.
E cosa potrei mai fare per voi?  ormai troppo
tardi per qualunque...
Gli occhi della madre si fanno spilli.
Scoprite se mio figlio si  realmente macchiato
del sangue della moglie e di mio nipote.
Io non sono un poliziotto, sono uno scienziato e
non saprei proprio come...
La polizia di qui non troverebbe un topo in una
bottiglia. Voi potete fare di meglio.
Nella testa di Aldini i pensieri vorticano come foglie
in una tempesta.
La donna capisce che ha fatto breccia e lo incalza:
Cercate la verit o vi giuro che se non lo farete
vi maledir ogni ora della mia povera esistenza. E
voi non riuscirete a dormire una sola notte in vita
vostra, ve lo prometto.
Sono pronto a risarcirvi.
La donna blocca la mano che va alla tasca interna
della giacca.
Voglio sapere se ho usato il mio latte per allevare
un assassino.
La vostra accusa di aver corrotto un magistrato
 infamante. Mi trattate alla stregua del peggior
malacarne. Voi mi offendete.
Meritate di peggio ai miei occhi, italiano. Riscattate
il vostro onore, se ci tenete cos tanto. Ve
ne ho appena offerto il modo.
Sono un uomo di scienza, non certo un segugio.
Poi, pronuncia una frase di cui si pentir: Va
bene... far il possibile per chiarire se George fosse
o meno colpevole. Non aspettatevi molto. Non sono
avvezzo a indagini, tracce o faccende simili. Ma....
Ma?
... nel caso sia evidente che vostro figlio ha ucciso,
voi mi dovrete delle scuse.
La donna si sputa in una mano e la porge all'italiano,
che la stringe con poca convinzione.
Il patto  siglato.
 
Capitolo 19.

Londra, notte del 10 novembre 1803.
In albergo Aldini  troppo nervoso per chetarsi. Osserva
freneticamente fuori dalla finestra, sfoglia le pagine
di un libro, tara gli strumenti, sposta le sedie...
Bussano alla porta della stanza dove risiede ormai
da parecchi giorni.
Dopo aver annunciato la propria presenza, e senza
attendere il permesso, entra una cameriera con
un vassoio coperto da un tovagliolo bianco. La trama
del tessuto non riesce a trattenere il vapore caldo
della pietanza che nasconde.
Posate pure sul tavolino, grazie.
Il signore non si sente bene?
No, preferisco consumare il pasto in solitudine,
se non v'incomoda.
Imbronciata, la donna accenna a un inchino di commiato.
Sulla porta incrocia Scott, urtandolo, e non
sentendosi in obbligo di salutare un servo, lo ignora.
Il giovane chiude l'uscio e si rivolge con deferenza
al padrone.
Signore...
Scott.
Come state?
Oggi tutti si preoccupano della mia salute.
Stremato dai pensieri che gli frullano in testa, Aldini
si siede al desco improvvisato. Il servo ha la
premura di togliere il tovagliolo e di scoprire una
tazza di brodo e un piatto con una coscia di pollo
assediata da un piccolo esercito di patate, con una
salsa spessa nelle retrovie.
Vuoi farmi compagnia?
Volentieri, ma non vi sottrarr del cibo. Ho gi
desinato per strada come sono solito fare, mai con
le gambe sotto il tavolo.
L'italiano mangia con poco appetito. Il cibo inglese
gli sembra sempre poco gustoso e gli crea
bruciori di stomaco che seda col laudano.
S'accorge che il giovane servo si mordicchia le
labbra: ha delle domande urgenti di cui indovina
la natura.
Volete chiedermi di ci che avete visto questa
sera, giusto? Del cadavere resuscitato, intendo.
 cos, signore. Non so che pensare. Chi siete
voi davvero?
Aldini ride.
Sono un uomo, Scott, ma sono deciso a scoprire
se  possibile infondere la scintilla della vita a un cadavere.
Era un morto, ricordate. Non ho fatto male
ad alcuno.
Pareva soffrisse molto, per. Non ho mai visto
in vita mia simili espressioni di dolore. Eppure vi
assicuro che conosco la sofferenza.
Siamo pi simili alle macchine di quanto si pensi.
Il corpo umano ha un'intelaiatura, dei tiranti,
delle leve...
Io vorrei sapere se l'anima di quell'uomo era
tornata in lui.
Lo scienziato si spazientisce e sbatte il piatto sul
tavolo.
Questa sera eri presente. Quello che  successo
l'hai veduto. Non c' nulla da aggiungere. Sei libero
di giudicare.
Scott lo guarda continuare a mangiare, solo alla
fine si lancia in un'altra domanda.
Padrone, siete certo di aver fatto la cosa giusta?
A cosa ti riferisci? Ai miei esperimenti sui poveri
cadaveri? Se Dio approva?
No, alla promessa che avete fatto alla madre di
George Forrest.
Certo che le voci in questa citt puzzolente, triste
e rancida camminano davvero veloci.
La colpa  della madre che va in giro dicendo
a chiunque incontri che presto avr giustizia o un
vostro risarcimento per campare come si deve per
il resto della vita.
L'italiano tace perch in cuor suo si  gi pentito
dell'irragionevole impegno preso.
Voi non siete un poliziotto. Che ne sapete d'indagini
e assassini?
Niente, certo, ma non sono stato capace di tacere
e di sorvolare sopra un'accusa tanto calunniosa.
Io avrei brigato per far condannare a morte un essere
umano. Inaudito.
Arrabbiato, Aldini mena un pugno sul tavolo e le
stoviglie tintinnano scontrandosi.
Da dove avete intenzione di iniziare?
Da chi  arrivato per primo sul luogo del delitto
e ha visto.
Io fossi in voi mi rammenterei il motivo che mi
ha portato qui e ignorerei le paturnie di una vecchia.
Io ho una sola parola e vi si pu prestar fede.
Volete che vi accompagni?
No. Ti chiedo di andare a prendere informazioni
sulla famiglia di George. A sentire quanto di
male diranno i vicini.
Ma potreste correre dei pericoli e io potrei...
No, non  necessario. So badare a me stesso.
Far come comandate, allora.
Senza chiedere permesso, torna la serva e porta
via il vassoio con ci che resta della cena, ma non
pu fare altrettanto con le inquietudini di Aldini,
che rimangono assieme a lui nella stanza.

 Capitolo 20.

Londra, 11 novembre 1803.
Nella taverna Great Little Goat, tra le pi sordide
della citt, Giovanni Aldini sta seduto di fronte al
poliziotto di nome Johnson, l'uomo che ha arrestato
Forrest.
Sul banco, davanti all'agente, ci sono una bottiglia
di acquavite e una banconota di grosso taglio:
ambedue servono per sciogliere la lingua dell'uomo
che appartiene ai Bow Street Runners, il primo
corpo di polizia istituito a Londra, anche se Johnson
non sembra andarne molto orgoglioso.
Ditemi ci che sapete.
Non c' molto da dire attacca l'uomo in divisa.
Qualcuno ha sentito gridare come se si stessero
scannando in casa Forrest e mi ha avvisato mentre
ero di ronda in strada. Non mi sono precipitato
perch non era certo raro che George picchiasse la
moglie. L'ho vista pi spesso con gli occhi pesti che
sani, povera donna.
E quando siete entrato nella stanza?
Ho trovato George accanto ai cadaveri di moglie
e figlio.
Continuate. Concentratevi sui particolari, vi
prego.
Aveva un coltello nella mano destra e gli abiti
lordi di sangue. Appena mi ha visto, come impazzito,
si  gettato furente contro di me e c' stata una
colluttazione.
E poi?
Per fortuna sono riuscito a tramortirlo con lo
sfollagente d'ordinanza. Sono svelto, sapete? Gli
ho messo le manette e l'ho arrestato.  tutto. Queste
stesse cose le ho riferite al giudice.
Che tipo era George Forrest? Lo conoscevate
bene?
Io conosco tutti per mestiere, ma qui c' chi lo
conosceva meglio e lo ha visto poco prima della
carneficina di quella maledetta sera.
Chiamatelo al nostro tavolo, vi prego.
Ron urla il poliziotto.
Subito si presenta il taverniere, un energumeno
pingue che indossa un grembiule di pelle di camoscio
con troppi anni di servizio.
Eccomi.
 Giovanni Aldini a fare le domande.
George Forrest ha trascorso qui la sera in cui ha
in seguito ucciso moglie e figlio?
L'uomo guarda il poliziotto, come per chiedere
l'assenso a parlare di certe cose con uno sconosciuto.
S, signore. Proprio al tavolo laggi.
Mentre l'italiano e Johnson si voltano, Scott fa
appena in tempo a ritrarsi dalla finestra accanto per
non essere visto. Da tempo spiava la scena.
Come sempre George aveva perso parecchio
alle carte ed era ubriaco. Un cliente perfetto per
me. Il taverniere si mette a ridere raggrinzendo il
naso rubizzo e battendosi la pancia.
Solo il poliziotto accenna a un sorriso trovando la
cosa divertente, mentre Aldini non si scompone: Non
 successo niente di particolare, che ricordiate?.
Nulla di fuori dall'ordinario. Lui e Steve, il mastro
carpentiere, hanno litigato parecchio. George
non aveva i soldi per onorare la perdita e se le sono
date di santa ragione nel vicolo qui dietro, ma questo
accadeva ogni volta. Niente di strano.
Vi ricordate se George portava con s un coltello?
No di certo. N quella sera n mai l'ho veduto
armato. Siamo tra gentiluomini e soprattutto niente
armi qui dentro.  la regola. Altrimenti avremmo
un paio d'ammazzati per notte.
Aldini  sul punto di chiedere altro, quando il taverniere
indica un uomo addormentato in un angolo
con il mento sul petto e la bava che gli cola sulla
camicia sporca di segatura.
C'era anche lui quella sera. Fa parte della combriccola.
Si chiama Ken Loch,  un compare di
Steve. Stanno sempre insieme come le piattole e le
puttane.
L'italiano si alza e solleva la testa dell'uomo, ma
l'ubriaco non d alcun segno di reazione.
Ha il cervello cotto dal vino. Non credo che
oggi vi dir molto.
Gi conviene Aldini. Poi si rivolge al poliziotto.
Vi chiedo il favore di condurmi in un posto, volete?
Unisce alla richiesta una seconda banconota
di buon taglio.
Solo ora, girandosi per uscire dalla taverna, Aldini
si avvede che al tavolo pi lontano, protetto
in parte alla vista da una volta di mattoni,  seduto
Balthus, assieme ad altri due gesuiti. Il prete lo
guarda torvo, stringendo minaccioso le palpebre.
Balthus lo sta pedinando e vuole che l'italiano lo
sappia.
Alzandosi il bavero, torna col pensiero a un altro
sedicente uomo di fede con cui ha avuto a che fare
molti anni prima. Simon il Consacrato.

 Capitolo 21.

Bologna, mattina del 28 novembre 1798.
Giovanni apr la porta di casa ed entr cercando
con gli occhi la madre, Caterina, per parlarle
di certi affari di famiglia legati a una cripta di
propriet. Non scorgendola, imbocc il corridoio camminando su un tappeto verde su cui erano
ricamati ciclamini e altri fiori di colore giallo.
L'andito conduceva alla cucina dove era solito trovarla
intenta a spignattare, impastare o preparare
composte.
Non c'era.
Strano.
Pass in rassegna le altre stanze senza successo
e lasci per ultima la pi improbabile, considerata
l'ora del giorno: la camera da letto.
Sorprese la madre china sul cassetto del comodino,
intenta a guardare qualcosa che teneva in mano.
Pur essendo in casa propria aveva un atteggiamento
sospetto.
Madre...
Sentendosi chiamare, la donna si spavent e nascose
velocemente ci che stava osservando, chiuse
il cassetto e vi si appoggi contro con le cosce.
Giovanni! Mi hai fatto quasi paura.
Cosa stavate facendo? chiese il figlio con un tono
di rimprovero sospettando gi di cosa si trattasse.
Niente... mettevo in ordine certi fazzoletti che
ho stirato e...
Giovanni raggiunse la madre con il chiaro intento
di verificarne le parole.
Caterina fece da baluardo al suo segreto e non
volle spostarsi.
Scansatevi, vi prego. Non fatemi usare le maniere
brusche che voi stessa mi avete insegnato a
evitare.
La donna cerc di resistere, ma in breve fu costretta
a capitolare.
Giovanni apr il tiretto e ne estrasse un rettangolo di carta.
Lo sapevo. Siete ancora invasata con questa storia,
poveretta voi.
Una sorta di santino riproduceva l'immagine di
un uomo con barba e capelli lunghi, in una posa
mistica che richiamava l'iconografia del Messia.
Tendeva le braccia con i palmi verso un cielo da
cui scaturiva del fumo celeste.
La madre strapp l'immagine dalle mani del figlio.
Che ne vuoi sapere tu. Sei geloso, ecco. Questo
 un sant'uomo benedetto da Dio, mandato in Terra
per indicarci la giusta strada verso l'eternit.
Giovanni aveva sentito altre volte queste fandonie.
Stanco, si sedette sul letto.
Poi sollev la testa e vide che la madre gli teneva
il broncio, pronta a difendere con tutta se stessa
quello che lui riteneva un imbroglione della peggior
specie.
Siete stata ancora da lui per assistere ai suoi riti?
S, come cento altre persone prescelte per albergare
nel cuore di Nostro Signore Ges Cristo, grazie
all'intercessione di Simon il Consacrato.
Sapeva che non erano parole della madre e la domanda
che stava per farle gli risultava particolarmente
dolorosa.
Stamattina, uscendo, vi ho lasciato dei soldi
perch mi avevate detto di dovervi comprare uno
scialle nuovo. Mostratemelo.
Non ho avuto tempo oggi, andr domani rispose
la donna in evidente imbarazzo, tenendo
l'immagine di Simon stretta sul cuore.
Allora fatemi vedere il denaro, ve ne prego.
Colta in flagrante, la donna reag aggredendo
il figlio: Ebbene, s. I soldi li ho dati a Simon il
Consacrato e lui li ha presi in mano e trasformati
in un fumo purificatore. L'ho visto con i miei occhi
e loro non mi hanno mai tradito. Scocc uno
sguardo inquisitore al figlio. Mi ha liberato dallo
sterco del diavolo. Un vero miracolo che solo un
emissario del Supremo pu compiere.
Dopo la sfuriata, Caterina si ferm per respirare
e tossire.
Giovanni provava una pena infinita. La madre
non era che l'ombra della donna che conosceva.
Con gli anni aveva perso forza, era debole e fragile
al punto di credere alle imposture di un ciarlatano.
Forse  solo la paura della morte che assale i vecchi,
pens.
I due rimasero a lungo in silenzio guardando
porzioni diverse di muro.
Dalla strada si sent una botte rotolare sul selciato,
spinta da un venditore di stoccafisso.
Giovanni si drizz e apr con un colpetto del pugno
uno scomparto segreto del com in cui la madre
teneva i gioielli.
Vuoto.
Guard la donna, che sembrava ancora pi piccola
del solito, rintanata com'era nel vestito che
ogni giorno le calzava pi grande.
S, ho portato anelli, collane e orecchini a lui
perch me ne liberasse a maggior gloria del Signore.
Come ha fatto anche la mia amica Severina che
non ringrazier mai abbastanza per avermi introdotto
all'eletto. A lui, le cui parole scaldano il cuore
e danno speranza di redenzione eterna.
Giovanni ragion a lungo tra s con le mani sul
mento.
Quando avverr il prossimo incontro con questo
sant'uomo? le chiese con calma.
La donna tentenn, poi si convinse di non avere
nulla da nascondere: Tra qualche giorno, e
comunque all'imbrunire, nella chiesa sconsacrata
all'angolo col tribunale.
Andateci allora.
Certo che vi andr. Non ho bisogno del tuo
permesso. Io sono tua madre.
Nei prossimi incontri Simon il Consacrato avr un
nuovo seguace, si disse Aldini.
 
Capitolo 22.

Bologna, 2 dicembre 1798.
La chiesa sconsacrata era gremita di gente in rigoroso
silenzio. Donne e uomini anziani, soprattutto,
ma si notavano qua e l anche delle ragazze, perlopi
in disparte. File di panche con inginocchiatoio
e vetrate con scene bibliche testimoniavano l'antico
uso del luogo.
Simon il Consacrato - era stato lui stesso ad affibbiarsi
l'appellativo con cui dovevano chiamarlo
- stava ritto accanto alla simulazione di un altare
cristiano, con tanto di tabernacolo. Era un uomo
pi alto della media, barba e capigliatura da eremita.
Indossava una lunga giacca nera che ricordava
una tonaca da prete. In piedi sopra un rialzo di
legno alto due spanne scrutava con occhi spiritati
gli astanti, passandoli in rassegna uno a uno. Chi
aveva la ventura di incrociare il suo sguardo, lo abbassava
immediatamente.
Due adepti del sant'uomo si aggiravano per i banchi
squadrando i convenuti come fossero ostaggi.
Dietro il pilastro che reggeva il fonte battesimale,
ormai un inutile catino di marmo, stava nascosto
Giovanni Aldini. Aveva scelto quell'angolo anche
la volta precedente per assistere alle cerimonie, ma
ora era pronto ad agire.
Aspettava il momento opportuno.
Un battito di mani degli assistenti, che nel frattempo
si erano portati a fianco del Maestro, e la
cerimonia ebbe inizio.
Simon cominci a recitare con contrizione il Padre
nostro, subito seguito dai fedeli.
Finita la preghiera, punt il dito contro la folla.
Con veemenza si scagli contro i beni materiali che
conducono alla corruzione dell'anima, allontanandoci
dal Signore.
Alcuni piangevano, altri imploravano perdono
con gli occhi sollevati in direzione delle volte del
soffitto dall'intonaco cadente. Un buon numero di
persone si precipit verso l'altare portando in dono
denaro e oggetti preziosi, pregando il santo a gran
voce perch lo mondasse dai peccati. Tra i primi a
farsi avanti c'era Caterina con in mano gli ultimi
orecchini che le erano rimasti. Giovanni la vide e
scroll silenziosamente la testa.
Simon il Consacrato afferr un paio di monete di
metallo nobile che qualcuno gli porgeva e le pose
sui palmi aperti.
Che Iddio ci aiuti a liberarci del denaro, simbolo
della perdizione terrena che ci orba della
verit.
Cos dicendo sfreg tra loro le mani e, quando
le riport in posizione, dalle dita si sprigion un
fumo azzurrognolo: le monete erano sparite. Un
odore pungente si propag per l'ambiente. Molti si
convinsero che fosse puzza di zolfo.
I volti erano congelati in un'espressione di timoroso
stupore.
Imitando gli adepti, tutti si batterono il petto in
segno di contrizione e pentimento. Gli adepti passarono
tra i banchi con dei sacchetti di velluto rosso,
simili a quelli usati in chiesa durante la questua
a fine messa, ma pi capienti: dovevano raccogliere
gli averi di cui i presenti erano ben felici di potersi
liberare.
Io trasformer in fumo ogni vostro avere per
la remissione dei peccati. Poveri siamo venuti al
mondo e poveri dobbiamo tornare al Padre. Tramite
me, sar fatta la volont del Signore Iddio.
Dal fondo della chiesa sconsacrata si lev una
voce.
Un momento.
Aldini cammin lungo la navata. Tutti lo osservarono.
Molti lo avevano riconosciuto e pronunciarono
il suo nome. La pi stupita era la madre,
che si vergognava di lui.
Voi mandate in fumo denaro e gioielli e vi professate
il Consacrato. Io vi chiamo ladro, imbroglione
e approfittatore.
I presenti spalancarono la bocca per l'empiet di
quelle parole.
Sollevando le braccia al cielo, come se volesse
richiamare a s schiere di angeli vendicatori, Simon
url gonfiando le vene del collo e sputando
parole assieme alla saliva: Come osate rivolgervi
a me con queste parole, sciagurato miscredente!
Io sono il Consacrato da Dio,  il Signore che
mi guida.
Allora datene prova. Fate uscire dalle vostre mani
il fuoco dell'inferno e io creder che siete l'emissario
dell'Altissimo. Dovrebbe essere facile per voi.
Simon batt pi volte le mani sulle cosce muovendosi
nervosamente avanti e indietro e si rivolse
agli assistenti.
Buttate fuori quel cane.
I due si mossero verso il disturbatore, ma un
gruppo minaccioso di fedeli si frappose tra loro e
Aldini.
Una donna diede voce al sentimento comune.
Simon, compite il miracolo per tutti noi. Dimostrate
all'infedele che siete un essere divino.
In evidente difficolt, il sedicente maestro scand
parole cariche di rabbia.
Non mi abbasser mai a essere messo alla prova.
Neppure Ges l'ha fatto sulla croce, preferendo
morire.
Non nominate il nome di Cristo, non ne siete
degno. Voi siete soltanto uno dei ladroni grid lo
scienziato.
Simon si mosse per uscire di scena, ma Aldini lo
rincorse e riusc ad afferrarlo per una manica.
Non ve ne andrete cos. Il vostro imbroglio
deve finire ora.
Provate voi a compiere il miracolo, dato che lo
pretendete da me.
Aldini non attendeva che questo momento per
agire. Simon aveva abboccato alla trappola.
Io sono pi potente di voi, guardate.
Si sfreg le mani coperte da guanti e sopra si materializzarono
fiamme lunghe mezzo braccio.
Nella chiesa sconsacrata riecheggiarono grida di
meraviglia. Alcuni s'inginocchiarono invocando
l'intercessione del Signore e l'aiuto dei santi: che
concedessero loro la grazia di interpretare quel miracolo.
Simon fece un passo indietro, temendo che il fuoco
lo ghermisse.
Aldini lo indic: Non sono un emissario di Dio,
come non lo  lui. Si tratta solo di chimica. Basta
combinare due elementi per creare del fumo. Acido
cloridrico su una mano e ammoniaca sull'altra.
Tentando un'ultima vana resistenza, Simon si
scagli ancora una volta contro l'accusatore: Voi
siete un uomo empio e volete ridurre a mere formule
scientifiche i miracoli ispirati dall'Altissimo.
Ma le sue parole suonarono vuote. Ora gli occhi
dei convenuti lo guardavano con astio.
Aldini non aveva terminato con lui, e si rivolse
ai fedeli: Voi dovevate liberarvi dei beni terreni e
Simon li trasformava in fumo.  cos?.
Le persone tra i banchi assentirono.
Falso!
Nel silenzio carico d'attesa si spalanc il portone
d'ingresso e venne avanti Jacopone. Portava con s
un grande sacco di canapa.
Si mise accanto ad Aldini, senza proferire una
sillaba.
Ecco qui i vostri averi finiti in fumo.
Jacopone apr l'involto e svel il contenuto: gioielli
di ogni fattura e monete in gran quantit.
Questa roba l'abbiamo presa meno di un'ora fa
nell'abitazione di Simon.
Molti si mossero per poter vedere meglio. Diverse
persone riconobbero i propri oggetti e cominciarono
a litigarseli.
Non tutti parteciparono alla ressa: alcuni preferirono
concentrare la propria attenzione sul sant'uomo.
Dopo averlo agguantato lo picchiarono con ferocia. I
complici non se la passarono meglio. Mentre le donne
pi robuste li tenevano saldamente per mani e braccia,
le pi incarognite li scarnificarono con le unghie,
ovunque ci fossero lembi di pelle scoperta. Poi li gettarono
a terra e li presero a calci fino a far loro perdere
i sensi.
Aldini vide la madre paralizzata in un angolo, incapace
di riprendersi dallo sgomento. La raggiunse,
le strinse le spalle e la condusse all'aperto.
Dopo un tratto di strada, la donna sollev la testa
per parlare, ma il figlio le fece cenno che non aveva
importanza. Non c'era nulla da aggiungere.
Campane lontane risuonarono a morto.

 Capitolo 23.

Londra, 11 novembre 1803.
Una vicina dalle poppe di dimensioni ragguardevoli,
su richiesta del poliziotto, apre la porta della casa
della famiglia Forrest. L'odore di zuppa di cavolo
investe Aldini e l'agente.
L'uomo d'ordine non deve neppure indicare
dove sia avvenuto il duplice omicidio: le tracce
di sangue rappreso su una parete e sul pavimento
sono ancora evidenti. A mezz'altezza l'intonaco 
non solo sporco, ma anche bucato e graffiato in pi
punti. Aldini ne deduce che alcuni affondi di coltello siano andati a vuoto. Forse perch la vittima si
dimenava e cercava di fuggire.
A tre braccia di distanza c' una macchia violacea
piuttosto larga che dal muro arriva fino a
terra.
Qui  dove ho trovato il figlio. Era spirato addossato
alla parete con il sangue che ancora colava
quando sono arrivato. Comunque, non era vicino
alla madre commenta il poliziotto.
L'indagatore improvvisato si concentra e prosegue
il sopralluogo: vede un'estesa chiazza di
sangue con una traccia evidente al centro.  convinto
si tratti dell'impronta del tacco della scarpa
dell'assassino. Di certo uno stivale, a giudicare
dalla forma.
Poi studia una lunga scia di sangue e ne deduce
che la madre si sia trascinata verso il figlio colpito
a morte.
E la donna? In che posizione era quando siete
entrato nella stanza?
George la reggeva per la nuca con una mano e
l'altra, armata di coltello, era sullo stomaco, dove
le viscere traboccavano.  di certo stato quello il
colpo mortale. Le altre ferite erano meno gravi.
Ho esperienza di queste cose.
La moglie aveva lividi sulla faccia?
Non che io ricordi. I capelli erano scompigliati
e gli abiti sottosopra... le si vedeva la coscia fino
al fianco.
A proposito, dov' l'arma del delitto?
L'inglese nicchia e alza le spalle, si stira i baffi.
Che c'?  importante. Ditemi e sapr ricompensarvi
a dovere.
Il poliziotto mette una mano dietro la schiena
con un gesto troppo deciso e Aldini arretra temendo
il peggio. L'agente gli mostra un coltello piuttosto
grosso.
Eccolo. L'ho preso io, tanto non serviva pi a
nessuno. Ho visto subito che era un'ottima lama.
Il giudice non ha preteso che l'arma dell'uccisore
venisse mostrata durante il processo? Era una
prova importante.
No. Tutto era gi evidente. Io ero pronto a restituirlo
ma nessuno l'ha reclamato. Ormai  mio di
diritto. Il poliziotto sorride maligno.
L'italiano prende in mano l'arma e la osserva attentamente.
Il manico  ricoperto di pelle consumata
e la lama  affilata da entrambi i lati. Sulla
minuscola elsa c' uno spunzone.
Non  semplicemente un coltello, ma un attrezzo
per un mestiere di qualche tipo.
Avete almeno cercato di scoprire se apparteneva
davvero a George?
Lo aveva in mano lui. Che altro c' da sapere?
Gi commenta sconfortato Aldini.
Si guarda ancora in giro scrollando la testa. Non
c' altro che attiri la sua attenzione.
Quanto volete per questo coltello? chiede al
poliziotto.
Questo vale almeno un mese di paga.
E sia.
Aldini gli allunga del denaro che lo rende subito
allegro.
L'arma passa di mano.
Ora possiamo andarcene. Vi ringrazio per il vostro
tempo.
Il poliziotto, euforico per l'insperato guadagno,
si lascia andare a una battuta: Bisognerebbe chiedere
alla moglie se a uccidere lei e il figlio sia stato
davvero il marito. Voi resuscitate i morti, no, italiano?.
Aldini viene attraversato da un'idea. Un pensiero
assurdo. Tanto assurdo da potergli cedere.
Subito si precipita in strada, senza salutare n il
poliziotto n la comare dal seno prodigioso che incontra
per le scale.
Svolta in una piazza nobile circondata da un
gruppo di alberi dalle fronde ben curate.
Non visto, Scott lo segue dappresso rintanandosi
ogni tanto in un androne.
 
Capitolo 24.

A tarda notte il Tamigi si nasconde sotto una coperta
di nebbia gialla. Il respiro dell'acqua si indovina
appena.
Prudente, una piccola chiesa di soli sassi sta nascosta
dietro la volta di un ponte.
All'interno, c' il gelo del tipo che s'insinua nelle
ossa e non ti abbandona per ore.  uno di quei
posti dove, misteriosamente, fa pi freddo dentro
che fuori.
 presente una sola anima.
Un angolo  rischiarato da uno straccio di canapa
intrisa di cera che brucia avvolta attorno a un bastone.
In questa macchia di luce  seduto Balthus, il
capo chino e gli avambracci appoggiati stancamente
sulle ginocchia. Un filo di bava cola a macchiare
una delle lastre irregolari di pietra povera che coprono
il pavimento.
Un suono di passi lenti riecheggia tra le mura; il
gesuita serra la bocca e solleva le spalle rachitiche.
Si alza e afferra la nuca del visitatore. Lo attira a
s fino a mettere le fronti a contatto. Rimangono
cos a lungo, mentre Balthus ascolta ci che l'altro
 venuto a dirgli in un torrente di parole sibilanti.
Una confessione senza peccati n penitenze. L'intimit
tra i due  assoluta. Di tanto in tanto le labbra
si sfiorano.
Alla fine del resoconto, il delatore bacia il crocefisso
sul petto di Balthus, che lo congeda impartendogli
la benedizione e coprendogli le orecchie
con le mani aperte. L'uomo si allontana, lasciando
malvolentieri la presa attorno ai polsi del gesuita.
Rimasto solo, Balthus toglie la piccola fiaccola
dal muro e la spegne con le mani. Il dolore gli provoca
piacere. Piacere puro.
 
Capitolo 25.

Dintorni di Londra, mattino del 12 novembre 1803.
Folate di vento fanno fremere i rami ritorti simili
a braccia scheletriche pronte a ghermire chiunque
passi. Un raggio di sole taglia la bruma come una
spada infuocata.
Aldini cammina con le mani protese in avanti,
per pararsi da eventuali ostacoli, facendosi condurre
dai rumori sempre pi prossimi.
Fin dall'inizio del breve viaggio che lo ha condotto
l, si  pentito di non avere portato Scott con
s. Ormai  troppo tardi per rammaricarsi e continua
a procedere guardingo nella nebbia.
Improvvisamente la vista si apre sopra una radura,
e pu scorgere il cantiere edile gi in piena
attivit di prima mattina. Il carpentiere impartisce
ordini passando da un lavorante all'altro. Sul fianco
porta un fodero con un martello sul punto di
cadere. Il viavai di carriole  incessante. Armati di
pala, due ragazzi magri al limite della consunzione
impastano la malta direttamente su tavole umide.
Un muratore lancia i mattoni a un garzone che sta
al primo piano e non sbaglia un colpo. Un altro
uomo afferra la corda che pende dall'ultimo piano,
il quarto del palazzo nobiliare che al termine
dei lavori raggiunger i cinque piani, e attacca a un
gancio un secchio colmo di malta. Il secchio sale a
strappi secondo il ritmo delle bracciate. Su un'impalcatura
realizzata con grossi rami legati tra loro,
due muratori discutono tenendo il foglio del progetto
davanti ai nasi.
Aldini si muove tra gli operai indaffarati senza
chiedere n essere fermato. Ognuno lavora a testa
bassa e non si cura d'altro.
Poco discosto, vede ci che andava cercando: gli
spaccapietre all'opera. In cerchio, si contano tre
adulti, il resto sono bambini impegnati a ripulire
il terreno dalle schegge o dal materiale di risulta.
Le pietre squadrate e smussate vengono man mano
ammonticchiate alle loro spalle.
Si avvicina al gruppo. Tutti lo osservano con
ostilit: se un gentiluomo s'interessa a loro, vuol
dire che porta guai.
Cosa cercate, signore? Qui c' solo povera gente
che mastica fatica. I capi sono laggi.
 proprio con voi che voglio parlare.
Senza aggiungere altro, tira fuori da una bisaccia
il coltello trovato sul luogo del delitto in casa
Forrest.
Riconoscete questo?
Uno degli adulti, lisciandosi la testa calva, risponde
non con parole -  muto - ma con un gesto,
poi va a prendere un coltello posato su una pietra
da rifinire.  del tutto simile a quello appena mostrato
da Aldini. Differisce solo nell'impugnatura,
che risulta meno logora.
Un altro spiega:  un attrezzo del nostro mestiere.
Serve per togliere le asperit dalle pietre.
Per noi  prezioso, poich non ce lo passa il padrone.
Dobbiamo comprarcelo. Se l'oggetto  di buona
foggia lo passiamo in eredit ai nostri figli. Di
pi certo non avranno.
Voi conoscevate George Forrest.
Tutti abbassano la testa come fosse un modo per
onorare il defunto, o per maledirlo.
Era uno di noi. Pace all'anima sua.
Era un uomo violento?
Quale uomo non lo ? Basta l'occasione.
Il terzo spaccapietre si fa sentire per la prima
volta aprendo la bocca sdentata: Vorrei avere un
soldo per ogni testa che ha rotto o faccia che ha
tagliato.
Non pi di chiunque sia in grado di difendersi.
Sono tempi oscuri e gira cattiva gente conclude
l'altro.
Da dietro un carro sbuca il mastro carpentiere.
Ha autorit nel cantiere e gli spaccapietre arretrano
di un passo.  un uomo tarchiato con schiena e collo
muscolosi. Una leggera peluria, che non si risolve
in barba, gl'incornicia il viso dai tratti infantili.
Ha la voce forte ma impastata.
Ben vi conosco. So chi siete. Voi le persone le
torturate e le tagliate anche da morte, italiano.
Chi siete?
Mi chiamo Steve. George era un amico e so
come avete avuto in spregio il suo cadavere. Meritereste
di fare la stessa fine, dieci volte cento.
Vi sarei venuto a cercare, ma ora che vi trovo
qui ho qualcosa da chiedervi. Avete difficolt a rispondermi?
Nessuna, se non il fastidio di vedervi e sentirvi
parlare.
Cosa sapete di quella notte?
Vi ripeterei ci che vi ha gi riferito quel chiacchierone
dell'oste. Niente di pi.
 stato George Forrest a uccidere moglie e figlio,
nella vostra opinione?
 stato trovato lordo del loro sangue, che altro
c' da dire? Voi certamente lo avete creduto colpevole,
visto che gli avete negato piet anche da
morto.
Mentre i toni del confronto tra i due si accendono,
molta gente del cantiere ne approfitta per prendersi
una pausa: smettono di lavorare e si avvicinano
agli spaccapietre per assistere all'inaspettato
spettacolo.
Ma Aldini non crede sia il caso di spiegare o mettersi
a discutere oltre. Preferisce andarsene incolume.
Buona giornata a voi.
E sparisce in fretta dileguandosi lungo un sentiero di
campagna. Steve non lo ferma e nessun altro osa farlo. Il
mastro carpentiere solleva una mano e tutti si rimettono al
lavoro. L'italiano, per, non sta tornando a mani vuote.
 
Capitolo 26.

Londra, tarda notte del 12 novembre 1803.
Nel giardino interno del lugubre convento dei gesuiti,
dove le erbacce proliferano attorno a un albero
dal tronco nodoso con le foglie lanceolate da cui
non s'indovina la natura, si affacciano poche celle.
Sul tetto che protegge il perimetro della costruzione
due cornacchie si affilano i becchi strofinandoli
in quello che pare un duello tra spadaccini.
Nella piccola stanza di Balthus, delimitata da muri
grigi di malta grezza, c' un letto con il pianale di
legno e, sopra la parete dietro la testata, un'incisione
sbiadita che raffigura Ignazio di Loyola con un
libro in una mano mentre l'altra anela al cielo.
L'unico oggetto dall'aspetto prezioso  un'icona
russa a foglia dorata con la Madonna e il Bambinello
riccioluto che la guarda dubbioso appoggiando
il volto al suo petto.
Illuminato dalla luce tremolante di un candelabro
a tre bracci, il prete  inginocchiato a terra. L'abito
talare  abbandonato lungo i fianchi per scoprire il
torso. Sulla pelle sono ben visibili le cicatrici delle
ferite che il gesuita s'infligge per penitenza con un
nerbo di bue. Le vertebre della spina dorsale sporgono
come scaglie di drago.
Portando in modo ritmico e lento le labbra a baciare
il pavimento freddo, Balthus prega con parole
aspre e silenzi dolenti. Infine afferra il frustino e
comincia a percuotersi sulle scapole. Il suono che
produce  simile a quello che i battitori provocano
battendo il terreno con un bastone per dirigere le
volpi verso i cani. A ogni vergata, segue un lamento
sommesso.
In un soffio, che il prete non percepisce, la porta
della cella si apre.
Una figura si avvicina a piccoli passi.
Le fiammelle delle candele si agitano mute, e
l'ombra si ferma un lungo istante proprio sopra al
corpo inginocchiato.
Non  pi tempo d'indugiare.
Con decisione cala un pugnale alla base del colloaffondando l'arma. Balthus drizza la schiena e
vorrebbe urlare, ma la lama viene ruotata pi volte
nella gola, recidendo le corde vocali. Balthus rantola
soffocato dal suo stesso sangue. Una pedata
assestata al centro della schiena e il corpo della vittima
crolla.
L'assassino si gode l'agonia del gesuita.
Balthus spira senza sapere chi l'ha ucciso. Sul
perch avrebbe un'ampia scelta.
Al sorgere del sole, non vedendolo arrivare alla
prima funzione mattutina, un confratello si reca
nella cella di Balthus e trova il corpo a terra con
quello che appare un crocefisso piantato alla base
della nuca. Sembra giaccia prostrato in preghiera,
come al solito.
Sono gli occhi spalancati, congelati nell'espressione
di dolore, e la faccia coperta di sangue rappreso
a testimoniare l'orrore della morte.

 Capitolo 27.

Londra, mattino del 13 novembre 1803.
Scott rovescia un altro secchio di acqua calda nella
vasca di rame dove Aldini, nudo, giace immerso
fino alla cintola.
Direi che pu bastare, grazie.
Avete trascorso bene la notte?
Ho letto degli appunti fino a tardi. Nient'altro.
Il servo prende a passargli un guanto di sottili
corde intrecciate sulla schiena e sulle spalle, mentre
l'italiano si sciacqua la faccia e chiede clemenza:
Mi stai scorticando vivo.
Ci vuole vigore. Vedrete che la circolazione del
sangue nelle vostre vene ne giover.
Speriamo valga la sofferenza. Hai raccolto qualche
informazione utile sul duplice omicidio compiuto
da Forrest?
Ben poco, direi. L'unica nota, seppur minima, e
non so cosa provi,  che in molti nel vicinato hanno
udito la moglie urlare come un'ossessa.
La stava uccidendo, mi sembra normale.
Le persone che ho sentito mi hanno confidato
che di solito era George a gridare. La insultava,
l'accusava di tradirlo. Lei subiva in silenzio e gridava
solo se percossa forte.
Non questa volta, dunque. Forse perch s' accorta
che il marito stava andando oltre.
Forse.
Aldini indica a Scott un foglio di carta posato sopra
a uno sgabello.
Dammelo, per favore.
Il servo glielo porge e subito il padrone si mette a
osservarlo con la massima concentrazione.
Cos', se posso chiedere?
 un disegno che ho fatto a memoria della scena
del delitto.
Indica un punto preciso dello schizzo.
Qui c'era un'impronta che penso fosse di stivali,
ma...
... ma l'assassino in carcere indossava degli
zoccoli di legno.
 cos, infatti sottolinea Aldini. Sei un acuto
osservatore, me ne compiaccio. E un'altra cosa mi
d da pensare...
Scott smette di tormentargli la pelle, aspettando
che il padrone proferisca parola.
Entrando in casa, dalle tracce si pu dedurre che
George abbia incontrato subito la moglie. Il cadavere
era vicino alla porta.
E allora?
Perch George ha ucciso prima il figlio che era
pi distante? Questa indica un altro particolare
del disegno  la scia di sangue lasciata dalla donna
per raggiungere il ragazzo morto.
Forse il figlio  corso per salvare la madre dalle
percosse e lui l'ha ucciso.
Giusta deduzione. Ma sul corpo della donna
non c'erano segni recenti di percosse o lividi sul
volto. Me l'ha assicurato il poliziotto sopraggiunto
subito dopo.
Scott socchiude gli occhi per far correre pi veloce
i pensieri. Aldini prosegue.
E poi, se George aveva il vizio di battere la moglie,
il ragazzo doveva esserci abituato. Cosa  avvenuto
di diverso quella sera?
Si potrebbe pensare che...
All'improvviso, due soldati irrompono nella
stanza.
Fermo, resuscitatore. Non fate resistenza se non
volete farvi male.
Fare resistenza? E perch dovrei? Cosa volete
da me?
I militari sollevano di peso Aldini dall'acqua e lo
mettono in piedi accanto alla vasca.
Scott cerca di intervenire: Non  questo il modo
di trattare un galantuomo.
Taci, ragazzo, altrimenti ti condurremo via con
lui, come complice.
Complice di cosa?
Aldini si copre il pube con entrambe le mani.
Di assassinio lo informa il soldato pi anziano.
Finirete impiccato e allora il cadavere da resuscitare
sar il vostro lo schernisce l'altro.
Senza frapporre tempo, i soldati esortano Aldini
a seguirli: Venite con noi.
Il fermato chiede la decenza di potersi almeno
coprire. Come se fosse una concessione eccezionale,
il permesso viene accordato. Aldini si veste in
fretta, maldestramente aiutato da Scott. Con una
scarpa ancora da infilare e i soli pantaloni addosso,
viene abbrancato in modo brutale, messo ai ceppi e
condotto gi per le scale.
Gli avventori della taverna, riconoscendo Aldini
trascinato dalle guardie, sghignazzano e sputano
per terra per allontanare lo spettro dei demoni che
sono certi l'italiano abbia portato tra loro. Scommettono
che far una brutta fine, come merita.

 Capitolo 28.

In una carrozza della polizia, con finestrini minuscoli,
l'interno di legno nudo, senza imbottiture, Aldini
 condotto in vincoli fino al convento dei gesuiti.
Attraversato il giardino le guardie, contente di
disfarsi di lui, lo spingono mandandolo a sbattere
per terra col mento. Aldini si ritrova dolorante ai
piedi del giudice Murray e di un soldato.
Appena vi ho visto ho capito che sareste stato
una fonte di disgrazie, italiano.
Aldini si rialza e urla a due palmi dalle guance
paffute del magistrato: Perch mi avete fatto arrestare?
Io non ho colpa alcuna. Mi hanno chiamato
assassino.
L'uomo di legge si limita a spostarsi, invitandolo
con un gesto a entrare nella cella dietro di loro. Il
corpo di Balthus  steso a terra, la lama ancora affondata
nella nuca.
Aldini spalanca gli occhi. In un attimo comprende
la situazione in cui  precipitato.
Giudice, non penserete che sia stato io a ucciderlo.
Decine di persone rispettabili vi hanno sentito
minacciarlo di morte. E ora  accaduto. Quanto
meno vi spetta il ruolo di sospettato, non credete?
 stata una semplice lite, una minaccia di circostanza.
Non sapevo neppure dove fosse il suo convento.
Dovrete trovare argomenti pi convincenti di
questo. Ognuno a Londra avrebbe potuto indicarvi
l'indirizzo di questo ritrovo di gesuiti russi.
Io non sono un omicida.
Uno che tormenta i morti come fate voi  capace
di ogni nefandezza.
Aldini solleva i polsi imprigionati. Toglietemi
i ceppi. Non tenter di fuggire. Voglio solo poter
vedere da vicino.
Il giudice alza le spalle e una guardia lo libera.
Lo scienziato si massaggia la pelle arrossata mentre
si avvicina al cadavere.
Come i pittori, vi beate nel rimirare le vostre
opere? Fate pure, ve lo concedo.
Murray  curioso di scoprire cos'ha in mente.
L'italiano osserva a lungo il corpo del prete e
ravvisa le cicatrici sul dorso. Alcune sono fresche,
altre rimarginate da tempo: evidentemente la fustigazione
era una punizione corporea che il prete si
infliggeva da anni. Ma c' un'ecchimosi al centro
della schiena del morto. Ha una forma a semicerchio
allungato e, sotto, un segno pi calcato. Di
certo il colpo gli  stato inferto prima che spirasse,
quando ancora il sangue circolava nel corpo, altrimenti
non vi sarebbe nessun segno, ne deduce Aldini.
A un passo dal cadavere sente un forte odore,
estraneo all'ambiente. Inspira profondamente per
cercare di imprimerlo nella memoria.
Vedo che vi piace l'odore della morte commenta
il giudice.
Aldini scrolla la testa perch ogni spiegazione
sarebbe inutile. S'inginocchia accanto alla testa di
Balthus e a quegli occhi spalancati.
Osserva l'arma del delitto e la riconosce all'istante.
Si tratta di un pugnale dalla lama sottile, detto
alla genovese, un vanto degli artigiani di quella
citt.
Ora siete soddisfatto? Avete visto abbastanza?
Persino il pugnale  come voi, italiano.
Questa  un'arma formidabile. Molto ricercata
nel mio Paese e apprezzata anche in Inghilterra.
Il giudice si  stancato: Voi lo avete ucciso. E
ora mi confesserete il perch, altrimenti conosco le
persone capaci di rendervi pi docile.
Io non ho nulla a che fare con la morte di questo
prete. Non gli mancavano certo i nemici.
Ne sono convinto, ma voi ultimamente avevate
assunto un posto d'onore.
I due soldati si fanno avanti.
Portate quest'uomo dove merita, in galera.
No, voi non potete... io...
Aldini viene preso per i bicipiti e condotto via
nonostante faccia disperatamente resistenza puntando
i piedi.
Neppure nel peggior incubo avrebbe pensato di
dover assaggiare le prigioni di Londra, avendo ben
visto cosa accade in quei luoghi.
Il boia e i suoi assistenti l'aspettano.

 Capitolo 29.

Nonostante il sole sia gi alto nel cielo, la prigione
resta immersa in una perenne e fumosa oscurit.
I soldati consegnano Aldini al secondino glabro.
Appena riconosce l'italiano, il sordido principe di
quel regno di disperati si lascia andare a una risata
sinistra.
Chi l'avrebbe mai detto. Voi, qui.  un piacere,
signore. Vi riserveremo un trattamento degno
del vostro rango. La camera migliore dell'albergo.
Prego, da questa parte.
E gli fa un inchino buffonesco per cedergli il passo.
Aldini  costretto a spintoni a percorrere un lungo
corridoio che conosce bene per averlo attraversato
giorni addietro. Si volta a guardare il secondino
e subito ha la conferma che temeva.
S,  la cella di George Forrest. Come sapete si
 liberata.
Una pedata nelle reni da parte del secondino e
Aldini viene cacciato dentro l'angusto vano. Poi
subito il clangore della chiave, che gira rumorosamente
nella toppa.
La disperazione non tarda a sopraggiungere.
Come per nascondersi, si accuccia in un angolo con
la testa tra le braccia. Un sorcio cammina impunemente
lungo il perimetro della cella. Il silenzio non
alberga nelle prigioni: pianti, urla, imprecazioni,
grugniti lascivi, risate folli, confidenze sussurrate,
colpi sordi per comunicare e sospiri di morte.
Attesa.
Sente dei passi pesanti avvicinarsi. Lo spioncino
viene spalancato e il viso del boia fa capolino nel
rettangolo ritagliato nel legno. Poi la porta si spalanca.
Aldini comprende che il momento  giunto.
Due secondini lo tengono fermo mentre il carnefice
gli infila un guanto di ferro sulla mano destra
e con una rondella stringe lo strumento, capace di
schiacciare la carne e spezzare le ossa.
Allora, italiano. Confessate d'aver ucciso il prete?
chiede quasi distrattamente.
Non ammetter ci che non ho fatto.
Senza neppure un cenno, il guanto di metallo
viene stretto di alcuni giri e gli strappa un urlo di
dolore.
Credo che non ci metterete molto a dirmi ci
che mi preme sapere. La giustizia deve fare il suo
corso.
Torturare un uomo  un abominio.
 una pratica che conoscete bene.
L'ho giurato, sono innocente geme Aldini.
Altro giro di vite.
Un urlo. Ma non di Aldini.
Fermi!
 una voce familiare. In pochi istanti sull'uscio
della cella si materializza la figura del magistrato.
Accanto a lui c' Scott.
Fatelo uscire di l e chiudete la porta ordina il
giudice. Non sopporto la puzza delle celle. Mi d
il voltastomaco.
Liberato dallo strumento di tortura, si affretta a
seguire il giudice. Nel corridoio riesce a notare, un
po' in disparte, due persone ben vestite, uomini di
lignaggio. Hanno il volto contratto in un'espressione
grave.
L'italiano  confuso, disorientato.
Io non...
Murray lo interrompe: Come e dove avete trascorso
la notte passata?.
Prima che Aldini possa articolare una sola sillaba,
 Scott a rispondere al posto suo.
 stato sempre chiuso in camera. Ha giocato
l'intera notte a carte con questi gentiluomini di
specchiata onest. Ero presente anch'io.
Aldini resta sorpreso, ma non si tradisce.
Il giudice incrocia le mani dietro la schiena e si
rivolge ai due uomini di lignaggio: Voi confermate
ci che  appena stato detto? Avete trascorso
l'intera notte con questo italiano?.
Uno dei due stringe il cappello tra le mani. S,
eccellenza. Era con noi.
Quando Murray comincia a mugugnare incerto,
 il secondo testimone a parlare.
Abbiamo cominciato a giocare a whist che non
era neppure il tramonto e ci siamo attardati fino
alle prime luci del giorno. In verit, l'italiano  un
pessimo giocatore.
Il giudice si rivolge torvo a entrambi i testimoni.
Giurate voi, qui, davanti a me e a Dio?
Lo giuriamo rispondono entrambi.
Badate bene che io non tollero chi mente e si fa
beffe della legge e soprattutto di me. Se scopro che
le cose non sono andate come avete affermato, vi
far punire adeguatamente.
Poi il magistrato si avvicina ad Aldini.
Per ora potete andare, ma restate a disposizione
e non tentate di allontanarvi da Londra. Sapr
sempre dove trovarvi. Intesi? Non  finita qui, credetemi.
Vi giuro sulla mia anima che non sono stato io
a uccidere. Spero che scopriate chi ha assassinato il
gesuita, anche se vi confesso che non pianger per
la sua morte.

 Capitolo 30.

Giovanni Aldini, Scott e i galantuomini escono
dalla prigione e percorrono parecchia strada senza
dirsi una sola parola ma restando in gruppo, come
se il branco offrisse loro protezione.
Si dividono solo per far passare diversi uomini
che reggono un albero maestro con una vela arrotolata
e un pastore che fatica a tenere insieme una
dozzina di capre.
Svoltato un angolo, al riparo di una catasta di botti
di vino, Scott fa cenno di fermarsi. Si sincera che
non ci siano occhi indiscreti, mette la mano sotto la
giubba e ne ricava un mazzo corposo di banconote,
che spartisce equamente tra i due testimoni.
Ecco il pattuito. Avete impedito che il mio padrone
subisse un'ingiustizia, e lo dico per la vostra
coscienza.
Con circospezione, i falsi testimoni intascano il
denaro e si allontanano per strade diverse.
Aldini guarda Scott con malizia.
Come hai fatto a...
Dopo che vi hanno portato via, sono andato in
giro e sono venuto a conoscenza dell'assassinio di
Balthus il gesuita. Vi accusavano d'essere l'omicida.
Cos ho pensato subito a come scagionarvi.
Ma in cos breve tempo dove hai trovato...
... le persone pronte a testimoniare e spergiurare
per voi? Facile. Mi servo delle informazioni
che raccolgo per strada, e che prima o poi vengono
buone.
Spiegati.
Sapevo che quei nobili signori erano in gravi
difficolt economiche e che stavano perdendo la
faccia con certi creditori e coi parenti. Oggi era
il momento giusto per sfruttare queste informazioni.
Mi  bastato promettere loro del denaro
- parecchio, da come avete potuto vedere - perch
testimoniassero in vostro favore. Avrei anche
potuto risparmiare assoldando dei poveracci, ma
questi appartengono a famiglie nobili, molto pi
credibili.
Si sono ben comportati, direi.
Lo credo anch'io. Forse mi verranno ancora utili in futuro. Hanno il vizio di finire in bolletta.
E il denaro che hai dato loro te lo restituir appena
arriveremo al mio alloggio.
Non preoccupatevi, i soldi erano i vostri. Ho
frugato nelle valigie e ho trovato lo scomparto segreto
in cui li tenevate.
Suppongo che in altre occasioni mi sarei dovuto
arrabbiare, ma non oggi. Non dopo quello che hai
fatto, Scott.
Un mendicante passa loro accanto suonando
male una cornamusa. Tende loro la mano, ma i due
lo ignorano.
Ecco la fine che dovrebbero fare tutti gli scozzesi
chiosa Scott strappando il primo sorriso della
giornata ad Aldini.
Attraversano un mercato di prodotti degli orti,
in mostra su stuoie di canna. All'italiano pare cibo
che rifiuterebbero persino dei porci affamati.
Un rumore improvviso sovrasta qualunque altro
suono.
Un ammasso di ferraglia su ruote - la parodia di
una carrozza, pi che una carrozza vera - avanza
lungo la strada sbuffando fumo da un cilindro di
lamiera. Uno stantuffo si muove su e gi come una
pressa e accompagna il movimento perpendicolare
di alcuni bracci di metallo annerito.
I cani gli abbaiano contro ma si tengono prudentemente
a distanza. Sopra lo strano mezzo di
trasporto, tanto pi fantastico poich non  trainato
da nessun animale, c' un gigante. A bocca
aperta per lo stupore, Aldini si volta verso Scott.
Dalla sua espressione sorpresa capisce che ne sa
quanto lui. Quando il giovane servo si riprende, e
vede che il padrone lo sta guardando interrogativo,
capisce al volo.
Corro.
E subito si tuffa nella marmaglia di curiosi che
segue il marchingegno con grida, fischi e canzonandolo.
Lo stupefacente mezzo fa il giro della piazza,
seguito da un carosello di persone che battono le
mani e avanzano saltellando in modo infantile.
Passa del tempo prima che Scott sia di ritorno.
Quel signore si chiama Richard Trevithick, inventore.
E quella su cui  seduto  un'invenzione
che ha chiamato carrozza a vapore.
Aldini gli mette una mano sulla spalla.
Chi poteva immaginare che si sarebbe potuto
viaggiare su una carrozza senza che fosse trainata
da cavalli o altri animali? Un giorno anche i miei
esperimenti verranno riconosciuti come un prodigio
della scienza.
Spero abbiate ragione, signore.
Mentre lo straordinario mezzo meccanico di mister
Trevithick imbocca una via laterale seguito dal
codazzo di curiosi, l'italiano si ferma e guarda in
faccia il servo.
Immagino che tu voglia sapere se sono stato io
ad ammazzare il prete.
Io non sono la giustizia.
No Scott, non mi sono macchiato della morte di
un uomo.
Che io vi creda o no, ho soltanto fatto quello
che dovevo. Il resto non  affar mio. Se siete stato
voi a macchiarvi di un peccato cos terribile, in un
modo o nell'altro pagherete. Mi hanno insegnato
che a Dio non si sfugge. E io ci credo.

 Capitolo 31.

Londra, pomeriggio del 14 novembre 1803.
William Hore e William Birke spingono un carretto
carico di fieno che nasconde merce di tutt'altra
natura. A chiamarli signori non sono in molti:
chiunque sa del loro commercio, persino i birri.
Si fermano all'angolo della taverna dove alloggia
Giovanni Aldini, lasciando incustodito il
mezzo di trasporto, tanto il carico non scapper
di certo.
Entrano togliendosi il cappello e salutano gli
astanti che cenano seduti ai tavoli. Una cameriera
si avvicina: Volete mangiare? Abbiamo dello
stufato sul fuoco. Un po' di carne calda non vi far
male, per una volta.
Magari dopo, dolcezza risponde Hore, pizzicandole
il sedere. La cosa pare non darle molto fastidio,
fa parte del mestiere.
L'altro va dal padrone e si mette comodo su uno
sgabello, prima di parlare: Una birra e un'informazione.
Pagate ambedue il giusto.
Il locandiere posa i gomiti sul bancone e aspetta
di servirgli per prima cosa ci che non gli costa
nulla.
In quale stanza si trova l'italiano?
La quarta che incontrate salendo.
Birke mette sul bancone una moneta lucente.
Con questa la birra non  pagata.
Allora ne far a meno.
Con un cenno del capo, chiama a s il compare
che  alle prese con una cameriera pi intraprendente
della prima.
I due salgono le scale e bussano alla porta che 
stata loro indicata.
Silenzio.
Di nuovo, battono le nocche sul legno.
Tornate pi tardi, ora non ho bisogno di nulla
taglia corto Aldini dall'interno della stanza.
A replicare  Hore, grattandosi la testa infestata
dai pidocchi.
Io credo che la merce che vi offriamo la desiderate
e che avete fatto molta strada per trovarla.
Allora la porta si apre e compare Aldini che, in
camicia, scruta i visitatori con diffidenza. Non
hanno certo un aspetto rassicurante.
Chi siete e cosa volete da me?
Non credo siano faccende da trattare su un ballatoio.
Entrate, dunque.
Bella camera, complimenti. A quanto ve la mettono?
Non siamo qui per fare salotto.
Con spavalderia, Birke si pone di fronte ad Aldini
e posa la mano sui fianchi, spostando la giacca
per mostrare il manico di un coltello.
L'italiano cambia faccia.
Tranquillo, signore, noi non ammazziamo nessuno.
Semmai  il contrario, li facciamo rivivere.
I due sghignazzano mostrando i denti neri.
Dunque, voi siete...
S, siamo quelli che gli ignoranti chiamano
resuscitatori. Per servirvi.
Abbiamo proprio a pochi passi da qui un bel cadavere
integro di una giovane donna. Morta neppure
da tre lune.
In realt i giorni sono cinque: la merce migliora
sempre nelle mani di chi la vende.
Chi vi ha detto che sono in cerca di corpi?
Che importanza ha? Della vostra esibizione di
qualche sera fa si  fatto un gran parlare chiosa
sorridendo mellifluo il William pi vecchio.
Comunque continua l'altro, se la cosa non vi
interessa...
Non  questo. Io...
Aldini misura la stanza a grandi passi per riflettere.
Io sono venuto a Londra come scienziato e come
tale voglio andarmene. Onorato e rispettato. Non
come un meschino profanatore di tombe.
Peccato, perdete un buon affare.
Allora andatevene, o chiamo un poliziotto.
Dovrete pagarlo meglio di quello che gli diamo
noi.
Fuori ribadisce risoluto.
I resuscitatori abbandonano la stanza sputando
per terra in segno di disprezzo. Ora che sanno che
non otterranno nulla non serve essere garbati.
Una volta solo, Aldini si perde nelle proprie elucubrazioni
ed  costretto ad ammettere con se stesso
che in verit, in passato, si  servito di una persona
sordida quanto i due William.

 Capitolo 32.

Bologna, 18 maggio 1798.
Un tanfo nauseante permeava il laboratorio privato
di Aldini. Tenendo una pezzuola bagnata sul naso,
mediante un legaccio annodato dietro la nuca, lo
scienziato stava realizzando una pila elettrica a colonna,
badando a frapporre alle piastre di differenti
metalli alcuni panni impregnati d'acqua salmastra.
Un lavoro che esigeva molta concentrazione.
Una poltrona coperta da un telo candido, alcuni
scaffali vuoti su una parete, un divano sfondato,
un tavolo da lavoro ingombro di rondelle, viti, fili,
attrezzi tra i pi disparati, rotoli di progetti e fogli
d'appunti: questo l'arredo della stanza.
Da una finestra accostata entrava la pioggia che
cadeva obliqua, ma Aldini era troppo occupato per
perdere tempo. Era ansioso di predisporre tutto il
necessario per l'esperimento a lungo studiato e immaginato.
Senza farsi annunciare, entr nella stanza Jacopone,
lisciandosi i sottili baffi da topo di fogna.
Lasci cadere sul pavimento un sacco di iuta che
trasudava liquidi. Aldini mise da parte ci che stava
facendo, poich nutriva grande interesse per il
contenuto dell'involto.
Indic un punto sulla scrivania dove erano impilate
alcune monete d'argento. Diffidente, il malnato
saggi con i denti la bont del denaro. Soddisfatto,
si prodig in un goffo inchino.
Sempre a disposizione, padrone. Merce come
questa non avr mai fine.
Poi se ne and ridendo, soddisfatto per la facilit
con cui si era guadagnato da bere per una settimana
o in alternativa la visita a un paio di sgualdrine.
Non aveva ancora deciso.
Impaziente, Aldini serr la porta con il chiavistello
e subito sciolse i legacci del sacco. Il contenuto
rotol sul pavimento di assi di quercia: due
grosse teste mozzate di due cani.
Non erano d'identica razza, come comandato.
Una apparteneva a un pastore tedesco, l'altra a un
alano all'apparenza piuttosto vecchio. L'importante
era che fossero state tagliate da poco. E cos risultava.
Il sangue non si era rappreso del tutto e i
nervi che pendevano dal collo reciso erano ancora
umidi.
Aldini sistem i musi delle bestie uno di fronte
all'altro sul tavolo degli esperimenti.
Colleg la pila ai nervi, alla base dei colli mozzati,
mediante una pinza di metallo.
Quando l'allestimento fu pronto in ogni dettaglio,
si ferm a riflettere ancora una volta sulla moralit
della nuova scienza che andava creando.
Fu solo un attimo. Poi diede contatto.
Ad vitam redi!
Una scarica azzurra, e un odore simile a quello
dell'aria dopo un acquazzone gli fece prudere le
narici.
I muscoli delle teste mozzate presero a contrarsi,
le teste mostrarono i denti in un ringhio muto, terribile,
surreale.
Colto di sorpresa, il dottore indietreggi, senza
per staccare la corrente.
L'alano spalanc un occhio e la pupilla cominci
a roteare nell'orbita. Il pastore tedesco spalanc
le mascelle, poi le richiuse producendo un rumore
raccapricciante. Sembrava che i cani si fronteggiassero
in una lotta per la vita o per una femmina
in calore, ignorando di non avere il resto del corpo.
In preda a una sorta di delirio di onnipotenza,
Aldini continu ad aumentare l'intensit delle scariche.
All'improvviso, bussarono alla porta.
Seppure controvoglia, and ad aprire e liber il
chiavistello dagli anelli.
Una domestica dal portamento elegante entr nel
locale, recando un vassoio con una teiera fumante.
Quello che vide la terrorizz al punto da farle gettare
per aria il vassoio. Fugg invocando i santi a
braccia protese verso il cielo.
Aldini continu il suo esperimento.
Aument la potenza della tensione elettrica. La
testa del cane pastore sobbalz fino a cadere dal
tavolo, gli elettrodi si staccarono, mentre quella
dell'alano continuava a mostrare i denti, come se
cercasse ancora il nemico per azzannarlo e finirlo.
Pur sapendo che poteva essere un errore, aument
al massimo la scarica elettrica: ci fu un lampo,
poi del fumo e la pila smise di produrre energia.
La testa del cane vecchio, rimasta sul tavolaccio,
rest pietrificata, con le fauci orribilmente spalancate.
La via era tracciata. Aldini giur a se stesso che
l'avrebbe percorsa fino in fondo, a tutti i costi.
Nessuno l'avrebbe fermato.

 Capitolo 33.

Londra, sera del 14 novembre 1803.
Per dimenticarsi dello spiacevole incontro con i
due William, e lasciar decantare le elucubrazioni
sul caso Forrest, Aldini decide di procurarsi un
biglietto e di recarsi in un teatro non lontano da
Covent Garden.
La gestualit, lo stupore, l'esibizione sfrontata,
le urla del pubblico, gli applausi, il gigioneggiare
degli attori.
Aldini ama il teatro. Lui stesso fa largo uso della
teatralit nelle sue dimostrazioni scientifiche. Non
a caso i luoghi deputati alle operazioni chirurgiche
pubbliche o al sezionamento didattico dei cadaveri
si chiamano teatri anatomici.
Si dirige a piedi verso il Royal Theatre in
Blackfriars Road, all'incrocio con Westminster
Bridge Road. Prima di entrare, si porta la boccetta
di laudano alla bocca, ma si accorge che  vuota e
la getta alle spalle. Non si rompe ma rotola fino ad
addossarsi al muro di una casa nobile.
Il teatro  imponente. Miriadi di lampade a olio
illuminano l'ambiente. Le pareti e i soffitti sono
affrescati con immagini d'angeli musici mischiate
a pi prosaiche riproduzioni di scene teatrali. Tre
piani di gallerie e un grande spazio al centro, di
fronte al palcoscenico, dove non vi sono sedie per
gli spettatori che assistono in piedi allo spettacolo.
 presto, e il teatro non  ancora pieno.
Accarezza il velluto della sua poltrona in un palco
laterale e intanto si guarda intorno.
Non pu fare a meno di notare una ragazza vestita
di rosso vermiglio che pare squadrarlo con insistenza.
Aldini si volta verso il pubblico all'ingresso
e, quando i suoi occhi tornano alla donna misteriosa,
lei lo trafigge con lo sguardo.
Tre colpi di gong, battuti da un adolescente efebico
al centro del palco, e lo spettacolo ha inizio.
Una schiera di uomini mascherati da cavalli attraversa
la scena.
Aldini lancia un'ultima occhiata in direzione della
donna in rosso.  sparita.
Il buffone appare sul proscenio correndo e chiede
agli spettatori se per caso hanno visto dei cavalli.
Il pubblico urla e si accalora. Le grida di chi
ha pi voce o  pi sfacciato sovrastano il voco
generale. C' chi risponde seriamente, chi dileggia
il buffone per divertire gli astanti, chi mente,
e c' persino chi tira ortaggi o animali morti. Le
spettatrici non sono da meno degli uomini, e ridono
a ogni bravata. Altri stanno in disparte per
cenare in piedi con ci che si sono premurati di
portare da casa.
Scafato, il commediante risponde a tono a ogni
provocazione, prendendo di mira gli spettatori pi
rumorosi e suscitando la complicit e le risate del
resto del pubblico.
Lo spettacolo prosegue con continui cambi di
fondale, ma Aldini si distrae per cercare con gli occhi
la ragazza vestita di rosso.
Dopo circa tre ore, i comici si allineano sul proscenio
per ricevere l'applauso di commiato. Molti
si fanno sotto per urlare oscenit alle attrici. L'arte
non paga, ma le loro grazie suppliranno magnificamente
pi tardi.
Anche Aldini, divertito, batte le mani.
Quando decide di andarsene e uscire dalla bolgia,
voltandosi, si imbatte nella ragazza in rosso.
Vi  piaciuto lo spettacolo? chiede sbarazzina
la donna misteriosa.
S... molto.
Stasera siete arrivato con largo anticipo. E solo.
Dunque voi...
S, vi ho osservato. Spero non mi giudichiate
una sfacciata.
 solo che non mi capita spesso di attirare l'attenzione
di una donna bella e affascinante come
voi.
La ragazza nasconde un sorriso dietro il ventaglio
candido, che apre con uno scatto, come fosse
un coltello a serramanico.
Ho visto che anche voi siete sola, non avete un
cavaliere stasera?
Forse uno l'ho trovato, o no?
Direi proprio di s, se la cosa vi fa piacere. E io
mi dico fortunato.
Mi avete incuriosita, signore. Con quell'aria a
volte spersa, a volte stupita. I vostri abiti, il portamento...
non so dirvi in cosa, ma siete diverso
dagli altri uomini.
Sar perch sono uno straniero. Vengo dall'Italia
e sono uno scienziato. Permettete che mi presenti.
Mi chiamo Giovanni Aldini e potete inserirmi
nel lungo elenco dei vostri ammiratori.
Questa volta  una risata sincera e non occultata
quella che sgorga dalle labbra dipinte della ragazza.
Devo dire che sapete ben portarvi con le donne.
Voi siete la conferma di ci che si dice degli uomini
del vostro Paese.
Posso offrirvi qualcosa da bere? O magari uno
spuntino, visto che lo spettacolo questa sera  andato
per le lunghe?
Perch no?
La ragazza scosta leggermente l'abito e con una
mano si appoggia all'avambraccio dell'uomo.
A proposito, io mi chiamo Amy, proprio con la A.
In italiano  un nome dolce e carico di promesse.
Mi  gi stato spiegato. Di rosso ho gi il vestito,
dunque non fatemi avvampare oltre.
I due s'incamminano incolonnandosi agli spettatori
in uscita, i quali, ancora eccitati per lo spettacolo
appena concluso, commentano le scene che
pi li hanno colpiti.
Venditrici di rose offrono i loro fiori composti
dentro graziosi cestini. Aldini vorrebbe comprarne
uno per la sua dama, ma lei rifiuta con un gesto
educato ma categorico.
Scott lo aveva avvisato che il quartiere del teatro
era infestato dalle prostitute, e spera che non sia il
caso della ragazza che si regge al suo braccio.
Ma il tarlo del dubbio comincia a insinuarsi nei
suoi pensieri.

 Capitolo 34.

Per uscire dal teatro impiegano parecchio tempo
perch il foyer  gremito. La gente si attarda e non
si risolve ad abbandonare quel luogo di divertimento
e mondanit.
Finalmente all'aperto, illuminati dalla luna piena
che sovrasta la piazza, Aldini e la bella sconosciuta
chiacchierano amabilmente. Ogni tanto smettono
e si limitano a guardarsi intorno e a salutare per
gioco i passanti come fossero una coppia affiatata.
Molti ricambiano.
Poi la donna si separa da Aldini e affretta il passo
verso un chiosco. Lui si ferma e aspetta.
Amy torna con una bottiglietta in mano e la offre
all'uomo.
Siete a conoscenza di questa nuova bevanda?
No, non ne so nulla.
Si chiama Schweppes. Io la chiamo l'acqua che
balla. Assaggiate.
Per compiacerla, l'italiano beve una sorsata e subito
le bollicine gli salgono al naso, costringendolo
a tossire e a lacrimare.
Amy ride di gusto, e anche Aldini sorride, asciugandosi
il volto con un fazzoletto, ricamato con le
sue iniziali.
Mentre continuano a parlare e ridere della nuova
bevanda che spopola tra i londinesi, la coppia
arriva in una piazza dove si affacciano due taverne.
Giovanni si dirige verso quella che sembra la
migliore, ma Amy lo trattiene per il braccio e gli
indica l'altra con un lieve cenno della testa minuta.
Dentro, il chiasso la fa da padrone incontrastato.
C' chi grida, chi fischia, chi chiama a gran voce,
chi bestemmia i dadi, chi maledice l'oste perch
tarda a servirlo.
Un vecchio cieco suona un organetto, ma la sua
musica non arriva molto pi in l dei suoi piedi
scalzi. Alcuni si degnano di prenderlo in considerazione,
ma solo per far ridere le puttane che tengono
sulle ginocchia.
Quando scorge Aldini, l'oste corre a riverirlo e a
offrirgli il tavolo migliore, dopo aver fatto sgombrare
la marmaglia che l'occupava.
All'italiano non sfugge un'occhiata furtiva tra
l'uomo e la sua bella accompagnatrice.
Si accomodano e per un po' guardano divertiti la
galleria dei personaggi che hanno intorno.
La prima a parlare  la donna.
Da uomo di mondo voi avrete senz'altro compreso
la natura del mio negozio. Vendo una cosa
preziosa che rimane a me.
L'italiano  colpito dalla schiettezza.  deluso,
sebbene avesse dubitato, ma fa finta di niente.
Voi siete, diciamo, una donna generosa.
Trovo che sia un gran bel modo di definire una
puttana.
Meglio cos, signora. Ora non ci sono fraintendimenti,
n smancerie. Possiamo divertirci.
Amy si lascia andare a un'espressione maliziosa.
L'oste porta vino rosso spesso e due tegami con fagioli
e carne di porco.
Entrambi mangiano con appetito e biasimano le
scene grottesche a cui sono costretti ad assistere.
Al termine del pasto, la ragazza lo prende per un
braccio e lo costringe gentilmente ad alzarsi. Aldini
mette mano alla tasca della giubba e getta sul
tavolo del denaro senza curarsi del resto.
Mentre si apprestano a salire le scale per raggiungere
la balconata su cui si affacciano le camere,
passano accanto al suonatore. Aldini lancia una
moneta nel cappellaccio posato in terra. Perso nelle
sue note, il vecchio neppure se ne accorge e non
ringrazia.
Arrivano a una porta in fondo a un corridoio. La
ragazza possiede gi la chiave e apre i battenti con
facilit. La stanza  spoglia. C' l'essenziale per il
commercio cui  destinata: un letto, un pitale in vista,
una bacinella d'acqua sul davanzale e un asciugamano
che si fatica a definire tale.
Cogliendo Aldini di sprovvista, la donna lascia
cadere il vestito rosso fino a rimanere completamente
nuda, fatta eccezione per le calze bianche
sorrette a mezza coscia da giarrettiere con fiocchi
rossi. Si avvicina lentamente e comincia a spogliarlo
partendo dalla giubba, poi la camicia. Quando 
il momento dei pantaloni, Aldini la spinge sul letto
con una certa risolutezza. Si sbottona e la prende
senza preamboli, raggiungendo in fretta l'orgasmo.
Frastornato dal vino e dal cibo, tira a s la donna,
abbracciandola da dietro e premendole i seni. E in
quella posizione si addormenta.
Al piano di sotto, l'oste scrolla con insistenza una
campana in uso sulle navi.  il segnale che il locale
sta per chiudere. A fatica butta fuori chi non si regge
pi sulle gambe e insulta chi non ha denaro per
saldare il conto.
Solo pochi rumori smorzati giungono nella
stanza dell'amplesso, dove il fievole bagliore di
un lampione proveniente dall'esterno impedisce
all'oscurit d'impossessarsi completamente della
stanza.
Sempre vigile, Amy ha aspettato parecchio per
accertarsi che Aldini dormisse della grossa. Lentamente
gli solleva il braccio che la tiene avvinta.
La donna si muove piano. Come una gatta a caccia,
raggiunge la borsa che ha sistemato sull'unica
sedia.
Le grida improvvise di un ubriaco che in strada
maledice ripetutamente un nome di donna fanno
trasalire Amy, che s'immobilizza sperando che l'italiano
non si svegli.
Per fortuna Aldini non batte ciglio.
Quando torna il silenzio, un bagliore corre lungo
l'oggetto che la donna estrae dalla sua borsa: una
pistola.

 Capitolo 35.

I piedi protetti dalle spesse calze bianche sfiorano il
pavimento con un leggero fruscio.
La ragazza si avvicina, mette un ginocchio sul
letto, impugna la pistola a due mani e la punta alla
testa dell'uomo addormentato che giace bocconi.
Amy sta gi pregustando la visione della pallottola
che devasta e perfora la carne, quando, nell'istante
in cui esplode il colpo, Aldini fa una repentina giravolta
su se stesso. Le sole vittime sono il lenzuolo e il materasso. Il dottore affronta la ragazza e le
strappa con prepotenza l'arma di mano.
Io vi uccider, maledetto porco di un italiano.
Non mi ci  voluto molto a capire che non eravate
ci che dicevate di essere.
Aldini si alza per assicurarsi che la porta sia chiusa
e per precauzione toglie la chiave dalla toppa.
Avete molto da spiegare. E non uscirete da qui
prima di avermi dato tutte le informazioni necessarie.
Lei abbassa le braccia e stringe i pugni.
Grider che mi state usando violenza.
Non credo la cosa desterebbe molta attenzione
in un lupanare. Sono abituati alle peggiori perversioni
e nessuno vi far caso. Allora, ditemi, chi
siete?
Chiusa in un ostinato mutismo, la ragazza si siede
sul letto, coprendosi le nudit con un cuscino.
Se non parlerete voi, lo far io. Cominciamo col
dire cosa non siete. Voi non siete una prostituta.
Come potete esserne certo?
Sia in teatro sia nella taverna non vi conosceva
nessuno. Strano per una che fa il mestiere che dite
di esercitare. Anche con l'oste non avete confidenza.
Eppure all'occorrenza fa il ruffiano come tutti
quelli del suo mestiere e procura donne ai clienti.
Mentre la osserva, lei si alza dal letto, solleva
dal pavimento l'abito rosso e si riveste. Alla luce
delle candele, l'abito risplende e manda riflessi di
fiamma.
La dama di fuoco! I pensieri di Aldini corrono al
pericolo previsto dalla zingara.
L'errore pi grosso l'avete commesso non lavandomi
gli attributi per controllare se fossi affetto
da umore bianco o mal francese, che dir si voglia.
Nessuna baldracca sarebbe cos negligente.
Lei infila le scarpe col tacco. Sembra una ragazza
che si stia sistemando per uscire a far compere, e
non una donna trattenuta con la forza.
Posso andarmene ora?
No, finch non mi direte perch mi volevate uccidere.
Non avete certo l'aria di una pazza. O forse
preferite parlarne con gli sbirri del re? Hanno metodi
davvero convincenti per ottenere ci che vogliono.
Io lo so bene.
Ora  la donna a riflettere su come cavarsi da quella
situazione. E mentre lo fa si mordicchia le labbra.
In un impeto del tutto irrazionale, si precipita verso
la porta e tira a s la maniglia in modo forsennato.
Poi batte i pugni sul legno e grida.
Non ottenendo alcun risultato, si volta ansimante
verso l'italiano.
Aldini le offre uno scambio inaspettato: Io vi
ridar la pistola, carica. Sta a voi decidere se usarla,
ma mi dovrete dire chi siete e perch mi volete
morto.
Amy afferra l'arma senza convinzione. Se la rigira
tra le mani, poi la lascia cadere sul pavimento
come fosse un fiore gettato in un rivo.
Io sono...
La sorella di George Forrest.
La ragazza spalanca le labbra tumide.
Come fate a sapere...
Sono uno scienziato e conosco bene la natura
dei corpi. Assomigliate molto a vostro fratello. Il
sospetto mi era balenato gi a teatro, quando ho
scorto il vostro viso illuminato dalla luce dei candelabri.
Il ricordo rinnova il piacere provato nello scoprire
la bellezza di quel volto tra mille altri, e un
sottile formicolio percorre la schiena di Aldini.
Vi chiamate davvero Amy? Scommetto di no.
Prima di rispondere, la donna scrolla la testa per
ravviare i lunghi capelli castani che si muovono
come onde di risacca.
No, mi chiamo Elizabeth.
Vi dona altrettanto. Proseguite.
Avrete gi dedotto che ho architettato tutto per
vendicare mio fratello. Ne avete affrettato la morte
senza dargli la possibilit di difendersi e di provare
la sua innocenza.
Aldini scuote la testa.
Voi mi odiate a tal punto da uccidere anche altre
persone.
Cosa dite? grida.
Avete assassinato Balthus.
Amy sgrana gli occhi per l'enormit dell'accusa.
Voi non siete solo italiano, siete anche pazzo.
Che prove avreste?
Il vostro profumo vi ha tradita.  lo stesso che
ho sentito sul corpo del gesuita. Per affondare il
coltello nella nuca vi siete appoggiata alla schiena
di lui, impregnando il prete della fragranza che
usate senza fare economia. Un odore di cui ho potuto
bearmi per l'intera notte.
Elizabeth abbassa la testa per poi rialzarla attraversata
da un sorriso di scherno.
Non credo che basti. Un odore  impalpabile,
etereo. Non certo una prova.
E che dire del coltello con cui avete ucciso? Un
coltello detto alla genovese. Immagino che l'abbiate
scelto apposta perch  italiano come me.
Senza preavviso, spinge la donna e la fa cadere
sul letto. Le afferra una gamba e le toglie una
scarpa.
Sono certo che l'impronta di questa calzatura
combacerebbe perfettamente con il livido che Balthus aveva al
centro delle scapole.
Elizabeth scalcia per liberare la gamba, poi gli
strappa dalle mani la scarpa e la indossa per andarsene.
Voi avete accoltellato il prete e poi, mentre spirava,
gli avete dato un calcio per buttarlo a terra.
Un gesto che avete compiuto d'istinto per allontanare
da voi l'orrore del corpo e del sangue.
La donna si lascia andare a un forte sospiro: 
vero. Ho ucciso il prete. E vi  facile capirne il motivo....
Eravate certa che la colpa sarebbe ricaduta su
di me, dato che l'ho minacciato pubblicamente di
morte. Decine di persone dabbene avrebbero potuto
testimoniarlo davanti al giudice. Volevate morissi
proprio come vostro fratello, impiccato.
Avevo anche altri motivi per uccidere il porco
gesuita.
Lui la guarda, spostando la testa di lato per la curiosit.
Quel prete malvagio era venuto nella nostra casa
mentre mia madre era fuori, e lui lo sapeva benissimo,
ne sono certa. Ha tentato di abusare di me. 
arrivato persino a cercare di prendermi con la forza
sollevandomi le gonne mentre tentava di infilare il
suo verme nel mio corpo. Il solo ricordo le provoca
un moto di disgusto: Per vendicarsi del fatto che io
non abbia ceduto alle sue sordide voglie si  rifiutato
d'impartire i sacramenti a mio fratello e di perdonarlo per i suoi peccati prima che venisse giustiziato.
Ecco dunque dove avete trovato la determinazione
per uccidere, oltre che per vendicarvi di me.
 cos.
Quando avete scoperto che il vostro piano era
fallito, e che ero stato scagionato dall'accusa di
aver assassinato Balthus, avete deciso di sopprimermi
con le vostre stesse mani. Uccidere inebria,
dicono.
Forse. Mi farete arrestare?
No, certo. Siete libera d'andare. Ho solo una
cosa da dirvi. Avreste commesso un errore a togliermi
di mezzo. Io sono il solo che sta cercando di
scoprire se vostro fratello fosse innocente o meno.
L'ho promesso a vostra madre.
Allora spero che manteniate la promessa. Mia
madre vi crede e ora anche io.
La ragazza abbassa il capo e Aldini apre il palmo
della mano che custodisce la chiave.
Tenendo sollevato un lembo del vestito Elizabeth
varca la soglia, ma l'uomo la trattiene. Come
facevate a sapere che stasera sarei andato a teatro?
Basta dare qualche soldo a un marmocchio di
strada perch vi rimanga incollato per giorni senza
farsi notare. Vi ha veduto procurarvi il biglietto
per la commedia.
Dopo una breve pausa, sbattendo apposta le lunghe
ciglia bistrate, continua: Anch'io ho una cosa
da chiedervi.
Dite pure. Amy o Elizabeth, scegliete voi il
nome che preferite.
Se avevate gi capito chi ero e le mie intenzioni,
perch avete giaciuto con me stanotte?
Come risposta la donna si deve accontentare di
un sorriso franco e sconveniente.

 Capitolo 36.

Londra, 14 novembre 1803.
Le pareti dello studio del giudice Murray sono
stracolme di libri di cui poco si cura. I pi antichi si
stanno sbriciolando sulle mensole e sono cibo per
i cosiddetti pesciolini d'argento, ghiotti di carta.
Nella stanza c' odore di stantio perch il padrone
di casa non vuole si aprano le finestre per timore
delle correnti d'aria e della nebbia malsana.
Seduto alla scrivania, il giudice si liscia pensieroso
il mento ispido fino alle basette, valutando l'ospite
in piedi davanti a lui.
Allora, Signor Aldini, so che state indagando
per scoprire se George Forrest ha davvero ucciso
moglie e figlio. Negate, forse?
No, giudice Murray. E credo che questo non sia
un reato.
No, non lo , ma solo se sono io a deciderlo.
Capisco...
In un modo o nell'altro attorno a voi c' la morte.
Voi non mi piacete.
Sopravvivr a questo giudizio.
Avete fatto dei progressi nelle vostre ricerche?
Solo supposizioni, ma ora ho in mente un'idea
folle che potrebbe condurmi a scoprire se  davvero
stato Forrest a compiere i delitti. Ho domandato
udienza perch ho una richiesta da farvi.
Sono spiacente, ho finito di accordarvi dei favori.
E non crediate che vi ritenga del tutto innocente
del delitto del gesuita. Londra  piena di sicari, basta
pagare.
Io non avevo alcun motivo per farlo sopprimere.
Per me era solo un uomo molesto.
Allora, sbrigatevi a dire ci che vi ha portato
qui. Per vostra fortuna, la mia curiosit  pi prepotente
della mia pazienza.
Vi chiedo di concedermi di riesumare i corpi
delle due vittime.
Il giudice scatta in piedi facendo cadere la poltrona
alle sue spalle.
Quello che mi chiedete, Aldini,  una cosa empia
e sacrilega che mi attirer l'odio dei concittadini.
Ne siete cosciente?
Certo, eccellenza, ma  l'unico modo per scagionare
me dall'accusa di avervi corrotto e voi da
quella d'aver acconsentito a condannare un uomo
senza prove certe.
George Forrest era colpevole, ne sono pi che
convinto.
Condivido appieno ci che dite. E allora lasciate
che lo provi agli occhi di tutti.
Il magistrato rimette la poltrona al suo posto e
si risiede pensieroso, accarezzando il barboncino
bianco che gli  saltato in grembo. Poi si alza per
versare l'acqua di una brocca nella ciotola posta
dietro un paravento giapponese.
Il cane lappa appena l'acqua e trotterella verso le
cucine, sicuro di ottenere qualcosa di pi sostanzioso.
Murray torna dietro la scrivania.
Insomma, voi vorreste disseppellire il cadavere
della povera moglie di George e...
... e del figlio, s. Vorrei osservare i segni sui
loro corpi e scoprire eventuali tracce.
I due si guardano a lungo come duellanti.
Non  tutto qui, vero?
No. Voglio elettrificare il corpo della donna.
Aldini si aspetta che il giudice reagisca in modo
furioso, invece rimane calmo.
Credo d'intuire il vostro scopo. Continuate.
Vorrei che per ogni strada di Londra circolasse
la voce che, con i miei apparecchi, tenter di resuscitare
la donna perch indichi chi l'ha uccisa.
Il giudice  avvinto, affascinato dall'idea sconsiderata,
ma tace.
Sono certo che verr l'intera citt e magari anche
l'eventuale assassino. Ammesso che esista, naturalmente.
E se non funzionasse?
Allora rimarremo allo stesso punto di prima, ma
almeno avremo dato uno spettacolo straordinario
che nessuno dimenticher.
Il magistrato si erge puntando i gomiti sui braccioli
e dice: Farei meglio a dirvi di no, Aldini, ma
muoio dalla perversa bramosia di vedere una simile
esibizione.
Eccellenza...
E sia. Resuscitate quella poveretta ma fate in
modo di non coprire voi e soprattutto me di ridicolo.
Non dubitate, non accadr.

 Capitolo 37.

Londra, 15 novembre 1803.
Aldini passa tra le file di sedie vuote del salone.
L si assister al prodigio di cui ognuno in citt  a
conoscenza: un italiano tenter di riportare in vita
una donna perch sveli chi l'ha assassinata.
Impaziente, l'uomo si tormenta le mani nell'attesa.
Controlla l'attrezzatura per l'ennesima volta.
Finalmente, la porta si apre ed entrano due uomini
portando un sacco di iuta con il cadavere della
moglie di George Forrest. Dietro di loro, un altro
incaricato tiene su una sola spalla un involto dello
stesso tessuto, come fosse un quarto di bue: la salma
del figlio.
Su indicazione dello scienziato, adagiano i cadaveri
sopra due barelle approntate per la bisogna.
Il dottore li ripaga con una lauta mancia e gli uomini
di fatica se ne vanno.
Aperto con cautela il sacco, Aldini comincia a
esaminare il corpo che pi gli interessa, quello della
madre.
Oltre alle ferite mortali inflitte all'altezza
dell'addome, nota alcune ecchimosi all'interno
delle cosce, che si fanno pi vistose sulle ginocchia.
Sposta leggermente sul fianco il cadavere e si
avvede nitidamente dei graffi sulla pelle provocati
dalle cinque unghie di una mano. Constata poi che
l'unghia di un pollice  affondata pi delle altre
nella carne.
Le divarica le gambe, individuando scorticature
e lacerazioni. Guarda con attenzione sotto le unghie
rimaste, poich  facile dedurre che le altre
si siano spezzate nel vano tentativo di difendersi.
Sotto quelle superstiti distingue tracce di pelle.
Dietro la porta si sente il pubblico vociare impaziente
nonostante manchi almeno un'ora buona
all'evento.
Aldini non se ne cura e, alla ricerca di altri indizi
preziosi, si dedica al cadavere del figlio dell'impiccato.
A uccidere il ragazzo  stata una pugnalata profonda
che da sotto l'ascella ha raggiunto il cuore.
Sul corpo per vi sono alcune ferite non mortali
sempre sul fianco destro. Pi che accanimento, forse
 mancata la precisione o la consapevolezza che
la vittima fosse gi defunta.
Lo scienziato chiama qualcuno senza ottenere risposta,
allora batte in modo perentorio un pugno
sul tavolaccio.
Subito entrano da una porta laterale due portantini
in livrea grigia. Lo scienziato si limita a indicare
il cadavere del figlio. Sbrigativi per abitudine, lo
portano via per il suo ultimo viaggio. Nessuno ne
interromper pi il riposo.
Improvvisamente, la porta principale si apre. Alcuni
curiosi, sospinti dalla calca, sbirciano all'interno
della stanza; Aldini si precipita a chiuderla a
doppia mandata.
Il cadavere non  ancora pronto. Le donne si fanno
sempre aspettare, anche da morte.

 Capitolo 38.

Giovanni Aldini  solo, la salma nuda della moglie
di George Forrest  stesa davanti a lui. Per
decenza, le copre le parti intime con una pezzuola
di cotone nero. Si prende un lungo istante per
osservare la sala vuota attorno a lui. Presto sar
presa d'assalto.
Dopo un respiro profondo, con estrema perizia,
si dispone a operare sulla carne morta.
Con un bisturi incide la pelle indurita, ricoperta
di macchie grigie, fino a scoprire i tendini e i muscoli
nei punti che ha intenzione di sollecitare con
l'elettricit, poi li collega tra loro mediante fili ed
elettrodi connessi a una pila che si erge sopra uno
sgabello. Un lavoro lungo ed eseguito con la calma
necessaria.
Tutto  pronto.
Lo scienziato suona una campanella e Scott entra
da una porta laterale. Basta un cenno della mano e
l'assistente si precipita a spalancare i battenti. Subito
nella stanza si riversa un'orda selvaggia. Nessuna
cortesia  riservata a chi cade.
Considerata l'eccezionalit dell'evento, anche la
plebaglia  stata ammessa. Gli aristocratici hanno
protestato, ma cos ha deciso lo scienziato italiano.
I pi svelti e prepotenti occupano le sedie disponibili.
Non trovando altra sistemazione, molti si
assiepano attorno al tavolo su cui giace il cadavere
della donna.
Alcuni poliziotti si danno un gran daffare perch
siano rispettati l'ordine e la distanza pretesa da Aldini.
Nessuno si rassegna ad arretrare, ma alla fine
gli agenti riescono ad avere la meglio, pi con le
spinte e i manganelli che con le esortazioni.
Arrivano altri agenti e aprono un corridoio tra la
folla per far passare il giudice Murray.
Il salone  colmo all'inverosimile.
Aldini sta per dare inizio all'esperimento, quando
un noto seguace di Balthus lo interrompe. Con
voce profonda gli dice: Voi siete un demonio. Volete
far parlare i morti! Solo Iddio potr, nel giorno
del Giudizio Universale. Siete un emissario di Satana,
un mostro fatto uomo. Vi compatisco per le
pene che il Signore v'infligger.
Riconosco queste parole esclama Aldini con
un sorriso sprezzante. Sono quelle di un gesuita
morto.
Balthus era un uomo illuminato, voi un pericoloso
megalomane. E voi l'avete ucciso. Pagherete
per le vostre colpe.
Non ho ucciso io quel dannato prete, ma vorrei
averlo fatto.
L'italiano si erge sopra un panchetto per dominare
l'uditorio e si rivolge ai presenti: Volete dar
retta a questo corvaccio? Volete che io me ne vada
e interrompa l'esperimento?.
Un gran coro di no fa vibrare i vetri delle finestre
e l'adepto di Balthus  strattonato per la tonaca
e ricacciato indietro dalla folla.
Scott serra i pugni fino a piantare le unghie nei
palmi. Lo scienziato quieta il pubblico agitando le
mani verso il basso e ognuno si cheta.
Vi prego, calmatevi. Nella stanza dovr esserci
silenzio perch si possa udire la morta pronunciare
il nome del suo carnefice o dare un chiaro segno.
Sa benissimo che il cadavere, seppur squassato
dalle scariche, non parler, ma conta in un cenno
plateale, in una convulsione che possa essere interpretata
come un gesto d'accusa.
Ad vitam redi!
Aldini d corrente e l'elettricit pervade il corpo
della morta. La testa si solleva e sbarra gli occhi
come appena destata da un lungo sonno.
Un grido di orrore prorompe dalla massa indistinta
degli spettatori. Alcune donne si coprono il
volto e sbirciano dalle dita aperte.
Il cadavere sbatte pi volte la schiena e la testa
contro il piano del tavolo. Poi una calma improvvisa
e irreale.
Vibrando, un braccio della morta si stacca dal
fianco e sembra cercare una persona tra i convenuti.
Quando le dita rattrappite paiono indicare un
uomo in particolare, questi arretra cercando di nascondersi
dietro alcuni spettatori.
Ad Aldini non sfugge il movimento.
Toglie corrente e il braccio ricade sul tavolo di
schianto. Lo scienziato ha ancora una carta da giocare,
la pi imprevista.
Apre il cassetto di un tavolino e ne estrae un foglio
intonso e una penna che sistema vicino al fianco
del cadavere, all'altezza della mano.
Ebbene, ora cercher di andare oltre. Far in
modo che la povera vittima scriva il nome del suo
assassino. Scriver quello del marito o di qualcun
altro?
Dopo averla intinta d'inchiostro, colloca la penna
d'oca tra le dita del cadavere.
Brusio della folla.
Nuova corrente investe il cadavere e il braccio
riprende a muoversi convulsamente. La mano si
agita sopra il foglio, tracciandovi dei segni come se
stesse vergando delle parole.
A questo punto, l'individuo che si era nascosto
non resiste oltre e fugge dalla stanza coprendosi il
volto e facendosi largo a spintoni.
Fermate quell'uomo ordina il giudice Murray.
Intralciati dalla calca, i poliziotti non riescono a
raggiungere il fuggitivo che in un attimo sparisce
alla vista.
Aldini sorride soddisfatto.
L'ha riconosciuto e sa dove trovarlo.

 Capitolo 39.

Scott sistema sulle prime falangi della mano destra
un tirapugni e poi lo occulta sotto un guanto di
pecari.
Meglio essere pronti.  gente pericolosa...
L'ingresso della taverna Great Little Goat  spalancato
davanti a loro. Il locale  affollato come al
solito di uomini chiassosi e donne lascive. Un gatto
lappa il vomito di un ciucco sul pavimento lercio.
Al tavolo grande, i giocatori di dadi si guardano
astiosi mentre i cubetti d'osso rotolano per realizzare
la malasorte di alcuni: la miseria del vizio. Una
cameriera magra come un attizzatoio tiene in bilico
un vassoio colmo di bicchieri, passandolo di mano
per cercare di arginare, con quella al momento libera,
gli attacchi al proprio ossuto deretano. Risate,
imprecazioni e bestemmie si alternano senza sosta.
Aldini si guarda intorno e, quando riconosce
l'uomo che  venuto a cercare, lo indica a Scott con
un colpetto leggero sul gomito.
Entrambi raggiungono il tavolo a cui  seduto
Ken Loch. Si tiene in disparte mentre beve con avidit
facendo colare il vino dai lati della bocca. Se
non fosse in preda all'agitazione, non ne sprecherebbe,
pensa l'italiano toccandogli appena la spalla per
palesare la sua presenza. Ken si gira e trasale come
se avesse visto un fantasma. Urla e, spalle al muro,
si rifugia in un angolo ponendo la sedia come futile
barriera.
Cosa volete da me? Andate via.
Due sole semplici domande di cui non dubito
conosciate le risposte. Perch quando il cadavere
della moglie di George vi ha chiaramente indicato,
puntando il dito contro di voi, vi siete nascosto? E
perch quando la morta ha scritto il nome del carnefice
siete fuggito?
Vi sbagliate, io non...
La pazienza non  tra le mie virt sbotta Aldini,
avvicinando il proprio naso a quello di Ken Loch.
Calmatevi lo implora Scott sussurrando, qui nessuno
si schierer dalla nostra parte, ve lo assicuro.
Per nulla placato, Aldini afferra l'uomo per il bavero
e lo scrolla fino a stordirlo.
Avete ucciso voi la famiglia di Forrest? Avete
preso parte agli omicidi?
Che andate cercando? L'assassino  gi stato
impiccato.
Cosa sapete di quella notte?
Lasciatemi in pace. Io non so nulla e non c'entro
niente.
E chi c'entra, allora? urla il dottore.
L'uomo non risponde.
Sappiate che ho il potere di denunciarvi al giudice
Murray, il quale nelle prigioni conosce persone
molto pi persuasive di me. Parlerete con me o
con loro, se avrete ancora senno o denti in bocca.
 inutile che mi minacciate. Non vi dir ci che
non so.
Un uomo massiccio si fa avanti, rompe una bottiglia
sul bancone e con quella minaccia Aldini.
Ora basta. Lasciatelo stare o non uscirete vivo
da qui, italiano.
Fa un passo avanti, ostile. Senza avvisaglie, Scott
lo colpisce con un diretto sul mento e l'uomo crolla
di schianto a terra. Gli altri avventori si guardano
bene dall'intervenire, ma ora tutti gli occhi nel locale
sono rivolti a loro, e sono ostili.
Aldini insiste.
Ditemi ci che sapete o non rispondo di me.
Loch si rifugia nel suo mutismo. Aldini ne intuisce
le ragioni: non vuole si sappia che  una spia,
un traditore. Esiste un codice non scritto che lo trasformerebbe
in un bersaglio.
Allora l'italiano fnge di inveire ulteriormente contro
l'uomo, avvicinandosi fino a toccarne con il naso
la guancia. Loch intuisce l'intento del dottore: accosta
la bocca al suo orecchio e gli sussurra un nome.
Aldini sa bene che la messa in scena deve continuare
perch possa risultare convincente, e allora
gli urla: Non vuoi parlare? Scott, ora.
Scott fa partire un pugno che si schianta contro
la mascella di Loch. L'uomo precipita dalla sedia,
quasi privo di sensi. Scott si avventa sul corpo
come se volesse continuare a infierire, ma pi persone
intervengono per fermarlo.
L'assistente  costretto a imprimere l'impronta
del tirapugni sopra un paio di zigomi per difendere
il padrone e guadagnare una via di fuga, ma Aldini
si attarda: ha ancora una cosa importante da fare.
Con gesto deciso, afferra le mani di Ken Loch e le
scruta sul dorso e sul palmo.
Poi i due battono in ritirata, mentre vengono fatti
bersaglio di sputi, lanci di boccali e tozzi di pane
intrisi di sugo.

 Capitolo 40.

Londra, notte del 15 novembre 1803.
Un cane passa in un vicolo, solleva una zampa posteriore
e bagna lo spigolo di un muro scrostato
dall'incuria e dalle continue piogge. Il gelo della
notte ha avuto effetto sulle viscere dell'animale.
La finestra di una casa al secondo piano  illuminata
dalla luce guizzante di una candela.
Nella stanza, seduta su un lato del letto, Dolly
si aggiusta le calze di lana nera, si sistema i capelli
castani e li fissa sulla nuca con un fermaglio d'avorio.
Pigramente si alza e indossa una vestaglia
che copre ben poco. Sul materasso giace un uomo
che si  addormentato in braccio al gin. La donna
apre piano la porta per far entrare di soppiatto due
energumeni, uno dei quali le allunga una scarsella
di monete.
Senza una parola, saltano addosso al dormiente.
L'uomo si sveglia, prova a reagire ma  colpito sotto
il mento con un bastone tozzo e sviene. I due
non perdono tempo: lo legano e lo imbavagliano
ben stretto. Il pi grezzo dei rapitori palpa il piccoloseno della donna come gesto di commiato.
Si allontanano da una porta secondaria sul retro,
trasportando il rapito uno per la testa e l'altro per
le gambe.
In strada c' una carrozza ad attenderli.
Nessuno ha visto nulla, e in ogni caso chi in quel
quartiere di povera gente si prenderebbe la briga di
parlare? Ognuno bada a se stesso.
Quando si risveglia, l'uomo rapito scopre d'essere
avvinto con dei legacci a una poltrona di legno
massiccio in una camera d'albergo, ma di tutt'altra
foggia rispetto a quella dove si trovava poco prima.
Sente una specie di morso ai genitali e scopre
d'avere lo stesso fastidio alla nuca. La testa  fissata
allo schienale mediante cinghie di cuoio. Comprende
subito e con terrore che non si tratta di
una poltrona qualunque. Riesce a muovere la testa
quanto basta per scorgere dei fili fuoriuscire dalla
patta dei pantaloni.
Prova a liberarsi agitandosi come un forsennato
ma non c' niente da fare. Pi si muove e pi i lacci
stringono.
 solo nella stanza.
Che volete da me? urla gonfiando le vene del
collo. Chi siete, malnati? Vigliacchi, fatevi vedere.
Pochi istanti dopo, Giovanni Aldini varca la soglia
con sussiego, come fosse nel ridotto di un teatro.
Buongiorno, Steve.
Alla vista dello scienziato, l'uomo  colto dalla
paura. Ora gli  chiaro quello che sta per subire.
Voi non potete... Io non ho fatto nulla.
Dipende solo da voi. Sappiate che l'elettricit fa
parlare i morti, ma ancor pi i vivi.
Come un fantasma, Scott si materializza nella
stanza e aiuta Aldini ad allacciare gli elettrodi alla
pila.
Un giro di manovella e la corrente fornisce al malcapitato
un piccolo saggio della ferocia di Aldini.
Il mastro carpentiere grida pi per lo spavento
che per l'effettivo dolore. Gli  stato inferto il minimo
della potenza, ma lui non lo sa.
Giocherellando con il filo elettrico, lo scienziato
formula una domanda semplice ma diretta come
un dardo.
Avete ucciso voi la moglie e il figlio di Forrest?
 dunque di questo che mi accusate? Voi siete
pazzo come dicono. Io...
Scossa.
Urlo.
Non credo sia la risposta giusta.
Io con la morte di quella bagascia, pace all'anima
sua, e con quel piccolo bastardo non c'entro
nulla.
Scossa.
Urlo.
Aldini osserva le mani dell'uomo legato. Poi si
arma di un coltello ben affilato e si avvicina minaccioso.
Steve comincia a piagnucolare in modo
puerile. Con perizia, l'italiano gli taglia i pantaloni
e gli scopre le gambe.
Dopo aver osservato gli arti inferiori e le mani,
torna a interrogarlo.
Raccontatemi dal principio cosa  accaduto tra
voi e Forrest la sera degli omicidi.
Va bene, va bene! Vi dir quello che so, ma non
fatemi del male con quel vostro aggeggio infernale.
Ve lo prometto, ma solo se sar convinto che ci
che mi direte risponde al vero.
Giocavamo a carte e c'era anche George. Io avevo
una fortuna sfacciata, ma all'occorrenza so bene
come aiutarla, se capite quello che voglio dire.
Continuate...
Vincevo parecchio e al momento di riscuotere,
quel figlio di cagna non aveva i soldi. Cos abbiamo
litigato forte. L'ho persino trascinato nel retro
della taverna per convincerlo con le cattive, fino a
che abbiamo raggiunto un accordo e...
Il carpentiere si ferma accorgendosi di aver detto
troppo.
E...
Tutto qui. Lui se n' andato per la sua strada e
io per la mia.
Che cosa prevedeva l'accordo?
Io non... mi avrebbe pagato al primo salario.
Sarei andato io stesso a riscuoterlo dal suo caposquadra.
Scossa pi forte.
Urlo.
L'uomo legato ansima e cerca di allargare le gambe
per dare sollievo alle fitte.
Non mi avete convinto, peccato.
Scossa.
Urlo.
Basta, per piet. Vi dir tutto, tutto.
Che cosa prevedeva l'accordo tra voi? chiede
di nuovo.
George avrebbe pagato il debito... ed  stata
coinvolta anche un'altra persona.
Chi?
Di pi non vi dir. Deve bastarvi questo.
Solerte, Scott porge ad Aldini una boccetta intonsa
di laudano. Il dottore si accomoda sul cuscino
di piume d'oca del divano per prepararsi a una
lunga notte di scosse, dolore e urla.

 Capitolo 41.

Londra, mezzogiorno del 16 novembre 1803.
La madre di George Forrest viene fatta accomodare
nello studio del giudice Murray. Chiusa nel suo
timore, appare pi minuta del solito.  sola nella
stanza troppo grande per lei.
Non sapendo cosa aspettarsi dal giudice, si tiene
i gomiti stretti al petto scarno.
Entrano insieme, Murray e Giovanni Aldini. La
donna sa che tra i due c' un'intesa; un'intesa che,
ne  certa, ha portato il figlio al patibolo. Vederli
non la tranquillizza.
Il primo a rivolgersi alla donna  Aldini.
Come vi ho promesso, ho indagato sulla morte
di vostro figlio. Il giudice vi esporr ogni dettaglio
su ci che ho avuto la ventura di scoprire.
Non dovete usarmi questo riguardo.  vostro il
merito per la soluzione del caso. Ragguagliate questa
povera donna risponde il giudice affondando
il voluminoso deretano sulla poltrona prediletta,
contento di poter sentire ancora una volta il racconto
dell'italiano di cui apprezza l'eloquio e la
drammatica teatralit.
Come desiderate, eccellenza.
Prende un respiro, ha parecchio da dire, e inizia
con una frase a effetto: Forrest non ha ucciso sua
moglie e suo figlio.
Era innocente! Che sia maledetto chiunque l'abbia
sulla coscienza.
Il giudice sa di essere tra questi, ma non fa caso
all'anatema e, con un cenno della mano, invita Aldini
a proseguire.
Devo informarvi per che ne  stato la cagione.
La donna aggrotta la fronte.
Giudicherete voi stessa. Andiamo per ordine.
Quella notte Steve gioc a carte con vostro figlio
e vinse. Non avendo soldi per onorare il debito,
George gli promise di cedergli sua moglie. Per
una notte poteva farne ci che voleva e soddisfare
con lei anche le pi sordide voglie.
La donna porta le mani alla bocca sdentata.
Ubriaco, Steve and subito a casa di George,
prima che egli rincasasse, per reclamare la
sua vincita. Ignorando il patto, e sono certo che
l'avrebbe fatto comunque, la moglie si ribell
all'assalitore che si sentiva legittimato allo stupro.
Il giudice apre una boccetta di profumo e ne mette
alcune gocce sui polsi e dietro le orecchie.
L'italiano continua: La poveretta si oppose con
forza alla violenza. Ho notato sul cadavere ecchimosi
all'interno delle cosce, segni eloquenti dei
colpi ricevuti per farle divaricare le gambe.
La madre di Forrest fa un passo indietro, inorridita
da ci che apprende, e sventola l'aria davanti
alla faccia come per scacciare le parole di Aldini.
Andate avanti, diamine lo esorta il giudice, desideroso
di arrivare al gran finale.
Sui fianchi del cadavere della moglie di vostro
figlio c'erano i graffi del violentatore, ma ho potuto
osservare un solco pi profondo degli altri. Il
pollice di Steve ha un'unghia pi lunga e ispessita
delle altre, poich  in uso tenerla cos nel suo mestiere.
Serve a incidere il legno l dove deve essere
segato.
Questo non spiega la morte di mia nuora e del
ragazzo eccep la donna.
Vostro nipote  accorso per difendere la mamma,
armato del coltello del padre. Uno strumento
da lavoro, come ho appreso. All'uomo non  stato
certo difficile disarmare un bambino e poi colpirlo
con la stessa lama. Anche se dalle ferite che ho potuto
notare i colpi inferti erano incerti perch Steve
era ubriaco fradicio.
L'italiano attende qualche istante perch la donna
assimili le informazioni che va sciorinando.
Non solo. I colpi sono stati portati al fianco destro
del ragazzo, segno che era l'opera di un mancino,
quale Steve . Mentre George non lo era.
Continuate sussurra l'anziana con l'anima ormai
straziata.
Gridando come un'ossessa, e infatti i vicini hanno
ben sentito gli strepiti, la madre si  scagliata
contro l'assassino. Per fermarla, Steve l'ha pugnalata
pi volte al ventre. Poi ha lasciato cadere il coltello
ed  scappato via.
Era solo?
No, con lui c'era l'amico Ken Loch, ma non
ha partecipato all'assassinio. Era fuori dalla porta,
pronto a entrare e unirsi ai due se Steve ne
avesse avuto il capriccio, o quantomeno a godersi
la scena, ma non ce n' stato il tempo. Le cose
si sono messe subito male, come vi ho appena
detto.
Aldini fa una pausa e beve del porto versandosene
da una bottiglia gi aperta. Si pulisce le labbra
sulla manica della giubba. Poi ne versa in un altro
bicchiere che porge alla donna. Lei lo vuota in un
solo sorso, e subito protende il braccio per chiederne
ancora.
Mentre si scola il secondo bicchiere, Aldini continua.
Nessuno ha visto Steve e il suo amico scappare,
ma qualcuno ha avvisato il poliziotto di quartiere
di avere sentito urla strazianti. Nel frattempo
George  rientrato a casa, forse per confessare
alla moglie la promessa scellerata fatta a Steve, per
convincerla, o magari obbligarla a sottostare alla
scommessa. E si  trovato davanti ai corpi esanimi
di moglie e figlio. Cercando di soccorrerli si 
lordato del loro sangue. Poi ha visto il coltello e lo
ha raccolto da terra. In quel momento  arrivato il
poliziotto trovandolo con l'arma in pugno. Facile
additarlo come colpevole.
 tutto? domanda risoluta la donna, frastornata
dal racconto.
 tutto.
Rimasto in silenzio per l'intera esposizione, il
giudice si produce in un ghigno: L'assassino ha
confessato, spontaneamente. O quasi.
Aldini non ci fa caso, e conclude: Vi ho promesso
la verit su vostro figlio. Eccola. Ben presto
avrete la vostra vendetta. A giorni Steve sar impiccato.
Non  cos, giudice?.
Come vuole la legge di Sua Maest.
Lo scienziato posa tre dita sulla tempia e la
massaggia a lungo prima di esprimere la propria
opinione.
Io credo che vostro figlio, con il suo comportamento
esecrabile, abbia avuto la sua parte di responsabilit
nell'assassinio delle due anime.
La donna si sistema lo scialle consunto sulla
testa.
Non  stato mio figlio a uccidere, ma Dio lo
maledica anche da morto. Vendere la moglie come
fosse una vacca da monta. Mi pento d'averlo messo
al mondo.
Dopodich sputa per terra perch la maledizione
abbia effetto.
Non c' altro da dire, e la donna se ne va senza
congedarsi.
Anche l'italiano fa per accomiatarsi dal giudice
ma Murray gli pone un'ultima, insidiosa domanda.
Del gesuita, Balthus, non avete nulla da dire?
Nessuna idea di chi l'abbia assassinato?
Nessuna, eccellenza.

 Capitolo 42.

Londra, 21 novembre 1803.
Prima di allontanarsi definitivamente da Londra,
e tornare nella sua Bologna, Giovanni Aldini vuole
inscenare un ultimo esperimento pubblico su un
corpo integro. Per la seconda volta ha a disposizione
il cadavere di un condannato a morte tramite
impiccagione.
Il pubblico  ancora pi numeroso e indisciplinato
e ognuno tenta con ogni mezzo di guadagnare
un buon posto per assistere al portento.
Le coppie sono le pi intraprendenti: gli uomini
mandano avanti le donne, con cui  pi difficile
essere sgarbati, e poi le seguono. Le famiglie con
bambini chiedono la cortesia della prima fila perch
i piccoli possano vedere, ma pochi concedono loro
lo spazio. Tra i dispotici si distinguono i nobili, i cardinali,
i menomati e gli amministratori della citt.
Istrionico, lo scienziato toglie con un unico movimento
il lenzuolo che ricopre la salma, come
fosse la pietanza pi importante di un banchetto, e
mostra il corpo nudo di Steve da cui dipartono dei
fili collegati a una pila di forte voltaggio.
Durante la confessione del duplice omicidio, Steve
aveva implorato e ottenuto l'assicurazione da
parte di Aldini che il suo cadavere non sarebbe stato
torturato con l'elettricit.
Ma non  forse vero che i cadaveri non si accorgono
pi di nulla?
Aldini spalanca le braccia: Ad vitam redi!.
Scossa.

 Capitolo 43.

Londra, 28 novembre 1803.
Nella stanza d'albergo, Aldini sta preparando i bagagli
per l'imminente partenza.
 un atto di prudenza: troppi osteggiano e criticano
pubblicamente gli esperimenti fomentando
l'odio nei suoi confronti.
Bussano piano.
Il dottore si affretta ad aprire la porta e si scansa
educatamente per fare entrare Elizabeth.
La ragazza  vestita con un abito modesto ma di
buona fattura che le cade morbido fino ai piedi, alla
francese direbbe chi se ne intende, perch non sostenuto
da un busto o da una campana in stecche di
balena. Il viso non  truccato, i capelli sono raccolti
in una semplice treccia e una fascia di seta bianca
le cinge la fronte. Niente a che vedere con l'aspetto
volutamente appariscente della prima volta in cui
si sono incontrati. Aldini non pu fare a meno di
rimanere incantato. Si affretta a parlare perch lei
non gli legga negli occhi i pensieri lascivi.
Voi qui? Sono contento di rivedervi. Spero non
abbiate un altro proiettile in serbo per me. Questa
volta mi cogliereste impreparato.
Sono qui per ringraziarvi. Avete mantenuto la
promessa scoprendo il vero assassino. Mia madre
mi ha riferito tutto. Di certo mio fratello non ne 
uscito innocente. Ha avuto la stessa scellerata responsabilit
della mano che gli ha ucciso moglie e
figlio.
Vostra madre la pensa esattamente come voi.
Anche mio marito...
Aldini non nasconde lo stupore.
Non credevo aveste un marito.
Solo perch quella notte mi sono concessa a voi?
 stato un sacrificio necessario per portare a termine
la mia vendetta. Non lo giudico un tradimento.
Spero che non sia stato un martirio troppo gravoso.
Siete un impertinente e confermate una volta di
pi ci che si dice di voi italiani.
Da queste parti si dicono molte cose degli italiani.
Elizabeth si avvicina ad Aldini, si alza sulle punte
e gli sfiora le labbra con un bacio. Con sua grande
sorpresa, la lingua di lei deve forzargli le labbra. 
un secondo, poi la donna si ritira.
State bene, signore. Mi ricorder di voi.
Aldini tace ed Elizabeth sparisce lasciando che
nella camera non resti che un evanescente sentore
del suo profumo.

 Capitolo 44.

La luce nella stanza si ravviva per l'approssimarsi
del tramonto.
La nave che riporter Aldini in patria  pronta a
salpare.
Controlla che gli strumenti siano imballati e
protetti. Dovrebbe andarsene subito per non rischiare
di fare tardi, ma aspetta Scott: il ragazzo
ha promesso di passare a salutarlo.  stato un collaboratore
prezioso, rincresce doversi separare
da lui.
Mentre  chino a stringere la cinghia di una valigia,
Aldini sente nuovamente bussare.
Avanti, Scott. E aperto.
Un cigolio e poi il rumore del battente che si richiude.
Con troppa forza, pensa Aldini sollevandosi.
Quando si gira vede Scott puntargli una pistola
dritto in faccia. A spaventarlo non  l'arma, ma il
fatto che il giovane servo sia vestito con l'abito talare
dei gesuiti.
Tu, un gesuita?
S, sono un gesuita.
Non dice null'altro, il giovane. Tace, assaporando
a fondo lo sbalordimento dell'italiano.
Balthus era il mio mentore, il mio maestro. Mi ha
raccolto all'et di quattro anni tra gli sciagurati sotto il
Richmond Bridge e allevato nella gloria del Signore.
Che cosa vuoi fare, Scott, uccidermi?
Sono qui per compiere un atto grato al Signore.
Liberare il mondo dall'uomo talmente arrogante
da volersi sostituire a Lui. Voi siete un pericolo per
l'umanit.
Dunque al mio arrivo a Londra mi aspettavi per
spiarmi.
E voi vi siete comportato esattamente come
speravo. Mi avete preso a servizio, vi ho impietosito
con la mia fragilit. Stando con voi ho potuto
conoscere ogni vostra mossa senza alcuna difficolt,
per poi riferire ogni cosa al mio maestro.
L'italiano fa un passo in avanti ma Scott sposta la
pistola per intimargli di non muoversi.
Eppure dice Aldini alzando un sopracciglio
mi hai aiutato, mi hai protetto. Sei stato tu a portarmi
dal giudice, a corromperlo.
Certo, faceva parte del piano escogitato da Balthus.
Volevamo che portaste a compimento l'esperimento
per conoscere i vostri scopi e capire fino a
dove vi sareste spinto.
Per quale motivo?
Perch tutti vedessero cosa infliggevate ai morti.
Se fossimo andati in giro a raccontarlo, ben pochi
ci avrebbero creduto.
Ti sei persino dato da fare per scagionarmi dal
delitto del tuo maestro.
Pur con il cuore straziato, ho perseguito il volere
di Balthus fino in fondo. Tutti dovevano venire
a conoscenza della malvagit e dell'orrore di cui
siete capace.
Pensi che sia stato io a ucciderlo? Ti vuoi vendicare?
Voi odiavate quel sant'uomo, che Iddio l'abbia
al suo fianco in eterno. Ma poco importa cosa io
creda a questo punto. Morire per un motivo o per
due che differenza fa per voi?
A ripensarci avrei dovuto sospettare di te...
La zingara ti aveva riconosciuto e si era stupita di
non vedervi con l'abito talare. Anche il secondino,
quando siamo andati da Forrest, trattava meglio te
di me. Sapeva che eri un gesuita, forse perch ti
recavi nelle celle a confessare i condannati negli attimi
che precedono l'esecuzione.
Avete una buona memoria e attenzione per i
dettagli. Notevole, lo ammetto, ma questo non vi
servir ora.
E quella sera in cui sono stato aggredito in camera
mia dai gesuiti, sei sparito per dare campo libero
ai tuoi complici, altro che pitale.
Scott lo guarda con commiserazione.
Ora comprendo che persino durante l'alterco
con Balthus tu sei intervenuto, non come credevo
per difendere me, ma il tuo maestro.
 cos, ma l'unica cosa che conta  che la mia
pistola vi ha gi giudicato colpevole. Questa storia
scellerata morir con voi.
Aldini protende le mani non per proteggersi dal
colpo di pistola, ma per chiedere tempo.
Come  venuto a conoscenza Balthus dei miei
esperimenti che tanto aborrite?
Sul volto di Scott, l'espressione contrita lascia
spazio a un sorriso.
Siamo gesuiti. Abbiamo spie ovunque. Informazioni,
ricordate? Ci  stata riferita ogni cosa a
cominciare da ci che combinavate nella vostra citt,
a Bologna. Durante l'intero viaggio che dalla
Francia vi ha condotto qui non vi abbiamo perso
d'occhio un solo attimo. Persino sulla nave che vi
ha condotto a Londra era presente un confratello
della Compagnia di Ges, per spiarvi.
L'italiano inclina la testa per ricordare.
Un uomo cos magro che ogni abito gli andava
largo, una cicatrice gli attraversava un occhio e fiutava
tabacco in modo impacciato.
Una buona descrizione di padre Tobias.
Anche Parigi, dunque.
S, Parigi.

 Capitolo 45.

Parigi, 18 ottobre 1803.
I membri della Socit Galvanique che avevano
organizzato l'incontro con Aldini erano presenti al
gran completo, ma non erano soli.
Oltre agli accademici, la sala dell'cole era gremita
di anatomisti, chirurghi, semplici appassionati
di scienze, aristocratici, cultori dell'occulto e
sfaccendati. A nessuno era preclusa la possibilit di
assistere a un evento tanto straordinario.
La sala era illuminata a giorno.
Com'era uso, molti si erano portati delle lampade
a olio, anche se in una simile occasione era una
precauzione superflua.
Una decina di severe statue di marmo, allineate
su un lato del salone, sembrava aspettare con uguale
curiosit l'intervento dello scienziato. I fumi delle
candele non avevano abbastanza fiato d'arrivare
agli affreschi dell'altissimo soffitto.
In disparte, appoggiato a un mobile, c'era l'ispettore
capo della polizia francese. Era impegnato a
bagnare le labbra nel cognac che camerieri impeccabili
continuavano a offrire ai convenuti.
In elegante ritardo, ecco apparire Aldini.
Un applauso prolungato scosse la sala: un'ovazione
di sollievo dovuta alla crescente impazienza,
pi che alla stima.
L'italiano si posizion dietro a un tavolo quadrato
con sopra un oggetto voluminoso coperto da un
lenzuolo fine.
Dopo essersi prodotto in una dotta dissertazione
relativa agli studi da lui condotti, pass alla
preparazione dell'esperimento che si accingeva a
eseguire.
Aveva le mani lunghe, nodose e incredibilmente
pallide, quasi diafane, come se il sangue si rifiutasse
di essere suo complice e d'irrorare di linfa
vitale le estremit che torturavano i morti.
Tolse il drappo con un movimento degno di un
mago e mostr la testa mozzata con i morsetti elettrici
attaccati ai lobi e collegati ai poli di una pila a
colonna.
Ad vitam redi!
Nel silenzio carico d'attesa, lo scienziato liber
la corrente.
La testa ebbe un fremito. E cos i presenti.
Aldini aspett che i mormorii di stupore si sedassero,
poi aument l'afflusso di corrente.
Gli occhi del morto rotearono e la mascella si apr
con uno scatto improvviso procurando agli astanti
la sensazione che la testa mozza fosse tornata in vita.
Le scosse proseguirono per parecchio, mandando
in estasi il pubblico.
Dopo averlo annunciato, Aldini tolse i morsetti
dalla testa, e quella torn inerte ed ebbe infine la
pace che spetta ai morti.
Un grande applauso scatur spontaneo e i Brav
risuonarono sotto le volte del salone. Tutti fecero
a gara per stringere la mano al dottore, per
dargli una pacca sulla spalla o anche solo per sfiorarlo.
Alcune donne lo squadrarono con occhi pieni
di promesse.
Senza essere notato, un uomo emaciato con una
cicatrice sul volto, scoprendo un crocefisso d'argento
appeso al collo e tenendolo stretto nel pugno,
si allontan in fretta. Un individuo scellerato,
sacrilego e pericoloso era in procinto di salpare per
Londra. Era bene che i confratelli lo sapessero.
A Parigi c'erano gi troppi demoni.

 Capitolo 46.

Scott continua a tenere sotto tiro Aldini e si avvicina
alla finestra per spalancarla. Dopo il colpo di pistola
vuole assicurarsi una via di fuga,  il pensiero
dello scienziato.
 tempo che voi andiate a rendere conto delle
vostre nefandezze.
Il giovane gesuita sta per premere il grilletto.
Da come impugna la pistola, intuisce che il gesuita
non  avvezzo all'uso di armi da fuoco e si
concede un ultimo disperato tentativo.
Non credo possiate uccidermi senza prima aver
sollevato il cane della pistola.
Per una frazione di secondo, il prete guarda l'arma
e il dottore ne approfitta per scagliarsi con tutto
il peso contro di lui. Scott intuisce la mossa, ma
non riesce a scansarsi.
I due cadono a terra trascinando con loro un
tavolino e delle bottiglie. L'italiano gli afferra il
polso per impedirgli di fare fuoco. Scott gli assesta
una testata tra collo e mascella. Sebbene la
sua vista per un attimo si annebbi, riesce a non
perdere i sensi. Sempre lottando, i due si rialzano.
Il gesuita cerca di liberarsi della stretta al
braccio, ma Aldini lo spinge pi volte contro il
muro. Nella colluttazione, i bagagli sono calpestati
e i dischi della pila cadono spargendosi per la
stanza.
Lottando allacciati, finiscono nuovamente a terra,
contendendosi l'arma. Ruzzolando sul pavimento,
dalla pistola parte un colpo.
I due corpi s'immobilizzano.
Segue un lungo silenzio.
Aldini si alza e si mette in ginocchio respirando
forte come un mantice.
Scott resta raggomitolato a terra, ha le mani sul
ventre. Rantola, e prega Iddio che lo accolga sottraendolo
al dolore sconfinato.
Lo scienziato si toglie la giacca e gliela pone sotto
il capo per dargli sollievo.
Ambedue sanno che non c' nulla da fare.
Qual  il tuo vero nome? gli chiede Aldini.
Mi chiamo davvero Scott, ma oggi muore padre
Andreas.
Una fitta improvvisa gli fa stringere i denti, ma il
giovane gesuita ha ancora qualcosa da dire.
Vi prego, non usate il mio corpo per i vostri
esperimenti. In vita ho sofferto fin troppo. Promettete?
Sapete bene che non mantengo promesse di
questo tipo.
Vi maledirei per l'eternit, ma voi lo siete gi.
Per te, che mi sei stato cos utile, far un'eccezione
e...
Ma non finisce la frase, gli occhi del gesuita sono
vitrei.

 Capitolo 47.

Milano, alba del 15 gennaio 1834.
Nell'appartamento di via Santa Maria Valle in Milano,
le finestre sono oscurate. Un candelabro,
con quattro candele ormai al lumicino, rischiara a
malapena la stanza che puzza d'incenso e di respiro
di vecchio.
Sul letto di ferro battuto giace un corpo consunto
con la testa reclinata da un lato. Da sotto le
coperte, Aldini guarda le mensole che occupano
l'intera parete. L sono custodite le onorificenze
di una vita: coppe, attestati accademici, tributi di
stima di notabili, oggetti preziosi donati da grandi
personalit come Napoleone, lo zar di tutte le
Russie, i sovrani d'Inghilterra, Prussia, Napoli,
Sardegna, Svezia, Danimarca, Toscana; persino
il plauso cartaceo dei pontefici romani, cos restii
alle innovazioni scientifiche, la medaglia d'oro
per gli esperimenti londinesi e la targa della Societ
delle Arti, a riconoscimento dei suoi meriti
di uomo di scienze.
Tutto questo non ha pi importanza. La vanit
invecchia e si spegne ancor prima di noi, pensa il
dottore morente.
Un accesso di tosse interrompe la corsa dei ricordi.
In un angolo, seduto in penombra, c' Giacomo,
l'ultimo studente che ha istruito, il migliore, il pi
affezionato.
Il giovane aspetta, consapevole del gravoso incarico
che ben presto dovr affrontare.
Aldini sente la porta aprirsi e solleva appena il
capo. Ecco colui che attendeva con ansia: il notaio
Balzoni.
A fargli strada, una serva che si pone in attesa
come precedentemente ordinato dal padrone.
Il notabile si porta a fianco del letto, accomodandosi
su una seggiola in paglia di Vienna. Come
fosse una confessione, il vecchio comincia a fare
un elenco delle sue propriet, comunicando a chi
spetteranno dopo la dipartita che sente prossima.
Sa che non sopravvivr al giorno.
Il notaio annota minuziosamente ogni volont,
aspettando di sapere a chi andr la parte pi cospicua
dell'eredit. E con stupore apprende che Aldini
intende fondare e finanziare una scuola di scienze
naturali nella natia Bologna.
Alla fine, Balzoni intinge la penna nel calamaio
e la sistema tra le dita del settantunenne. Sollevato
per le spalle dall'assistente, il vecchio verga il proprio
nome sul documento.
Per avallare le carte si aggiungono le firme
dell'assistente e della serva in qualit di testimoni.
Esausto, con un movimento quasi impercettibile
della mano ossuta, Aldini congeda il notaio e la
donna, ma non l'assistente: Giacomo si appresta a
trafficare con le apparecchiature che il dottore era
solito usare, traendole da un armadio che occupa
un'intera parete della stanza.
Passano alcune ore scandite dal rintocco delle
campane della chiesa di San Giorgio.
Il respiro di Aldini si fa sempre pi affannoso.
La sua bocca si spalanca in cerca dell'aria che gli
sfugge.
Un rantolo, uno scatto del collo, uno scalciare dei
piedi e poi nulla.
Giacomo accorre ad auscultargli il cuore.
Nessun battito.
Preme due dita sulla giugulare.
Nessuna pulsazione.
Giovanni Aldini  morto.
Giacomo chiude la porta a chiave e d inizio ai
procedimenti che ben conosce, sperimentati pi
volte su indicazione del maestro. Libera dal panno
che la copre una potente pila. Sistema i morsetti
dell'elettricit sui lobi del cadavere e sui polsi.
Ad vitam redi!
E libera la corrente.
Il petto si gonfia, producendo un suono atroce
simile a un risucchio. Le gambe sbattono tra loro e
le braccia si muovono disarticolate, come se il corpo
tentasse di volare. Il volto si contorce in mille
espressioni.
Continua a rilasciare scosse sempre pi forti per
pi di cinque interminabili minuti.
Come gli aveva insegnato il suo mentore, stacca
la pila e aspetta alcuni istanti per poi ricominciare.
Procede cos diverse volte.
Alla fine, affranto, ripone gli strumenti.
Il cadavere giace inerte sul letto di morte in una
posa macabra.
L'assistente chiude pietoso gli occhi di Giovanni
Aldini e ne ricompone le membra perch torni a essere salma.
...
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FINE.
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Note storiche.
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Giovanni Aldini  realmente esistito, cos come storicamente documentato fu il suo viaggio a Londra
per ottenere un cadavere integro da elettrificare. Il condannato a morte si chiamava George Forrest.
Gli studi dello scienziato sono alla base dei moderni defibrillatori, che rimettono in funzione il
cuore mediante scarica elettrica.
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Ringraziamenti.
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Hanno fornito la corrente necessaria a questo libro alcune persone che ringrazio: Stefano Izzo,
Daniel Cladera, Riccardo Barbagallo, Vicki Satlow, Pietro e Marco Pisciotta, Valeria Bodanza,
Alberto Salaroli, Cristina Prasso, Luca Crovi, Gian Paolo Serino.
Un pensiero alle mie pile: Pistarello, Mav, India, Lorenzo, Alessandro, Silvia, Alessandra, Vittoria, Francesca e Antonio.
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FINE.